Cazzeggiando per il Torino Film Festival40 #1

Ciao a tutti! Un anno fa vi avevo raccontato di come la mia compagna e io, ogni anno, ci prendessimo una settimana di pausa dal lavoro non per andare al mare, all’estero, in montagna o in una SPA, ma per frequentare il Torino Film Festival (in gergo, il TFF): bene, quest’anno l’abitudine si rinnova, e in più il Festival compie 40 anni. In questa puntata vi racconto un po’ come si struttura, cosa ci sta piacendo e cosa meno: la prossima settimana entrerò nel dettaglio dei film visti.

Dunque, la minestra, a livello macro, può apparire sempre la solita: circa 170 pellicole, suddivise fra concorso e sezioni collaterali; nove sale coinvolte; ogni film proposto almeno due, se non tre, volte, su una griglia oraria che spazia fra le 9 del mattino e le 22; biglietti acquistabili singolarmente, o in abbonamento; ospite speciale rigorosamente di primo piano (quest’anno, Malcom McDowell, il protagonista – fra le tante pellicole girate – di “Arancia Meccanica”); e una caterva di buone intenzioni.

Le buone intenzioni stanno, a detta del nuovo direttore, il competente e antipatico Steve Della Casa, nel ritorno alla pienezza delle proiezioni in presenza (ricordiamo: nel 2020 il Festival fu solamente fruibile in streaming, e ne 2021 in una formula mista), in un catalogo di prima scelta, e nella creazione di “Casa Festival“, un “luogo d’incontro fra professionisti e appassionati”. Il primo fattore non mi sorprende, a dirla tutta mi pare semplicemente dovuto. Sul catalogo proposto – anche se ne vedrò una minima parte, non oltre una dozzina – dedicherò il prossimo post. E sul terzo punto dichiaro la mia ignoranza, non avendo mai avuto tempo di farci nemmeno un giro, stretto come sono fra saltellare fra una sala e l’altra, e le faccende familiari da gestire, che non si fermano mica!

Ma, da bastian contrario come spesso sono, e da quasi-anziano che si ritrova sempre più a blaterare dei vecchi tempi, una cosa la dico: che la gestione della programmazione è stata da dilettanti, soprattutto nei confronti di quegli spettatori che da sempre sono la forza della manifestazione: gli abbonati. L’abbonato è una bestia nata libera, e che libera vuole rimanere: ama fare la sua coda, chiacchierare con gli altri appassionati, e, presa da subitanea ispirazione, mollare tutto all’ultimo secondo e correre verso un’altra sala, e un’altra coda. Il bignamino del programma è sempre nelle sue mani, pieno di correzioni, frecce, punti interrogativi, orari e valutazioni: e alla fine della manifestazione sembra uno spartito di Frank Zappa.

Quest’anno, oltre ad avere approntato un programma cartaceo fatto davvero male, gli organizzatori hanno deciso che l’abbonato dovesse comunque prenotare online i film da vedere: e, per complicare il tutto, prenotare esclusivamente quelli del giorno dopo. Cioè, mi compro l’abbonamento, e alle 9 di ogni mattino devo essere online per vedere, fra quelli del giorno dopo, quali sono ancora liberi… Roba da chiodi, come si dice! Va da sé che, dopo valanghe di proteste, hanno fatto una mezza retromarcia: prenotazione sì, ma per tutta la settimana… Ovviamente mica hanno avvisato la mailing list: no, “tanto nei social c’era scritto”. E così io, che me ne sono accorto solo la domenica mattina, quando ho provato a prenotare ho trovato poca roba disponibile: il meglio era stato preso da quelli meglio informati di me.

Diciamo che fra i film che volevo vedere ne sono riuscito a prenotare si e no un terzo… Volendo essere a tutti i costi aperto al cambiamento e al caso, ho provato a convincermi che magari il caos ha giocato a mio vantaggio: che le opere che non ho potuto prenotare sarebbero state le classiche “sole” (alla romana), e che quelle che obtorto collo ho dovuto scegliere magari sono dei capolavori. Insomma, me la sono un po’ raccontata… Ma chi lo sa! Nel prossimo post, quando vi dettaglierò i film visti, potrò smentire o meno questa idea: nel frattempo vi lascio, che ne ho uno che inizia a minuti!

2 pensieri riguardo “Cazzeggiando per il Torino Film Festival40 #1

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