Le nostre vacanze: un bel giro di Walser

Che poi cosa mai avranno in comune Lucio Dalla, i dialetti tedeschi, il metronomo, un’alluvione, un cappello piumato, i Pink Floyd, la lucanica e una tempesta di vento? Semplice, le nostre vacanze!

La prima tappa fu Alagna Val Sesia, sotto il Monte Rosa: con una montagna “selvatica”, che parte subito ripida, e sale in fretta, senza concedere nulla a comode passeggiate in falsopiano. Ma, in cambio, poca gente, tanto verde, un po’ di arte (cappellette devozionali ben affrescate praticamente ovunque), gente alla mano e un turismo di sostanza. E senza dimenticare il Sacro Monte di Varallo, visitato fra tuoni e fulmini (ma illuminare un po’ le cappelle, non se ne parla proprio?). Cosa interessante, l’alta Valle è il regno dei Walser: i discendenti di un gruppo di contadini di origine tedesca che, fra il 1200 e il 1300, calarono in Val Sesia per colonizzare le terre alte. I Walser si distinguono, ormai, solamente per i cognomi e il dialetto, di evidenti profumi tedeschi, e per le loro case, fra fienili e baite altoatesine. Negli ultimi anni qualcuno ha portato queste forme anche al cimitero dove – al posto della lapide – sbucano riproduzioni in miniatura (e rigorosamente in legno) della casa del proprietario, ormai de-cuius.Ma di passeggiate facili, dicevo, manco l’ombra. E per un pigro come me, di scarso fiato e resistenza, ma di grande capacità di mugugno, c’è un trucco: accompagnare il ritmo degli ansimi con una canzone, ripetuta a mente in un ipnotico loop senza fine. In fondo, a saperla prendere, ogni fatica fisica di media-lunga durata può diventare preghiera, o meditazione. C’è chi prega col Gregoriano, o con Amedeo Minghi: io mi trovo bene con “Echoes” dei Pink Floyd, che coi suoi 70 battiti di metronomo scandisce a meraviglia i miei lenti passi, e mette a tacere il borbottio interiore.

E, arrivati nella seconda tappa, in provincia di Trento, scopriamo una cosa curiosissima: proprio come in Val Sesia, siamo di nuovo atterrati in un’isola linguistica e culturale! La minuscola Val Fèrsina (con l’accento sulla “e”) è disposta sui due lati dell’omonimo torrente, e conta si e no 4 paesini: ma di questi ben 3 (Palù, Fierozzo e Frassilongo) appartengono alla comunità Mochena (con l’accento sulla “o”)… Una popolazione con una storia analoga a quella dei Walser, e che ora perpetua la memoria delle sue origini mitteleuropee con l’adozione di un dialetto germanofono, a noi incomprensibile, e con tradizioni folcloristiche particolari, come la stella iridescente – da portare di maso in maso, fra San Silvestro ed Epifania – e il decoratissimo cappello kronz dei coscritti. Nulla a che fare, beninteso, con i Sudtirolesi.

La permanenza nella Bersntol è stata graziata da un meteo splendido, da belle passeggiate, da polenta e lucanica a gogò, e da gente semplice ma per nulla sprovveduta: per caso, scopro che il padrone di casa e il barista del paese vennero nella mia Asti a prestare soccorso, durante la disastrosa alluvione del ’94. E, di passeggiata in escursione, ci rendiamo conto dei disastri causati nel 2018 dalla tempesta Vaia: intere pareti boscose spazzate via dalla furia del vento, con migliaia di alberi sradicati.

Gli effetti della tempesta Vaia

I giorni nella valle sono stati scortati, in musica, dalla quasi ossessiva compagnia di Lucio Dalla, in formato chiavetta Usb. Non sentivo per intero “Com’è profondo il mare” da anni: e, come spesso capita, alcune melodie mi si sono conficcate in testa (i famosi “tarli musicali“), accompagnando la giornata dal mattino alla sera… e anche alla notte! Il mantra della visionaria title track, il fumettistico “trittico della marginalità sociale” (“Treno a vela”, “Il cucciolo Alfredo” e “Corso Buenos Aires”), la scanzonata “Disperato erotico stomp”… Ce n’è per tutti i gusti. Guarda caso, una sera, mentre stiamo cenando, il mio orecchio sensibile riconosce, fra i bisbigli della filodiffusione, le note di “Cara”: la stessa canzone che, pochi minuti più tardi, una fumatissima Ornella Vanoni dirà di adorare, durante un divertente special tv…

Ed ecco, allora, che tutto quadra: e senza necessariamente scomodare concetti alla moda come serendipità e sincronicità! Perché si può partire per le vacanze senza un vero progetto che non sia la ricerca di un posto con poca gente dove camminare e svagarsi, e ritrovarsi all’incrocio di una serie di piccole e grandi coincidenze e sorprese: italiani dal dialetto tedesco che spalarono fango nella mia città; alberi abbattuti dalla cieca furia della natura, nel cui destino è facile ritrovarsi; l’assolutamente casuale scoperta di “isole linguistiche” germanofone, lontane centinaia di chilometri, ma unite dalla stessa storia di povertà e orgoglio; e la struggente ironia delle parabole di Lucio, che mi ha fatto tornare alle giornate alla radio dei miei 16 anni… Anni che non torneranno più, si sa: ma che, come le tappe che non ti immagini di un piccolo viaggio, puoi trovarti dinnanzi all’improvviso, evocate da una nota, una frase, una melodia. Sempre belle, sempre uguali: e sempre diverse.

7 pensieri riguardo “Le nostre vacanze: un bel giro di Walser

    1. In teoria sì, ma francamente ignoro i criteri con cui Wp seleziona i post.
      Né so se siano personalizzati in base alle letture precedenti o meno. (Comunque, io non ci trovo solo post di persone che conosco o di argomenti e pensieri a me affini: tutt’altro).
      Sicuramente è un vantaggio in termini di affluenza, ma quanto incida è relativo. quante persone sfogliano quella pagina? Boh. E quante la esplorano davvero? Non saprei.

      Piace a 1 persona

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