“The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #3

Spero che abbiamo superato l’audizione

Una famiglia allargata: questa l’impressione che mi ha accolto alle prime immagini della terza (e ultima) puntata del docu-musicale girato da Peter Jackson per Disney+,   “The Beatles – Get Back“. Perché, a partire da domenica 26 Gennaio 1969, negli studi della Apple non entrano solo i Beatles e relativa gang, ma anche le famiglie. Oltre all’onnipresente Yoko ci sono Linda Eastman (la di lì a poco Lady McCartney), la figlia Heather, Pattie Harrison, Maureen StarkeyPaul prende sulle spalle Heather, Yoko e Linda canticchiano assieme, Heather si rotola per terra, gioca con John (“cuciniamo una torta ripiena di gatti“), urla: e tutto mentre le prove avanzano di gran carriera. Anche perché al concerto mancano 4 giorni!

Fra le canzoni qui testate e perfezionate troviamo brani famosi, come “Let it Be” (e John, che la odia cordialmente, non smette di sputare velenose frecciatine), la “Octopus’s Garden” di Ringo (che candidamente, dopo aver suonato i primi versi, ammette “non ho altro” 🙂 ), “The Long and Winding Road“, il capolavoro di Harrison Something“, “I Want You“, “Two of Us“, e la solita dose di cover rock’n’roll, divertite ed energiche.

Il concerto sul tetto (“Rooftop Concert“) è spostato di un giorno, causa maltempo: si terrà il 30. Ma mica ne sono ancora sicuri! Anzi, le ipotesi continuano: provati per bene ci sono solo 6 brani, per un album ce ne vorrebbero altri 7… “Perché, facciamo anche il disco? Con quali pezzi? Quando?“. Il problema è che Ringo a brevissimo deve iniziare le riprese del film “The Magic Christian”, a fianco di Peter Sellers, e il carrozzone dovrà comunque fermarsi. Continua a leggere ““The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #3″

Domani avvenne: da lunedì 27 aprile 2020 a domenica 3 maggio

27 Aprile 1981: al London’s Marylebone Registry Office l’ex batterista dei Beatles, Ringo Starr, sposa Barbara Bach, attrice e modella (è stata anche una “Bond girl”). Alla cerimonia assistono Paul McCartney e George Harrison, con le rispettive mogli. 

28 Aprile 1949: a Genova nasce Pier Niccolò “Bambi” Fossati. Cantante e chitarrista elettrico, leader del gruppo prog ligure Garybaldi, evidenzia uno stile di chiara e genuina ispirazione hendrixiana. Deve il soprannome Bambi alla nonna, per via della sua predilezione per i giochi solitari nel bosco.

29 Aprile 1961: a San Bernardino (California) ci lascia Gilbert Vandie “Cisco” Houston. Vittima della Grande Depressione del ’29, nel 1938 incontra il grande Woody Guthrie: Cisco – in possesso di un’ottima voce tenorile e di una buona tecnica chitarristica – inizia ad accompagnare l’amico nel suo show radiofonico, e diventa uno dei simboli del Folk Urbano del Dopoguerra. Dopo il black out del maccartismo Cisco torna sulla scena solo nel ’60 quando – ospite casuale di un programma tv – conquista il pubblico con le sue storie di vita vissuta. Purtroppo l’apogeo della sua vita artistica arriva troppo tardi: un cancro si porta via Cisco una manciata di mesi dopo, a soli 43 anni.

30 Aprile 2015: a Teanek (New Jersey) muore Benjamin Earl Nelson, in arte Ben E King. Cantante soul, dopo l’esperienza nel reboot dei Drifters, si mette in proprio: al soldo della Atco Records, dopo il timido esordio di “Spanish Harlem”, tira inaspettatamente fuori dal cassetto un inedito scritto per i Drifters, e fa il colpo: “Stand by me” è un hit istantaneo, che si giova di un giro di basso insinuante e intrigante, e di una progressione armonica di grande naturalezza. Il classico pezzo che vale una carriera.

1° Maggio 1980: il governo del Sud Africa mette al bando il brano “Another Brick In The Wall“dei Pink Floyd, usato dai giovani studenti di colore del ghetto di Else’s River come inno di protesta (“We don’t need no education, We don’t need no thought control“) contro l’apartheid.

2 Maggio 1939: a Londra nasce il paroliere e autore di jingle pubblicitari Tony Asher. Passa alla storia per la stesura dei testi del disco-capolavoro dei Beach Boys, “Pet Sounds“.

3 Maggio 1933: a Barnwell (South Carolina) nasce James Brown. Cantante e performer di straordinaria grinta, il “Padrino del Soul” è un vero e proprio monumento della canzone mondiale: Brown è il secondo artista della storia, dopo Presley, a piazzare il maggior numero di singoli (ben 99) nella Hot100 di Billboard. La sua voce, straziata e drammatica, i suoi impressionanti concerti e il suo stacanovismo artistico (spettacoli che durano ore e tournée massacranti) fanno di Brown un mito vivente. Con“Please, please, please” e “Sex Machine”, “Papa’s Got a Brand New Bag” e “I Got You (I Feel Good)” , “It’s a Man’s Man’s Man’s World” e “Say It Loud – I’m Black and I’m Proud”, James ha portato nel Soul il sudore, il ballo, l’orgoglio di razza, i gemiti sgolati e il ritmo funky.