I miei dischi dell’anno #28 – Il 1995

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1995, anno degli Accordi di Schengen, dell’attentato neo-nazista a Oklahoma City, della nascita di Ebay, dell’oscar a “Forrest Gump”, della firma dell’Accordo di Dayton, dell’omicidio del premier israeliano Yitzhak Rabin (troppo pacifista…), del delirante attentato alla Metropolitana di Tokyo (quello dei fanatici della setta “Sublime verità”), di “Toy Story”, “Seven”, “I Ponti di Madison County” e “Viaggi di nozze”, e di una buona serie di primizie musicali.

Nulla di nuovo: un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita statunitensi, inglesi e italiane, e le mie numerose integrazioni “fuori menù”: che, a dirla tutta, è la parte che amo di più scrivere! Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #28 – Il 1995”

Domani avvenne: da lunedì 23 settembre 2024 a domenica 29 settembre

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

23 Settembre 1939: a Ozark (Arkansas) nasce Roy Buchanan. Innamorato della chitarra fin da bambino, autodidatta, entra nella band canadese di Ronnie Hawkins, a fianco di Robbie Robertson, per poi attraversare gli anni Sessanta come stimatissimo session man, ma senza fortuna commerciale. E’ solo grazie a un documentario del ’71 che trova una certa fama: successo che non supera mai un certo livello ma che gli assicura il tifo di uno zoccolo duro di fedelissimi e che fa di Roy – come dice il titolo del programma tv – “il più grande chitarrista sconosciuto del mondo“.

24 Settembre 1969: per la Columbia esce “New York Tendaberry“, terzo album della cantante, pianista e compositrice newyorkese Laura Nyro, e probabilmente il suo capolavoro. La voce e il pianoforte della Nyro dipingono una serie di recite virtuose e intense, austere e meditate, scabre e  intrise di umori urbani. In scaletta, “Captain St Lucifer”, “Gibsom Street” e “Save the Country”.

25 Settembre 1990: il batterista Dave Grohl – prima d’ora in forza agli Scream – entra ufficialmente nella formazione dei Nirvana, al posto di Chad Channing. Nasce così la formazione “classica” dei Nirvana, destinata a fare la storia dei primi anni Novanta.

26 Settembre 1954: a Hermosillo (Messico) nasce Cesar Rosas. Cantante, autore e musicista, nel 1973 entra nei neo-formati Los Lobos: gruppo in cui milita tutt’ora. Cesar è uno dei membri più riconoscibili dei Los Lobos, grazie a un look tenebroso, con occhiali scuri e pizzetto nero.

27 Settembre 1947: a Dallas nasce Michael Lee Aday. Cantante dalla voce potente e dalla stazza imponente, assume il nome d’arte di Meat Loaf, e si fa notare nella trasposizione cinematografica di “The Rocky Horror Picture Show”. Ma è l’incontro col pianista e compositore Jim Steinman a cambiare la sua carriera: dopo quattro anni di lavoro di studio, e infiniti rifiuti, nel 1977 esce l’album “Bat Out of Hell“, che diventa uno dei maggiori successi commerciali di sempre, con 34 milioni di copie vendute. Di rilievo anche la sua carriera di attore.

28 Settembre 2022: a Los Angeles, per un’overdose accidentale a casa di amici, a 59 anni ci lascia Artis Leon Ivey Jr., in arte Coolio. Cantante attivo nel mondo dell’hip hop e del rap, ottiene successo mondiale nel 1996 con “Gangsta Paradise” (rivisitazione “in stile” del classico “Pastime Paradise” di Stevie Wonder): dopo una pausa di alcuni anni, torna alla ribalta nel 2006 a fianco di Snoop Dog, e diventa anche una ricorrente guest star di show di celebri marchi di moda.

29 Settembre 1994: per la Numero Uno esce “Hegel“, ventesimo – e ultimo – disco di Lucio Battisti. Nato dalla collaborazione fra Battisti e il paroliere Pasquale Panella, è un lavoro ostico, sperimentale, criptico, grondante synth, battiti elettronici e riferimenti colti all’estetica e alla vita del filosofo tedesco, come ben indicano titoli quali “Hegel”, “Tubinga” ed “Estetica”E’ inoltre l’unico album di Battisti pubblicato solamente su CD.

Stevie Wonder – “Songs in the Key of Life”

Della serie: che mi sono perso! Questo, d’altronde, succede quando per anni – un po’ per pigrizia, un po’ per supponenza, un po’ per ottusità – tutte le volte che incocci in un disco che tutti – ma proprio tutti! – dicono un capolavoro, ti giri dall’altra parte. Scelta legittima, altroché: ma poi lo compri, lo ascolti una volta – e già inizi a darti, un po’ di nascosto, del cretino…; lo ascolti una seconda volta – e alterni lacrime, sorrisi, mosse da ballo e risate; e alla terza non riesci ad addormentarti, tanto quelle canzoni di battono in testa, una dietro l’altra.

Per venire al caso di specie: da tanti, tanti anni, sapevo benissimo che “Songs in the Key of Life” era considerato un must assoluto; ma, appunto, mi ero sempre scansato, davanti all’acquisto. E dire che  di Stevie Wonder avevo ottime memorie, seppur parziali: la sua “Master Blaster” era stata una delle prime cose ascoltate alla radio, al tempo della sua uscita, e ne sapevo pure tutto il testo… Ma niente: faceva parte di quella categoria (descritta nel post “Di vuoti e di pieni) destinata a rimanere il classico “buco” nella collezione. Poi, complice la chiusura imminente di un negozio storico di Asti, e la svendita di parecchi pezzi, è arrivato l’acquisto: e la conseguente goduria.

Sì, è davvero un capolavoro, senza se e senza ma. D’altronde, da uno che ha il soprannome di Stefano Meraviglia, che a 4 anni suona già il piano, che a 13 conquista le vette delle classifiche, che scrive, canta, suona di tutto (e, l’armonica, da dio!), e che nel 1976 – anno di uscita di questo disco, e quindi a 26 anni – ha già inciso 18 album, che ti vuoi aspettare di meno? Continua a leggere “Stevie Wonder – “Songs in the Key of Life””