La cosa è nota: ne hanno parlato i tg, le fanzine, i siti, i canali, i blogger, gli appassionati, e forse anche mia mamma ne sa qualcosa. Sì, il 2 Novembre – giorno dei Morti – è uscito l’ultimo, definitivo, singolo dei Beatles: “Now and Then“. Ma i Beatles non si erano sciolti nel ’70? E non è forse vero che di vivi ne sono rimasti solo due? Certo, ma il singolo è uscito lo stesso, suonano tutti e quattro, e canta Lennon. Un bel casino… Vediamo di fare un po’ di chiarezza, procedendo per punti. E, questa volta, non sarò breve: ma tenete duro, provate a leggere, poi mi direte. Continua a leggere “Beatles, “Now and Then”: la sindrome dell’arto fantasma”
Categoria: Recensioni
Io non so parlar di musica (e di politica) #20 – Giorgio Gaber
Buongiorno a tutti. Questo post, ospitato nella rubrica “Io non so parlar di musica“, potrebbe benissimo intitolarsi “Io non so parlar di politica“: certo che seguo la politica (ogni cosa, per me, ha un risvolto politico!), ma se ne parlo mi prende uno sconforto clamoroso, e rischio di cadere da una parte nel qualunquismo, e dall’altra nella rabbia più nera… E quindi, sul blog, preferisco trattenermi! Molto meglio, allora, affidarmi – come faccio spesso – alla musica: e, in questo caso, a uno dei più lucidi intellettuali che questo paese abbia mai avuto, e cioè Giorgio Gaber.
Un uomo capace di vivere e cantare del mondo, e del suo paese, senza retorica e senza cadere in facili ideologie (perché le ideologie – e non le idee – sono trappole del pensiero), e con una chiarezza di visione straordinaria. Le sue canzoni sono ironiche, tragiche, amare, umoristiche e pungenti: e la melodia è spesso essenziale, come si conviene a chi bada più al messaggio che al contenitore… Ma nemmeno casuale, come si sentirà in questa canzone : un ritmo da festa tzigana, per una nazione in cui spesso la situazione, come si dice, è grave ma non seria, e in cui anche la crisi più importante si riduce troppo spesso a una pochade di terz’ordine. Continua a leggere “Io non so parlar di musica (e di politica) #20 – Giorgio Gaber”
Io non so parlar di musica #19 – The Cure
Ciao a tutti. Oggi, per la serie “Io non so parlar di musica“, mi rivolgo a un’estate di parecchi anni fa… Il 1986, per la precisione, una delle molte estati in cui passavo le ore più calde in compagnia di due amiche (mai che siano diventate altro, figurati) a vedere DeeJay Television. Fra Michael Jackson, Madonna e Duran Duran (mai stati davvero la mia passione) ogni tanto si infiltrava qualcosa di diverso, che mi colpiva e mi faceva stare incollato alla tv: “Close to Me“, dei Cure, ad esempio.
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Io non so parlar di musica #18 – Gerry Rafferty
Buongiorno a tutti!
La canzone di cui vi parlo oggi per la rubrica “Io non so parlar di musica” – “Baker Street” – fa parte di quel gruppo curioso di brani che tutti, più o meno, abbiamo nelle orecchie, ma di cui spesso non sappiamo dire autore o titolo. Ora, con le risorse offerte dalla rete e dalle app, è più facile capirci qualcosa, e con le ultime release di Google basta anche solo fischiettare il motivo: ma non troppo tempo fa l’unica era chiedere a quelli meglio informati.
E così fu, una mattina dei primi anni Dieci: in ufficio era estate, non era ancora scattato l’orario, ed eravamo solo in tre. Mi ritrovai a fischiettare un motivo, famosissimo: “Ma cos’è già?”. E chi lo sa… Ed ecco che Monica alza il telefono, chiama un suo amico, gli canticchia qualche nota, e arriva la risposta: “Baker Street“, di Gerry Rafferty. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #18 – Gerry Rafferty”
Visto al cinema – “Roger Waters – This Is Not a Drill”
Frastornato di nostalgia, entusiasmo, decibel, analisi e emozioni: sono uscito così dalla visione di “This Is Not a Drill“, concerto dell’ex Pink Floyd Roger Waters alla O2 Arena di Praga, e trasmesso in streaming in 50 paesi, in circa 1500 cinema.
I Pink Floyd sono una delle passioni musicali più forti della mia vita, e una delle due band di cui conosco quasi a memoria discografia, testi, musiche e aneddoti: e questo dall’età di 20 anni, in buona parte in tandem col mio amico Silvio con cui, se ricordate (e se non lo ricordate, leggete qui) anni fa avevo passato un weekend nell’ascolto intensivo della loro intera discografia: e con cui, manco a dirlo, giovedì sera sono andato al cinema per l’evento.
Il tour di Roger Waters si intitola, appunto, “This Is Not a Drill”: da bravo ignorante ci ho messo un po’ a capire il significato del titolo, tratto in inganno da una delle tante traduzioni possibili di “drill”… Che in questo caso non significa “trapano”, ma “esercitazione” 🙂 Si, ora è chiaro: “Questa non è un’esercitazione“: non lo è la vita, in generale, che spesso non lascia scampo alle scelte sbagliate; e non lo è questo momento storico, in cui più che mai si ha l’idea di camminare su un crinale, sicuri che un passo sbagliato potrebbe portare davvero alla fine.
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Io non so parlar di musica #17 – Francesco Baccini
E’ da tanto che non pensavo a Francesco Baccini: me lo ricordo quando, non ancora famoso e senza un disco alle spalle, venne in un piano-bar della mia città, che abitualmente frequentavo, per una serata… Quella volta, chissà perché, non andai: ma un mio amico, che invece era presente, ne fu folgorato, e me ne parlò con accenti entusiastici. La carriera di Baccini, dopo in paio d’anni, partì forte, ma rallentò presto: e dopo il terzo disco, “Nomi e Cognomi“, il grande pubblico iniziò a trascurarlo.
Non conosco a sufficienza dischi e storia per trovare motivi e cause: qualcuno parla di calo di ispirazione, altri di ostracismo politico dei discografici. Sinceramente non so, può essere tutto o nulla, come semplicemente che il suo stile – ironico, leggero, con uno spessore strumentale importante e tutt’altro che banale, ma anche un pizzico retrò – alla fine abbia disamorato il grosso degli ascoltatori. Fatto sta che, a livello mainstream, di Baccini si perdono velocemente le tracce: riemerge nel 2005 nel reality “Music Farm“, ma alla fine si parla più della sua bestemmia (per cui venne espulso) e della love story con Dolcenera che del resto. E per un musicista non è granché! Continua, ovviamente, e anche oggi, a suonare, scrivere e fare serate: ma non certo coi numeri dei tempi d’oro.
Ed è un peccato, perché Baccini era un cantante e autore originale, pungente e simpatico: di un’ironia non certamente adatta, questo sì, ai deliri politically correct di questi ultimi anni. Ma ve la immaginate, oggi, “Le donne di Modena“? “Le donne di Modena accettano un invito, e non è il caso di essere il marito… Ma tutte fanno da mangiare, sanno cucinare, odiano stirare, e san far l’amore“. E anche “Figlio unico“, signora mia: ma questo come si permette di dire “Ma non sai che io sto cercando una che non parli, che cucini, che mi stiri le camicie e mi lavi anche i calzini”?
A suo modo, anche “Fotomodelle” – il brano che propongo oggi, tratto dal suo album d’esordio, “Cartoons” – sarebbe criticato: eppure dice, con un bel po’ di presa in giro, parecchie verità… O, se non proprio verità, una serie di luoghi comuni che ad essa ben si attagliano! Brano veloce, ritmato, simpatico e tagliente, che strizza l’occhio allo ska e al cabaret: niente di trascendentale, ma merita di sicuro un ascolto!
Francesco Baccini – “Fotomodelle“
Tratto da “Cartoons” (1989)