La sedia di lillà: protesi, rock e sedie a rotelle

Ciao a tutti. Oggi non ho voglia di fare introduzioni, metafore o presentazioni, e vado subito al punto: questo post tratterà dei rocker con disabilità fisiche. Se uso il termine “disabilità” e non – come si preferisce adesso, “differenti abilità” – nessuno si offenda: e andiamo diritti alla questione.

E’ un po’ strano pensare che l’artista rock – simbolo per antonomasia di energia, vitalità, machismo e di una vita ai mille all’ora – possa invece vivere di problemi fisici: a volte leggeri, ma altre profondi, dolorosi e parzialmente invalidanti. Ma forse è proprio perché la musica è una delle cose più capaci di stanare le persone dal dolore e dalla solitudine, e di riuscire ad attraversare le limitazioni di corpi sofferenti, che molti disabili (o persone con qualche difficoltà fisica) si rivolgono a uno strumento, al canto, alla canzone. La storia della musica ne è piena: e soprattutto la storia del blues e del soul, con l’innumerevole lista di bluesmen e cantanti afroamericani ciechi, da Blind Lemon Jefferson a Jeff Healey, da Ray Charles a Stevie Wonder

In ambito rock – e questo mi limiterò – vi sono alcuni casi di musicisti con disabilità più o meno note, e più o meno evidenti: ci ho pensato un po’ su, ed ecco a voi i nomi – e le situazioni – che mi sono per prime venute in mente. Continua a leggere “La sedia di lillà: protesi, rock e sedie a rotelle”

Domani avvenne: da lunedì 9 gennaio 2023 a domenica 15 gennaio

Quale musicista è nato il tal giorno? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto proprio oggi? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

9 Gennaio 1963: Charlie Watts – dopo una corte spietata – cede alle lusinghe di Mick Jagger e company, ed entra nei Rolling Stones. Prima di lui, per brevi periodi, erano stati alle pelli Mick Avory, Tony Chapman e Carlo Little: ma è solo con l’ingresso di Watts – batterista appassionato di jazz, e graphic designer – che la formazione dei Rolling Stones si stabilizza definitivamente. Con le Pietre, Charlie rimarrà per tutta la carriera e fino alla sua morte, avvenuta nel 2021.

10 Gennaio 1948: a Passaic (New Jersey) nasce Donald Fagen. Cantante, autore e tastierista, nel 1971 – assieme Walter Becker – fonda il gruppo soft-pop degli Steely Dan: nel 1981 il duo sospende l’attività e Donald, l’anno successivo, debutta col bellissimo album “The Nightfly”. Negli anni, Fagen ha alternato lavori solisti molto personali e raffinati a periodiche reunion degli Steely Dan, ma sempre col contagocce. Per la cronaca: ho utilizzato la copertina di “The Nightfly” come icona della mia rubrica “Recensioni”!.

11 Gennaio 1971: per la Columbia Records esce “Pearl“, il secondo e ultimo album solista della cantante americana Janis Joplin. Uscito postumo, a tre mesi dalla tragica morte per overdose, esibisce in scaletta brani come “Mercedes Benz”, “Cry Baby”, “Me and Bobby McGee” e lo strumentale – dal titolo sinistramente gravido di presagi – “Buried Alive in the Blues“.

12 Gennaio 2003: a Miami Beach (Florida), all’età di 54 anni, ci lascia Maurice Gibb. Gemello di Robin, assieme al terzo fratello Barry è stato membro dei Bee Gees, in cui ha militato dal 1963 sino allo scioglimento, nel 2003. Il decesso avviene a seguito di un intervento chirurgico per un’occlusione intestinale.

13 Gennaio 1978: i Police iniziano le incisioni del loro album d’esordio, “Outlandos d’Amour”, presso i Surrey Sound Studios di Londra: il budget è ridottissimo (1.500 sterline), prese a prestito da Miles Copeland, fratello del batterista e celebre produttore discografico. La lavorazione prosegue in modo intermittente per circa 6 mesi, tanto che il lavoro sarà pubblicato solo a Novembre: ma sarà l’inizio di una carriera stellare!

14 Gennaio 1969: a Warren (Ohio) nasce Dave Grohl. Chitarrista in erba, passa presto alla batteria, e inizia a girare per i locali di Washington: nell’85 entra nella band punk-rock Scream, e nel ’90, durante un concerto, è notato da Kurt Cobain e Krist Novoselic, dei Nirvana. Passa un anno: i Nirvana pubblicano il primo album, e durante l’incisione di quello che sarebbe diventato “Nevermind”, il batterista Chad Channing se ne va, e Grohl entra al suo posto. Debutta così la formazione più nota del trio di Seattle, in cui Dave resta fino al traumatico scioglimento, nel ’94. Grohl non si è mai comunque fermato, fondando i Foo Fighters, collaborando con The Queens of the Stone Age e Killing Joke, e partecipando a innumerevoli progetti, spesso nelle vesti di frontman, autore e ideatore.

15 Gennaio 1958: per la Challenge Records esce “Tequila“, a nome The Champs, scritto dal saxofonista Danny Flores col nome d’arte di Chuck Rio, e pubblicato sul lato B del singolo “Train to Nowhere”: a sorpresa, e grazie a un dj di Cleveland, è però proprio la B side a scalare le hit e a volare al primo posto della Hot100 (record assoluto per un debutto strumentale)! La canzone è famosissima: un riff dalla sbalorditiva orecchiabilità, immerso in un tripudio di umori latini, e con un testo iper-minimalista: la parola “Tequila”, pronunciata per tre volte con tono torvo e cavernoso!

I miei vinili: #9 – Le copertine, l’immagine e la memoria

Riprendo il filo, interrotto da alcuni mesi, della rubrica “I miei vinili“: e questa volta parliamo di copertine. E’ pur vero che, come dice un adagio popolare – e un vecchio rock’n’roll dal medesimo titolo – “non si deve giudicare un libro dalla copertina“: ma è anche innegabile che, purtroppo, l’abito fa il monaco; e che, per molti di noi, l’immagine cattura l’attenzione, si imprime e resta per sempre, spesso condizionando aspettative e memoria. In campo musicale, questo compito è svolto in primissima battuta dalla copertina del disco: un testo chiamato – al pari del sound e degli altri paratesti – a dare a ogni band (e allo specifico album) un’immagine chiara e riconoscibile.

Di copertine memorabili se ne possono citare a decine: da quelle parodistiche di Frank Zappa a quelle traboccanti (secondo i sostenitori delle teorie complottiste PID) di indizi sulla presunta morte di McCartney; da quelle floreali, arabescate e colorate del periodo psichedelico, a quelle illustrate in stile fumettistico; da quelle truculente e mefistofeliche del metal estremo, a quelle simpaticamente illustrative; da quelle concepite da grafici di fama, come Andy Warhol, a quelle semi-artigianali ma ugualmente geniali… E via dicendo.

Lo so, mi ripeto: ma anche per le copertine, le prime a colpirmi furono quelle dei gruppi che ancora adesso restano nel mio cuore… Iron Maiden e Pink Floyd. Le prime, per il carattere horror – ma anche ironico e metatestuale – dell’icona Eddie, e per la ricchezza di dettagli; le seconde, per la gran cura grafica e per le geniali idee dello studio Hipgnosis: tutti, anche i più indifferenti, hanno almeno una volta visto la “copertina della mucca” di “Atom Heart Mother”, o il prisma di “The Dark Side of the Moon”… Vere e proprie icone pop!

Ma a far elenchi non si finisce più (anche se ne parlerò in un altro post). Decisamente più intrigante è rilevare quanto nella mia testa l’immagine e la musica tendano a identificarsi, influenzando memoria e ascolto: e una copertina è il canale più ovvio attraverso cui questo avviene. Faccio subito un esempio: se penso, per dire, di ascoltare “Beggars Banquet” dei Rolling Stones, immediatamente la mente richiama quella copertina così provocatoria, con un cesso pubblico in primo piano; e se penso ai pezzi del disco, alle sensazioni, al loro andazzo, non riesco a immaginarli se non avvolti in quel senso di crudezza, di volgarità, di sguaiatezza suggerito dalla foto. Per me, i pezzi di “Animals” dei Pink Floyd saranno, e per sempre, inscindibili da quella copertina, così plumbea, urbana e surreale; e le canzoni di “Cheap Thrills” di Janis Joplin vivranno sempre di quel sentore da cartoon lisergico dei disegni di Robert Crumb.

Ed è per questo che, degli album di cui non ho per anni posseduto l’originale, ma solo una cassetta duplicata, o nemmeno quella, questa sinestesia si complica ma si afferma comunque: alla fine, un certo pezzo – che lo voglia o no – si legherà anche a un qualcosa di visivo… al volto dell’artista, a un video che ho visto, o a un ricordo personale di quella canzone cristallizzato in immagine.

Detto così, sembrerebbe che abbia una venerazione per la parte grafica dei dischi: in realtà no. Il mio rapporto con la grafica e l’immagine applicata alla musica è inconscio, sempre subìto e raramente agito. Mi piace guardare, osservare, a volte anche scrutare nei dettagli certe cover: ma quasi mai ho acquistato un disco per la copertina. Dico “quasi” perché ci sono due eccezioni: 1. I pochissimi casi di puro collezionismo, in cui è stata proprio la copertina “strana” – e non la musica – a guidarmi nell’acquisto; 2. “Sgt. Pepper’s” dei Beatles, storico capolavoro di pop art impossibile da “leggere” se non nella grande dimensione del disco, e che ho ri-comprato in vinile proprio per questo motivo.

Chiudo il post con un richiamo goliardico. I “diversamente giovani”, a proposito di copertine, ricorderanno sicuramente quelle di Fausto Papetti: un saxofonista impegnato in una serie quasi infinita di raccolte strumentali, acquistate quasi esclusivamente per le copertine, ricche di corpi femminili discinti, seni scoperti e velature maliziose. Simbolo di un’epoca in cui nudi e scene sexy – per i minorenni – erano roba da cercare col lanternino, fra cataloghi Postalmarket, filmetti con la Fenech e, appunto, anche qualche disco!

Ma ora veniamo a voi: che rapporto avete con l’aspetto visuale della musica? Anche per voi musica e immagine si parlano?Avete copertine cui siete affezionati, o che vi entusiasmano particolarmente? Attendo le vostre segnalazioni 🙂

Domani avvenne: da lunedì 2 gennaio 2023 a domenica 8 gennaio

Quale musicista è nato il tal giorno? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto proprio oggi? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

2 Gennaio 1979: inizia il controverso processo a carico del bassista dei Sex Pistols, Sid Vicious, accusato d’omicidio della fidanzata Nancy Spungen, avvenuto il 12 ottobre 1978 al Chelsea Hotel di New York a causa di una coltellata all’addome. La vicenda è ancora adesso molto dubbia: il processo non fu invece mai portato a termine, a causa della morte di Sid, avvenuta per overdose il 2 Febbraio 1979.

3 Gennaio 1987: la grandissima vocalist e autrice soul Aretha Franklin è accolta nella Rock And Roll Hall Of Fame di Cleveland, istituzione che premia figure di assoluto spicco dell’industria musicale: Aretha è la prima donna in assoluto a conquistare l’ambito riconoscimento.

4 Gennaio 1942: a Doncaster (UK) nasce John McLaughlin. Attratto da swing e flamenco, l’undicenne John si innamora perdutamente della chitarra, che suona fino a farsi sanguinare le dita: negli anni Sessanta è già riconosciuto come maestro, e nel ’69 approda alla corte di Miles Davis. Nel 1971 fonda la Mahavishnu Orchestra, band di electric fusion di straordinaria influenza, cui seguono collaborazioni con Santana, Al Di Meola, Jaco Pastorius: il suo è un virtuosismo tecnico quasi inarrivabile, unito a un’instancabile sete di ricerca e alto eclettismo.

5 Gennaio 1923: a Florence (Alabama) nasce Sam Phillips. Sam conosce la musica nera attraverso i manovali di colore, con cui lavora fianco a fianco da ragazzo: nel ’39, giunto per caso a Memphis, è folgorato dal cuore musicale della città, e ne fa la sua nuova casa. Prima diventa DJ, nel 1950 apre uno studio di incisione, e due anni dopo una propria casa discografica, la Sun Records: ed è qui che, nel 1953, entrerà il giovane e sconosciuto Elvis Presley, per tentare un’incisione. Il rock’n’roll inizia nel suo studio: dopo Elvis, con cui inciderà una quindicina di tracce, e che porterà al successo nazionale, scoprirà e farà debuttare star come Carl Perkins, Jerry Lee Lewis, Roy Orbison e Johnny Cash. Un talent scout pazzesco!

6 Gennaio 1993: a Englewood (New Jersey) si spegne, all’età di 76 anni, John BirksDizzy” Gillespie. Trombettista jazz autodidatta, dopo l’inevitabile periodo Swing degli anni Trenta, nei primi anni Quaranta si piazza al leggendario Minton’s Playhouse di Harlem: qui, assieme ad artisti come Kenny Clarke,  Thelonious Monk e Bud Powell, dà vita alla rivoluzione jazzistica del Bebop, uno dei movimenti culturali più importanti della storia del Novecento. Dizzy, successivamente, si avvicina alle ritmiche caraibiche e alla salsa, ma senza mai dimenticare il primo amore. Quasi iconica la sua tromba, con la campana piegata verso l’alto di 45°.

7 Gennaio 1938: a Harvard (Nebraska) nasce Paul Revere. Organista pop, nel 1958 fonda la band Paul Revere & the Raiders: gruppo inizialmente strumentale, si sposta verso il Garage Rock, incidendo alcuni piccoli gioielli, come “Just like me”, “Kicks” e “Hungry”. Il problema dei Raiders sta tutto nel look: per sfruttare l’omonimia con il leggendario patriota della Rivoluzione Americana, il gruppo inizia a indossare stravaganti abiti settecenteschi… E perde presto l’appeal dei rocker più intransigenti.

8 Gennaio 1833: il musicista ed educatore Lowell Manson fonda la Boston Academy of Music, la prima scuola pubblica gratuita di musica degli Stati Uniti: idea che in brevissimo tempo si diffonde a macchia d’olio in tutta l’Unione, diventando un’istituzione fondativa del pensiero musicale nazionale. Direte, “cosa c’entra col rock?”: in senso stretto, pochissimo… Ma è da iniziative come queste che prende il via l’idea di una “musica popolare”, per tutti e svincolata dalle istituzioni religiose.

Tre capodanni (sfigati) e un funerale

Ciao a tutti. Si avvicina il 31 Dicembre: e, lo dico subito, una serata che raramente mi ha procurato grandi brividi. Non per snobismo, eh: ma il Capodanno è per me la seconda festa più indifferente dell’anno (la prima è il Carnevale). Ora la passo a casa, con la mia compagna, o al massimo con una coppia di amici, a guardare un film, brindare con serenità a mezzanotte, e all’una (o poco dopo) andare a dormire. Anche da ragazzo non è che facessi chissà che: anzi, ben poco! Niente da fare: non sono un tipo da feste con allegria a comando.

Nonostante tutto, e volendo rispettare la consegna del mio blog – e cioè parlare prevalentemente di musicacolgo l’occasione di questa ricorrenza per raccontarvi di tre capodanni in cui la musica c’entra qualcosa: abbastanza mesti, come leggerete, non certo da “maschio Alfa”, ma pazienza… Così fu! Continua a leggere “Tre capodanni (sfigati) e un funerale”