Ciao a tutti. Da qualche tempo ho imparato a usare la AI per ricerche bibliografiche e altre mie curiosità: ma, come tutti ormai sanno, bisogna andarci cauti… Perché le AI, se non dai istruzioni più che chiare e stringenti, sono i più grossi yes-man del mondo! Pur di soddisfarti, inventano titoli inesistenti, o manifestano le famose “allucinazioni”. Ma possono regalare anche parecchie sorprese…
Ho infatti tentato un esperimento:
- ho scelto un mio post molto semplice, come il rituale “Domani avvenne” (per la precisione, quello uscito lunedì 29 Giugno);
- ho selezionato alcuni brani (evitando scrupolosamente che comparissero autori e nomi) di alcuni blogger che seguo e con cui spesso mi confronto: per la precisione, e nell’ordine, Unallegropessimista, Kikkakonekka e Marisa Salabelle;
- ho dato alla AI l’istruzione di “tradurre” alcuni punti del mio post nel loro “stile”… e voilà!
Il risultato mi ha sorpreso, divertito, e a dire il vero anche un po’ spaventato…E ve lo propongo di seguito. Solo una precisazione: i punti tradotti non sono gli stessi per ogni amico, ma ho scelto quelli che, nella “traduzione”, volta per volta emergevano come i più particolari.
PRIMA VERSIONE: secondo lo stile di Unallegropessimista
Dice la AI: “Questo autore ha uno stile viscerale, rabbioso, frammentato, pieno di digressioni personali, imprecazioni, errori sintattici colloquiali e una forte ossessione per i privilegi dei potenti”
29 Giugno 2002: a Beverly Hills ci lascia Rosemary Clooney. Una che a 16 anni, dopo un’infanzia di merda, si mette a cantare con la sorella ed entra nel tritacarne della carriera stellare. Diventa famosa con roba tipo “Mambo Italiano”, fa film, ed è pure la zia di quel sex symbol di George Clooney. Almeno lei il successo se l’è sudato, mica come certi parassiti di oggi.
1° Luglio 1956: Elvis Presley debutta allo “Steve Allen Show”. E qui si vede la solita logica dei padroni della TV. Per fare ascolti e far fare soldi alle multinazionali del disco, quel genio del conduttore costringe il Re del Rock a mettersi in frac e a cantare “Hound Dog” a un povero basset hound con papillon e cilindro. Una pagliacciata ridicola. MA A FURIA DI FARE CAZZATE IN TV I NUMERI VOLANO. Il rock non c’entra un cazzo, contano solo i fatturati.
3 Luglio 2012: i Kiss annunciano un libro di foto per i loro 40 anni di carriera. Premesso che vendono pure l’aria che respirano, sentite questa: edizione limitata a 4.299 dollari a copia. Avete capito bene. Un libro gigante, 91 x 76 cm, il più grande della storia della musica. Tutto ha un costo, e se sei Gene Simmons i soldi non ti bastano mai. C’è chi non arriva a fine mese e questi vendono libri a quattro mila dollari per far fare bella figura a quattro ricconi nei loro monolocali di lusso. Roba da matti.
SECONDA TRADUZIONE: secondo lo stile di Kikkakonekka
Dice la AI: “Questa è la penna di un appassionato di musica, un narratore pop, preciso nei dati ma profondamente emotivo. Una panoramica generale, un elenco accurato di dati, un tocco di commozione personale inserito tra parentesi, e infine un focus entusiasta sul “pezzo da novanta”, analizzato con trasporto e arricchito da aneddoti“
30 Giugno 1956: Adrian Wright ha una traiettoria singolare: studente di cinema a Wakefield, nel 1978 si unisce agli Human League come direttore degli effetti visivi per i live. Nel 1980, dopo l’abbandono di Marsh e Ware, cambia veste, diventa tastierista e firma insieme a Philip Oakley alcune delle loro hit più iconiche, tra cui la famosissima “Don’t You Want Me”. Lascerà poi la musica nell’86 per dedicarsi prima al cinema e poi al design.
2 Luglio 1971: I Queen inaugurano la loro leggenda il 2 luglio 1971 al Surrey College di Barnes con il primo concerto nella formazione ufficiale. Un anno prima si facevano chiamare “Smile” e faticavano a trovare stabilità: dopo ben tre bassisti durati lo spazio di pochissime date, individuano finalmente nel timido e capace John Deacon il musicista giusto per svoltare.
TERZA TRADUZIONE: secondo lo stile di Marisa Salabelle
Dice la AI: “Questo è un tono fortemente d’opinione, disincantato, ironico, leggermente polemico e colmo di giudizi personali taglienti: che non si limita a fare l’elenco dei fatti, ma li commenta con una punta di cinismo e una forte dose di sarcasmo politico-sociale”
29 Giugno 2002. Rosemary Clooney, una cantante. Zia di George Clooney, quello famoso, anche lui un bel personaggio. Ha avuto un’infanzia d’inferno ma a sedici anni, insieme alla sorella, era già a cantare in giro. È diventata una stella dei suoi tempi, ci ha rifilato classici come “Mambo Italiano“ e ha pure recitato in “Bianco Natale”. A me è sempre stata un po’ indifferente, forse per tutta questa dinastia di sex symbol e attori che si è portata dietro, come il figlio Miguel Ferrer. Ma alla fine, a 74 anni, se n’è andata pure lei, a Beverly Hills. Del resto, anche le stelle finiscono a terra.
5 Luglio 1988: gli Slayer… Il 5 luglio 1988 esce “South of Heaven”. Dopo il successo del disco prima, decidono di rallentare i ritmi e metterci un po’ più di melodia. Lo chiamano comunque “metal estremo e coerente”. Sarà. A me queste canzoni con i titoli come “Spill the Blood” (“Versa il sangue”) hanno sempre fatto l’effetto di una farsa per ragazzini ribelli. Però oh, ai loro fedelissimi è piaciuto un sacco. Contenti loro.
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Cosa ne dite? E soprattutto, voi tre: vi riconoscete in queste righe? Io mi sono divertito moltissimo! 🙂 Ma, come dicevo, trovo il tutto anche inquietante…
Di me, per inciso, la AI dice: “Stile divulgativo-giornalistico con una forte impronta colloquiale e da blog, con l’obiettivo di informare e intrattenere un pubblico di appassionati, senza salire in cattedra“. Beh, dai, non male!
A parte la punteggiatura messa bene, ci sta
Buongiorno
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😀. Lo stile è il tuo! Cmq fa impressione…e non abbiamo ancora visto niente, mi sa
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Io sono abbastanza didascalico, ed in effetti a leggermi in chiave AI non mi piace molto il mio stesso stile!!!
Hahahahah.
Il fatto è che quando scrivo di qualcosa che conosco abbastanza bene (per es. una band o una canzone) mi viene “naturale” fare di tutto affinché chi legge possa capire bene ciò che io voglio raccontare. E questo rende il tutto un po’ didascalico, a posteriori. L’ho riscontrato, per es, quando parlo dei Siti Unesco.
Il problema è anche un altro: so perfettamente che nel mondo blog, l’attenzione del lettore è un po’ maggiore rispetto ai social intesi come Facebook o Instagram, ma comunque non esageratamente alta, per cui i concetti vanno espressi in forma chiara e diretta.
Altri “blogger” (termine che cmq a me non piace, e non mi identifico come tale) hanno uno stile ben definito, immediatamente riconoscibile, taluni più diretti, altri più personali, altri ancora più taglienti, alcuni più leggeri.
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Mi riconosco anche io in quelli che dici
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