I falsi miti della musica #3 – Debunking Fabrizio De Andrè

Mi ricordo perfettamente, il giorno che arrivò la notizia della morte di Fabrizio De André, 23 anni fa… Quel lunedì, quando seppi della cosa, lo dissi ad alta voce, in ufficio: e la mia “capa”, senza batter ciglio, rispose “Meglio lui di me”. Dicono che non bisogna essere cattivi: ma sulla verità di quella lapidaria affermazione non fui così sicuro… Di sera (o la sera dopo, forse) la RAI trasmise un concerto di Faber: e, di questo sono certo, mentre lo vedevo, nella mia fredda monocamera, seduto sul letto, mi ritrovai a piangere. Avevo perso qualcuno di importante.
Dico questo non per piaggeria, ma per chiarire come io stimi, apprezzi, anzi ami Fabrizio: e come questo post non sia un’offesa nei suoi confronti, ma un doveroso atto di verità. Non sono certo il primo a scrivere di questo: ma, ormai, chi è il primo a fare qualunque cosa?

Dunque, l’argomento di questo doloroso debunking è: ma quante canzoni, da solo, ha davvero scritto De André? “Ma che, sei scemo??? Dopo Elvis, ora te la prendi con Faber? E lascia in pace i morti!” Sembra una follia farsi la domanda, visto che Fabrizio è da sempre additato come il re dei cantautori italiani… Ma è proprio perché sembra una follia, che occorre affrontare la questione. E non per pura provocazione, ma per rispetto.

Lo farò con cervello e cuore, tranquilli. Ma prima di tutto, ahimè, i freddi numeri!

Ho preso in esame i dati SIAE del suo catalogo ufficiale, fatto di 127 brani (spero di averli contati bene…), che comprende 13 album e una manciata di 45 giri con inediti. Distinguerò fra gli album concepiti come “raccolte” di canzoni, senza un progetto comunicativo o estetico preciso, e i dischi vicini all’idea del “concept album”, sia per congegno narrativo che per intento compositivo. E, per sintesi, d’ora in avanti Fabrizio De André sarà abbreviato in FDA.

ALBUM “CONCEPT”

  • “Tutti morimmo a stento”: testi di FDA (eccetto “Cantico dei drogati” e “Ballata degli impiccati”, scritti a 4 mani); musiche di FDA e Gian Piero Reverberi;
  • “La buona novella”: testi di FDA, musiche di FDA e Gian Piero Reverberi (eccetto “Il testamento di Tito”, con Corrado Castellari);
  • “Non al denaro non all’amore né al cielo”: testi di FDA e Giuseppe Bentivoglio, musiche di FDA e Nicola Piovani;
  • “Storia di un impiegato”: testi di FDA e Giuseppe Bentivoglio (eccetto “Sogno numero due“, con Roberto Danè), musiche di FDA e Nicola Piovani;
  • “Volume 8”: quattro canzoni scritte con Francesco De Gregori, una cover di Leonard Cohen (“Nancy”), una canzone del solo De Gregori e (FINALMENTE!) due pezzi tutti di FDA;
  • “Rimini”: 9 canzoni con testi e musiche di FDA e Massimo Bubola, e una cover di Bob Dylan (“Avventura a Durango”);
  • “Fabrizio De André” (aka “Indiano”): 7 canzoni con testi e musiche di FDA e Massimo Bubola, e “Ave Maria”, adattamento di un canto popolare sardo;
  • “Creuza de mä”: testi di FDA, musiche di Mauro Pagani;
  • “Le nuvole”: 5 canzoni con testi di FDA e musiche di Mauro Pagani, una canzone con Massimo Bubola (“Don Raffaè”) e 2 canzoni con Ivano Fossati (“Mégu megún” e “’Â çímma”);
  • “Anime salve”: testi e musiche di FDA e Ivano Fossati.

ALBUM “RACCOLTE”: e cioè “Volume 1”, “Volume 3” e “Canzoni”, oltre a 45 giri di soli inediti. Qui troviamo un po’ di tutto: traduzioni e/o adattamenti di Georges Brassens, di Leonard Cohen e di Bob Dylan, riprese sparse di arie o novelle medievali, alcune scritture a 4 (o, più raro) a 6 mani, comprese quelle con Paolo Villaggio, e cinque canzoni di sua penna.

Al netto di quanto appena visto ecco, in sintesi, i pezzi ufficialmente e interamente (testo e musica) rubricati come “puro FDA”:

  1. La ballata dell’eroe” (1961)
  2. Il testamento” (1963)
  3. La canzone di Marinella” (1964)
  4. Amore che vieni amore che vai” (1966)
  5. La ballata dell’amore cieco” (1966)
  6. Giugno ’73” (1975)
  7. Amico fragile” (1975)

Con sorpresa, mancano tre capisaldi assoluti: “La guerra di Piero” (la musica è di Vittorio Centanaro che però non la firmò, perché non iscritto alla SIAE!), “Bocca di Rosa” (firmata con Reverberi) e “Via del Campo” (al centro di un curioso qui pro quo, al cui termine si confermò che la musica era di Enzo Jannacci). Infine, nella sua discografia esiste anche un pezzo per cui non ha composto né testo e né musica, e cioè l’arcaica “E fu la notte”.

E pazienza per una canzone…. Ma che dire delle firme a 4 mani di interi dischi? Gian Piero Reverberi, a proposito della “La buona novella“, afferma: “I pezzi ove c’è pianoforte sono chiaramente roba mia, quelli dove c’è una chitarra sono di Fabrizio“. E questo è Ivano Fossati, su “Anime salve“: “Il risultato finale è che Fabrizio ha scritto il 90% dei testi, che però contengono qualche idea e intuizione mia, e io il 90% della musica, anche qui con qualche contributo suo“. I più severi, inoltre, escludono da questo elenco  un altro paio di canzoni, il cui soggetto narrativo (ma non il testo) è preso paro paro da brani stranieri… Ma fermiamoci ai dati SIAE, se no non ne usciamo più.

Dunque, 7 canzoni su 127… Un po’ pochino, no?! Ma nessuno scandalo, nessun complotto: conferma Faber: “Oggi non cerco d’arrampicarmi sugli specchi, semplicemente quando noto delle carenze di creatività […] mi faccio aiutare. Mi faccio aiutare da persone più giovani di me che hanno questa capacità di sintesi superiore alla mia. Non credo di essere l’unico, anche Dylan s’è fatto aiutare, […] e gliene  sono grato perché mi dà una giustificazione. Credo di essere sempre riuscito a fare meglio i testi che non le musiche. Do più importanza sicuramente al testo(Intervista a Fabrizio De André, pubblicata postuma nel 2011).

Allora, che dire? Senza infilarsi nel ginepraio di difficili analisi musicologiche, che lascerebbero comunque il tempo che trovano, sintetizzo così la questione:

  • FDA si è fatto aiutare, e parecchio: parecchio sulle musiche, meno sui testi; non l’ha mai nascosto. E non è certo un copione!
  • Si sente? Sì. Si sente che i testi o le idee guida di certi dischi, anche se co-firmati (“La buona novella”, “Non al denaro” e “Storia di un impiegato”) sono al 90% “roba sua”, per argomenti, ideologia, temi; e per una capacità lirica inimitabile, profonda e commovente. E si sente, anche, che non tutta la musica può realmente essere “solo sua”: le canzoni con Bubola sono molto diverse da quelle con Pagani, altrettanto da quelle con Fossati, e tutte lontanissime dallo stile di, per dire, “Amore che vieni amore che vai”…
  • L’unione di testi prevalentemente suoi con musiche meticce funziona, e alla grande! Anzi, e ogni volta, FDA sembra trarre dalla sfida un’energia e un equilibrio che sfiorano la perfezione. Dopo le cover di Brassens (delle quali lo stesso si dichiarò entusiasta) arriva “il principe” De Gregori; e dopo, il folk-rocker Bubola; e poi, il multietnico Pagani; e, in coda, il meraviglioso eclettismo di Fossati. E sono tutti capolavori, ognuno perfetto in sé, e ognuno diverso, in cui il tutto è maggiore della somma delle parti. Forse FDA era un Lennon in perenne cerca del suo McCartney…;
  • E poi la voce: una voce certo non “talentuosa” ma personale, espressiva, densa, comunicativa, unica, che riconduce tutto a una precisa identità. Nessuno canta Fabrizio come Fabrizio.

Qual è il senso di questo post, quindi? Accusare FDA di essere un bluff? Manco per idea! Semmai, prendersela con la corrente mitologia, che per decenni ha dipinto (e continua a dipingere) FDA come un cantautore puro e autarchico, un “uomo solo al comando”. Questo è il classico – odioso e condiscendente – “santino all’italiana“, per nulla rispettoso di chi, invece, è stato consapevolmente uno degli artisti più meticci d’Italia, e in modo meraviglioso. E quindi, per certi versi, ancora più grande!

Debunking report:

  • Il mito “De André autore solitario”: 😦 😦
  • De André banale copione: 😦 😦
  • De André come autore meticcio: 🙂 🙂 🙂
  • Quanto mi piace De André: 🙂 🙂 🙂

22 pensieri riguardo “I falsi miti della musica #3 – Debunking Fabrizio De Andrè

    1. Si. Con la Pfm sono capolavori! E si, più poeta e pensatore che musicista…ma sapeva scegliere molto bene tono e stile della musica… La scelta prima di Bubola poi di Pagani sono colpi di genio così come scrivere in genovese e.usare musiche “etniche”. Mi danno sempre fastidio i ” santini” li trovo offensivi della dignità della persona

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    1. Si ma sai… E’ un dato che passa molto poco nella vulgata tradizionale, dove si pensa più a lui come autore a tutto tondo. Nè “Bocca di rosa”, nè “Il pescatore”, nè “La guerra di Piero” sono interamente sue: e scoprire che “Via del Campo” è di Jannacci per me è stata una sorpresissima!

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  1. Solo tardivamente ho raccolto il talento di Faber. Ero e sono legato al progressive e per molto tempo Faber per me è stato un cantautore poco conosciuto di cui conoscevo assai poco.
    Rimane un grande esempio di grandissima rappresentazione musicale dove ci metto tutto. Trasmettere a chi ascolta ciò che ha trasmesso Faber, non è per tutti e neanche di tutti.
    Bel post !
    Ciao.
    Stefano.

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    1. Grazie per l’apprezzamento, e soprattutto grazie a Fabrizio, che con le sue canzoni mi ha insegnato molto più di tanti altri “pensatori”. Per me il messaggio della “Buona Novella” è quanto di più cristiano e sincero abbia mai osato pensare in materia di religione, detto da un agnostico

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  2. A De André piaceva moltissimo lavorare con altri autori, con altri musicisti, tradurre, fare cover… e non se ne vergognava affatto. In ogni caso il suo tocco aggiungeva sempre un “qualcosa” di speciale. Inoltre aveva una bellissima voce e sebbene non esattamente bello, con quel suo occhio sbilenco, aveva una grandissima presenza. Per me, un artista completo e straordinario!

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  3. Ciao!
    Sono capitato casualmente su questo tuo articolo, davvero ben fatto, in cui dici molte cose e tutte sostanzialmente corrette. Vorrei darti una mia testimonianza in proposito.
    Qualche tempo prima della sua scomparsa vidi Paolo Villaggio intervistato in tv a proposito della sua amicizia e collaborazione con De André. Parlò ovviamente di Carlo Martello ma anche di altre canzoni, e quando gli chiesero quale considerasse la migliore fra tutte indicò senza esitazione La canzone dell’amore perduto, elogiandone la bellezza della melodia. Che non è di Fabrizio per niente, essendo stata tolta di peso dal I movimento di un Concerto per tromba e archi di un noto compositore tedesco del ‘700, Georg Philipp Telemann, Concerto che se vuoi puoi ascoltare qui:

    Forse conoscevi già questa storia: in tal caso ti chiedo scusa per averti fatto perdere del tempo 🙂

    A proposito: sai che Can’t Help Falling In Love di Elvis Presley prende spunto da una famosa romanza da camera composta nel 1784 da Jean-Paul Égide Martini (un altro tedesco, ma stabilitosi in Francia) intitolata Plaisir d’amour? Eccola qui:

    Grazie dell’attenzione e buon proseguimento 🙂

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      1. Grazie della segnalazione.
        In effetti il mio rapporto con la musica classica è esclusivo, e questo per una serie di ragioni che non vale la pena di raccontare: ti dirò soltanto che tutto risale alla mia prima infanzia, vissuta in un piccolo e isolato paese di campagna del quale mio padre era, a quel tempo, il medico condotto. Beninteso, la mia predilezione per la classica non è il frutto di una coercizione: diciamo che lei ha scelto me e io ho scelto lei 🙂
        Buona serata.

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      2. Io mi limito a poche cose. Ludovico Van (le sinfonie, la 111 pianoforte e gli ultimi quartetti d’archi), Corelli, il Messiah di Handel. Poi ovviamente ho e ascolto anche Bach, Mozart, Brahms, Haydn, ecc. Ma il mio specifico è il rock, dal blues rurale al metal, dal folk al prog

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