Garage Rock: #1 – Le origini

Approfitto della recente recensione del disco dei Fuzztones per approfondire il discorso sul Garage Rock. E, per non essere troppo pesante, divido magnanimamente il mio intervento in tre parti, che vi proporrò con un debito intervallo di tempo.

Pronti? Si va!

Anyone can do it

Il percorso che conduce i Beatles, dalle rudi performance di Amburgo, ai raffinati giochi barocchi di “Sgt. Pepper”, è da alcuni interpretato come cinica furberia per accattivarsi i gusti (e i denari) del pubblico borghese. Per quasi tutta la critica – e chi scrive è d’accordo – si tratta, invece, di un esito forse non obbligatorio, ma senz’altro possibile per chi – come McCartney – è cresciuto ascoltando le Trad band e le canzonette vaudeville, per chi – come Harrison – cammin facendo ha scoperto una vocazione di autore sofisticato, per chi – come il Lennon di quel periodo – non ha la forza per imporre una visione differente, e per chi – come George Martin – è capace di sfornare contrappunti di archi e sferragliamenti honky-tonk senza il minimo sforzo.

Non necessariamente chiunque faccia musica deve affrontare la trasmutazione stilistica sperimentata dai Beatles o, prima ancora, da Presley: e, più di tutti, chi fin dall’esordio sa che avrà una carriera breve, da spolpare con la maggior ferocia possibile. Schiacciata fra il mito, ancora vivo, dei grandi del rock’n’roll, e l’affermarsi della British Invasion, una nuova generazione di dilettanti decide di imbracciare una chitarra elettrica, e sedersi dietro a una batteria: sarà quel che sarà, senza patemi o ambizioni. Continua a leggere “Garage Rock: #1 – Le origini”