Ciao a tutti. Per la rubrica “Io non so parlar di musica” oggi mi sento obbligato a chiamare in causa i Pink Floyd di “The Final Cut“: già poche settimane fa, nel post “Leva le tue sporche mani dalla mia terra“, ero ricorso alle poche, brucianti parole di una loro canzone per accompagnare le mie stringate riflessioni sulla questione Venezuela/Trump… E ora, con una situazione internazionale in caduta libera, e che non può lasciare tranquillo nessuno, sono tornato lì… A quel disco, dolente e pessimista, che Roger Waters “impone” ai compagni, per dire la sua sui venti di guerra che si respiravano nel Regno Unito di quegli anni, investito in pieno dalla Guerra delle Falkland: un album, come già dissi, sofferto e cupo, ma grondante una forza polemica e una rabbia che è impossibile non percepire. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #33 – The Fletcher Memorial Home”
Tag: Guerra
Leva le tue sporche mani dalla mia terra
Ciao a tutti. Il titolo di questo post dice già, se non tutto, molto. Inutile girarci attorno: sappiamo tutti cosa è successo nelle prime giornate di questo nuovo anno a livello mondiale; e se il buongiorno si vede dal mattino, il 2026 si presenta proprio male.
I padroni del mondo ormai non hanno più nemmeno una parvenza di pudore nell’accaparrarsi terre, popoli e sovranità: e il diritto del più forte – che da sempre domina la nostra storia – in questo momento pare non incontrare nessuna opposizione. Basta con l’etica, gli accordi, le trattative, o anche semplicemente il buon senso: chi può, prende. Semplicemente perché – come un bullo di quartiere – è più forte. Chi avrebbe – se non la forza, almeno il ruolo – di dire la cosa giusta, si spende invece in compiacenti recite da guitto di terza categoria. E i dazi (che qualcuno, qui, ha dichiarato essere anche un’opportunità), alla fine, sono pure il meno-peggio.
Di fronte ai gravi avvenimenti internazionali degli ultimi anni, iniziati (giusto perché da qualche parte bisogna pure iniziare) con la questione Ucraina, continuati con il 7 Ottobre prima e la Guerra a Gaza poi, con la sfida Cina-Taiwan sempre sullo sfondo, e culminati (ma mica siamo alla fine) con la questione-Venezuela, mi è venuta immediatamente in mente una piccola canzone scritta una vita fa da Roger Waters: che nel 1983, scosso dalla Guerra delle Falkland, impose ai riluttanti compagni dei Pink Floyd un intero disco che proprio alla guerra, e ai suoi orrori e pericoli, faceva riferimento. “The Final Cut” è un album non per tutti, “poco Floyd, e troppo Waters“: pochi, se non nulli, gli svolazzi melodici, le aperture strumentali e le modulazioni armoniche, e molti i momenti cupi, le parole urticanti, i momenti senza speranza. Io, personalmente, lo amo molto. Continua a leggere “Leva le tue sporche mani dalla mia terra”
The Italian Chapel: la Guerra, una Madonna e un cuoricino
Ciao a tutti. Come raccontato nel post precedente (ma come, non l’avete divorato? Eccolo QUI :-)), a Luglio abbiamo fatto un bellissimo viaggio alle Orcadi e alle Shetland: e alle Orcadi abbiamo scoperto e visitato un monumento molto interessante, la cui vicenda è connessa strettamente con la Guerra e con l’Italia. Si tratta della cosiddetta Italian Chapel: ed ecco la sua storia.
Il 14 Ottobre 1939 un sottomarino nazista silura, nella baia di Scapa Flow (Orcadi), la HMS Royal Oak, causando ben 833 morti: è il primo, clamoroso, affondamento di una nave britannica nella Seconda Guerra Mondiale. Winston Churchill corre subito ai ripari: occorre a tutti i costi proteggere la baia, in cui ha sede un’importantissima base della Marina. La baia è protetta da 5 isole e isolotti: ma il sottomarino ha avuto buon gioco a passare, inosservato, nei bracci di mare fra le piccole terre emerse, fino ad arrivare all’obbiettivo. Si inizia così la costruzione di quattro sbarramenti difensivi, con gabbioni metallici zeppi di rocce posati sul fondo marino, chiamati a collegare in superficie le isole che proteggono la baia, e a impedire in profondità il passaggio di altri sommergibili.

Alla costruzione di queste barriere – dette poi Churchill Barriers – sono chiamati i prigionieri di guerra italiani, catturati in Libia durante la Campagna d’Africa e qui deportati, al Campo 60. Possiamo solo immaginare il loro sconforto: sconfitti, reclusi, e per di più in un luogo lontano da casa e freddo, umido e spazzato dal vento…. Un francobollo di terra sperso nel mare. Vuoi per fede, vuoi per il desiderio di trasformare un momento difficile in qualcosa di utile, il parroco del Campo, padre Giacobazzi, d’intesa col maggiore inglese T.P. Buckland, ottiene l’autorizzazione affinché i prigionieri possano dedicarsi alla costruzione di un luogo di culto. Inizia così la storia dell’Italian Chapel. Continua a leggere “The Italian Chapel: la Guerra, una Madonna e un cuoricino”
Quei pistola dei rocker – Di rock e fucili
Ciao a tutti. Si lo so, sono sempre un po’ indietro sugli argomenti “caldi”: è una mia prerogativa anche nella vita, arrivo spesso dopo il dovuto (ma arrivo!). E così, anche oggi, quando tutti parlano di Borsa e crisi monetarie, io sono qui a nominare guerra e armi: argomento ormai vecchio, perché – con la crisi borsistica che impazza su tutte le tv e le radio – tutte le guerre nel mondo sono come finite, cadute nel dimenticatoio… O no? 😦
Da vecchio pacifista, e da malato di musica da sempre, so benissimo quanto rock e folk music, e il Soul, siano quasi istituzionalmente sovrapposte con i movimenti per i diritti civili, e con quelli no-war e no-Vietnam: ma “quasi“, appunto. Esiste infatti una piccola frangia di musicisti che, invece, tifa spudoratamente per il diritto (squisitamente yankee) a possedere liberamente qualsiasi tipo di arma, comprese quelle d’assalto. Ed è una presenza che, pur piccola, fa rumore: anche se non dovrebbe, almeno a dar retta ai sondaggi condotti sulla popolazione statunitense!
Ecco, allora, un piccolo elenco dei pochi musicisti (a me noti) che si possono classificare nella categoria dei pro-gun: con l’accortezza che, di per sé, essere appassionati di armi non sempre significa giustificarne la possibilità di acquisto indiscriminato, o peggio ancora l’uso allegro. Continua a leggere “Quei pistola dei rocker – Di rock e fucili”
Il pop italiano e la censura (parte seconda)
Ciao a tutti. Oggi riprendo e concludo il discorso iniziato in questo post, incentrato sui casi più eclatanti di canzoni e autori sottoposti a censura nell’Italia del Secondo Dopoguerra: in quella circostanza avevo guardato agli esempi in cui il “tema bollente”, che aveva fatto tremare le vene ai polsi dei signori censori, era stato – a seconda dei casi – la religione o il sesso. In questa seconda e ultima puntata metto invece nel mirino le canzoni che, per parlare troppo e male di politica, di guerra o di morale pubblica, si erano trovate con un bel timbro “respinto” sopra. Continua a leggere “Il pop italiano e la censura (parte seconda)”
Io non so parlar di musica #28 – “EAA” di Edoardo Bennato
Ciao a tutti, ed eccoci a una nuova puntata della rubrica “Io non so parlar di musica“. Un po’ di cose si intrecciano nel mio ricordo di questo pezzo – “EAA” di Edoardo Bennato… La prima è connessa a Sanremo: per me, vedere Edo con chitarra, armonica a tracolla e grancassa a pedale su quel palco (dove ha cantato “Sono solo canzonette”), è stata una vera goduria, probabilmente la migliore esibizione fuori-concorso del festival; poi, pensando ai tragici venti di guerra che non cessano (e non vogliono cessare), mi è subito venuta in mente questa canzone, che sebbene vecchia di 49 anni sembra scritta oggi; e, infine, un remotissimo ricordo di qualche quiz con Mike Bongiorno, in cui a un concorrente fu chiesto quale canzone di Bennato recasse nel titolo solo tre vocali… Ah, i famosi “cassettini della memoria”. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #28 – “EAA” di Edoardo Bennato”