Ciao a tutti, e benvenuti a una nuova puntata della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1976, anno ricco di drammi politici e sociali (la crisi monetaria, il Colpo di stato militare in Argentina, il Terremoto del Friuli, la nube tossica di Seveso, infiniti massacri in Palestina e Libano), di vagiti tecnologici (la fondazione di Apple, la prima VHS, il primo volo commerciale del Concorde), della vittoria del Toro in Serie A e dell’Italia nella Coppa Davis, di film come “Novecento”, “Taxi Driver”, “Rocky”, La casa dalle finestre che ridono” e “Brutti sporchi e cattivi”… e di un bel mazzetto di ottimi dischi.
Di tutto un po’, e sovente di altissima qualità. I generi rispondono tutti all’appello, dal folk al Soul e alla canzone d’autore: con la Disco Music (Diana Ross, KC and the Sunshine Band, The Trammps) e il pop (ABBA) sugli scudi, un solido Hard Rock (AC/DC, Rainbow, Scorpions) e i primi vagiti dell’Heavy Metal (Judas Priest) a sparare decibel, vecchi leoni che ruggiscono con voce ancora stentorea (Dylan, Led Zeppelin, Lou Reed, Rolling Stones), e alcune delizie di ardua classificazione (Joni Mitchell, Residents, Penguin Cafè Orchestra) a complicare il quadro.
Mentre alcuni generi mostrano un calo fisiologico (il Krautrock è presente solamente grazie ai La Düsseldorf, e il Progressive lentamente declina verso un pop-rock di alta fattura), è in quest’anno, invece, che il Punk, grazie al debutto dei Ramones, mette ufficialmente il piede nella porta: e la storia del rock non sarà più la stessa.