Ciao a tutti, ed eccoci a una nuova puntata della rubrica “Io non so parlar di musica“. Un po’ di cose si intrecciano nel mio ricordo di questo pezzo – “EAA” di Edoardo Bennato… La prima è connessa a Sanremo: per me, vedere Edo con chitarra, armonica a tracolla e grancassa a pedale su quel palco (dove ha cantato “Sono solo canzonette”), è stata una vera goduria, probabilmente la migliore esibizione fuori-concorso del festival; poi, pensando ai tragici venti di guerra che non cessano (e non vogliono cessare), mi è subito venuta in mente questa canzone, che sebbene vecchia di 49 anni sembra scritta oggi; e, infine, un remotissimo ricordo di qualche quiz con Mike Bongiorno, in cui a un concorrente fu chiesto quale canzone di Bennato recasse nel titolo solo tre vocali… Ah, i famosi “cassettini della memoria”. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #28 – “EAA” di Edoardo Bennato”
Domani avvenne: da lunedì 3 marzo 2025 a domenica 9 marzo
Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!
3 Marzo 1966: da un incontro casuale a Los Angeles fra Neil Young e Bruce Palmer da una parte, e Stephen Stills e Richard Furay dall’altra, nascono i Buffalo Springfield: una delle band più influenti nell’alveo del nascente movimento country-rock, con un singolo di punta come “For What It’s Worth” a fissarli nella leggenda. Due le curiosità: il nome della band deriva da un modello di trattore parcheggiato nei dintorni dell’alloggio di Stills; e il veicolo sul quale si muoveva ai tempi Neil Young era un carro funebre Buick del ’48…
4 Marzo 1948: a Londra nasce Chris Squire. Bassista elettrico e cantante, è uno dei membri fondatori della progressive band inglese degli Yes, con cui inizia la carriera nel 1965, ed è presente in tutti i lavori del gruppo. Innovatore dello strumento e delle sue sonorità, dagli amici della band, dopo aver allagato una stanza d’albergo facendo la doccia, fu soprannominato “Fish”!
5 Marzo 1963: a Camden (Tennessee), a soli 31 anni, per un incidente aereo a bordo di un charter, ci lascia Virginia Patterson Hensley, per tutti Patsy Cline. Cantante di spirito country, inizia la carriera nel 1954, e diventa una delle prime leggende del country al femminile: sarà infatti la prima cantante accolta al Country Music Hall of Fame. Sono suoi classici come “Walking After Midnight”, “I Fall to Pieces” e “Crazy”.
6 Marzo 2001: in tribunale compare Robert Podesta, consulente part-time per la sicurezza della cerimonia del Battesimo di Rocco, il figlio di Madonna. Il 21 Dicembre 2000 Robert si era nascosto dietro l’organo a canne della chiesa di Dornoch (Scozia) e da lì aveva filmato la cerimonia, l’interpretazione di Sting dell’Ave Maria, i baci e le congratulazioni, con l’intenzione di vendere successivamente la pellicola ai giornali scandalistici. Ma, ovviamente, era stato beccato!
7 Marzo 1985: per la Columbia esce il singolo “We Are the World“, pubblicato a nome del gruppo collettivo “USA for Africa” con lo scopo di dare sostegno alla popolazione etiope, colpita da una disastrosa carestia. Composto da Lionel Ritchie e Michael Jackson, e prodotto da Quincy Jones, vede fra i partecipanti – oltre ai due autori – Bruce Springsteen, Bob Dylan, Stevie Wonder, Ray Charles, Tina Turner e Paul Simon, e vende oltre 20 milioni di copie.
8 Marzo 1945: a Los Angeles nasce George Michael “Micky” Dolenz. Attore-bambino televisivo, continua da adulto nel piccolo schermo grazie all’intuizione del producer Don Kirshner, che inventa dal nulla e a tavolino la “finta” band dei Monkees: gruppo in cui Micky è uno dei pochi a prestare un reale contributo, come una delle due voci principali.
9 Marzo 1930: a Fort Worth (Texas) nasce Ornette Coleman. Sassofonista, irrompe sulla scena nel 1959, e nel giro di un paio d’anni rivoluziona il lessico jazz tramite ostiche improvvisazioni free form, diventando – suo malgrado – il padre del cosiddetto “Free Jazz”.
Il pop italiano e la censura (parte prima)
Ciao a tutti. Oggi riprendo il filo di una narrazione che, prima per l’Italia Fascista, e poi per l‘Unione Sovietica, aveva affrontato, seppur indirettamente, il discorso su musica e censura: ma sarebbe troppo bello se la censura riguardasse solamente governi dichiaratamente dittatoriali! Anche il Bel Paese del Dopoguerra democristiano ha vissuto – e vive tutt’ora, con governi differentemente orientati – parecchi esempi di “scomunica” culturale: casi che riflettono, del nostro paese, un certo momento storico e l’humus culturale diffuso (o preteso tale), quali sono o meno le sue credenze, i suoi punti ciechi e le vie di fuga. E così ho pensato di proporvene un breve elenco.
No, nessuna discussione teorica: ma una piccola premessa, sì. La censura non è mai una bella cosa, come tutte le proibizioni etiche o politiche: a volte pare necessaria, a volte (poche) lo è, e moltissime volte invece non lo è per nulla. E, come vedremo, spesso è – più che una necessità reale – una preoccupazione preventiva, una marchetta, una pruderie di cui si vuole far bello il censore verso i veri detentori del potere. Una marchetta sovente ridicola, spesso inutile, e quasi sempre controproducente.
Detto questo, chiacchieriamo un po’. Ho diviso i casi più eclatanti di censura musicale a seconda del “tema” che ha scatenato le ire censorie… In questa puntata (sì, perché di carne al fuoco ce n’è molta) parliamo di sesso e religione (due materie che, anche nella cronaca, si trovano spesso abbinate…): nella prossima occasione, invece, di politica, guerra e morale pubblica! Continua a leggere “Il pop italiano e la censura (parte prima)”
In memoriam: Roberta Flack
Roberta Cleopatra Flack (Black Mountain, 10 febbraio 1937 – New York, 24 febbraio 2025)
Domani avvenne: da lunedì 24 febbraio 2025 a domenica 2 marzo
Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!
24 Febbraio 1940: a Paola (CS) nasce Guido Lamberti, in arte Ugolino. Cresciuto a Genova, intraprende presto la carriera di cantante e autore: il suo singolo “Ma che bella giornata” (1968), bissato da “La domenica”, conquista il pubblico con uno stile ironico e surreale. Nonostante la sua carriera declini presto, Ugolino è oggi considerato uno degli antesignani della canzone demenziale italiana.
25 Febbraio 2019: a Londra, a 64 anni, ci lascia il cantante e autore Mark Hollis. Assieme al fratello Ed, nel 1981, Mark fonda il gruppo dei Talk Talk: band di elettro-pop che nel 1984 trova il successo planetario coi singoli “It’s My Life” e “Such a Shame”. Spostatisi verso uno stile più astratto e sperimentale, perdono pian piano consensi, e nel 1992 si sciolgono: Mark, poco a suo agio con la mondanità, al volgere del nuovo Millennio si ritira completamente dalle scene.
26 Febbraio 1955: la prestigiosa rivista statunitense Billboard sancisce, per la prima volta, la supremazia di vendita dei 45 giri (brevettati dalla RCA nel 1949) rispetto ai 78 giri.
27 Febbraio 1890: a New Orleans nasce Freddie Keppard. Cornettista di jazz arcaico, nel ’14 si unisce a Bill Johnson nella Original Creole Orchestra: nel ’15, arrivati a New York, sono avvicinati dalla Victor per un’incisione… Ma Freddie, timoroso che qualcuno possa “copiare le sue note”, non accetta: e perde così l’occasione per diventare il primo musicista a incidere una matrice Jazz! I recordmen saranno infatti la Original Dixieland Jass Band col loro “Livery Stable Blues”, nel 1917.
28 Febbraio 1940: ad Atlanta (Georgia) nasce Joe South. Cantante, chitarrista e bassista di spirito country e folk, attraversa gli anni Sessanta e Settanta fra un’importante carriera solista, quella di autore conto terzi e il mestiere di session man di pregio (Bob Dylan, Aretha Franklin, Johnny Cash). Nel 1970 vince il Grammy per la miglior canzone con “Games People Play”.
1° Marzo 1980: per la Ricordi esce “Uffà! Uffà!“, sesto album di Edoardo Bennato. Pubblicato solamente 15 giorni prima del successivo “Sono solo canzonette”, esibisce un forte eclettismo che spazia dal rock’n’roll al doo-wop, dal canto a cappella a ritmi serrati: il tutto condito da una vis polemica urticante e ironica. La copertina riproduce un disegno del musicista e amico Tony Esposito. In scaletta, oltre alla title track, “Così non va Veronica”, “Sei come un juke-box” e “A Licola”.
2 Marzo 1955: uno dei padri del rock’n’roll, Bo Diddley, incide il suo primo singolo, intitolato – poco modestamente – proprio “Bo Diddley“. In questo brano fa il suo esordio uno dei ritmi più contagiosi di sempre, che Bo – di nuovo, senza alcuna modestia! – marchia col nome di “Bo Diddley Beat”: ritmo che foneticamente si può tradurre con un “chink-a chink-a chink a-chink-chink”, ma se ascoltate la traccia sonora qui linkata, tutto sarà più chiaro. Il singolo, uscito ad Aprile, arriva al primo posto della classifica, e inaugura la fortunata carriera di Bo.
Visto al cinema – “A Complete Unknown”
Ciao a tutti. Che Bob Dylan sia – oltre che un meraviglioso artista – un personaggio che sfugge a ogni tentativo di narrazione è ormai, più che un dato di fatto, un luogo comune. D’altronde è lo stesso Bob a rifiutare categoricamente qualsiasi apparentamento, spesso in modo provocatorio: uomo che non conosce che una posizione – quella di radicale – e che, quando abbraccia una fede, una qualsiasi, lo fa per intero, senza risparmiarsi; ma che è a anche pronto, quando questa fede non lo convince più, a scrollarsela di dosso senza un rimpianto, come cenere da una sigaretta.
Il cinema ha cercato più volte di rendere conto di questa inafferrabilità: sia con documentari in stile cinéma vérité (“Dont Look Back” di D. A. Pennebaker, 1967) sia con film narrativi ma totalmente spiazzanti come “I’m Not There” di Todd Haynes (2007), in cui la figura di Dylan è riflessa come in un caleidoscopio dalle interpretazioni di ben 6 attori differenti, fra cui anche un’attrice femmina (la fuoriclasse Cate Blanchett).
“A Complete Unknown“, sposa invece la tesi opposta: “è possibile”, si chiede il regista James Mangold, “fare un biopic su Dylan secondo le forme del mainstream statunitense?“. Se lo chiede, e lo fa: e, devo dire, ci riesce pienamente. Merito di molti aspetti: di un casting che non fa una grinza, di una regia silenziosa ma sempre a fuoco, di una scenografia che sposa la verosimiglianza senza cadere nel calligrafismo, di una sceneggiatura che – pur scontando qualche inevitabile caduta nel romanzesco – riesce a descrivere benissimo l’ambiente, gli amici, i rivali e gli anni più importanti del nostro caro Bob: quelli compresi fra il suo arrivo al Greenwich Village nel 1961 e il “tradimento elettrico” di Newport, 1965. Cinque anni che valgono una vita intera. Continua a leggere “Visto al cinema – “A Complete Unknown””