I miei dischi dell’anno #24 – Il 2014

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 2014, anno della prima crisi Ucraina (e dopo 10 anni siamo ancora lì, ma molto, molto peggio), dell’abdicazione del re di Spagna Juan Carlos, della vittoria di Nibali al Giro d’Italia, di “Interstellar”, “Snowpiercer” e “12 anni schiavo”, dei massacri a Gaza, Siria e Libia (di nuovo, tanto per cambiare) e – per fortuna – di parecchie canzoni e musica.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”, che chiunque potrà corroborare con le sue conoscenze. Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #24 – Il 2014”

Domani avvenne: da lunedì 18 novembre 2024 a domenica 24 novembre

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

18 Novembre 1954: Ray Charles incide il singolo “I Got a Woman”. Chiaramente ispirato al gospel “It Must Be Jesus” dei The Southern Tones, Ray trasforma il dialogo vocale gospel in un call-and-response latineggiante fra voce solista e sezione fiati, lo carica di un incedere più deciso e di un sound più denso, e converte l’amor sacro dell’originale in un terreno amor profano per la donna richiamata dal titolo. Uno scandalo: ma anche un successo travolgente.

19 Novembre 1964: a circa due mesi dalla pubblicazione, il singolo soul “Baby Love” delle Supremes di Diana Ross raggiunge il primo posto della classifica inglese. Grazie a questa canzone, scritta dal principale team produttivo della Motown, Holland-Dozier-Holland, le Supremes diventano il primo gruppo femminile di sempre a conquistare le chart d’Inghilterra.

20 Novembre 1947: a Wichita (Kansas) nasce Joe Walsh. Cantante e chitarrista, nel ’69 entra nei James Gang, poi passa nei Barnstorm e nel 1976 entra negli Eagles, debuttando con lo storico lp “Hotel California”: band con cui Joe resta sino allo scioglimento, avvenuto nel 1980. Come solista ha inciso 11 album, e ha collaborato in qualità di session man con decine di altri artisti.

21 Novembre 1904: a St. Joseph (Missouri) nasce Coleman Hawkins, uno dei pionieri del sax tenore in ambito jazzistico. Il suo timbro caratteristico, secco e dinamico, è dato dallo “slap tongue”, il colpo di lingua: cui si oppone lo stile soft e melodico del suo grande rivale, Lester Young. Dopo una tournée europea – in cui è accolto dai fans come un eroe – torna in patria, e registra il suo brano simbolo, “Body and Soul”: strumentale che tira le fila di tutte le precedenti ricerche di Coleman in un unico, grandioso, assolo di 64 battute.

22 Novembre 2021: nella natia Roma, all’età di 76 anni, muore Paolo Pietrangeli. Figlio del regista Antonio, negli anni Sessanta inizia a scrivere e cantare canzoni con forti riferimenti politici, alcune delle quali divengono veri e propri inni di protesta: famosissime sono “Valle Giulia” e soprattutto “Contessa”. Parallelamente all’attività di cantante, esercita anche il mestiere di aiuto-regista e regista, cinematografico e televisivo.

23 Novembre 2008: il primo album della cantante britannica Leona Lewis, “Spirit“, arriva al primo posto della classifica di madre patria. L’album ha stabilito, all’epoca, il record per le più alte vendite sul canale digitale in una settimana per un artista al debutto assoluto, e con i suoi 7 milioni di copie è stato il sesto più venduto nel mondo nel 2008.

24 Novembre 1991: a New York, a soli 41 anni, stremato da un tumore al cuore, ci lascia Paul Charles Caravello, in arte Eric Carr. Figlio di immigrati siciliani, per imitare il suo idolo Ringo Starr si fa comprare una batteria, e si sistema dietro alle pelli in alcune band amatoriali. Nel 1980, dopo un’audizione indetta per trovare un sostituto all’appena fuoriuscito Peter Criss, entra in pianta stabile nei Kiss, adottando il travestimento della volpe.

Visto al cinema – “Talking Heads – Stop Making Sense”

Ciao a tutti. Ci sono gruppi di cui conosco bene, a volte benissimo, l’intera discografia; e ci sono band di cui ho ben presente parecchi brani, ma senza averne una visione d’insieme. Ecco, i Talking Heads rientrano in quest’ultima categoria: mi piacciono parecchio, sono affascinato dalla figura del leader, David Byrne, canticchio alcuni pezzi, ma non sono mai andato oltre a un ascolto episodico… Lacuna che da tempo volevo colmare.

E’ stato con questo spirito che lunedì sera, assieme all’amico Silvio (che invece conosce molto bene Byrne e soci), e le rispettive consorti, sono andato al cinema a vedere lo storico film-concertoStop Making Sense“: la ripresa di tre spettacoli tenuti a Los Angeles nel Dicembre 1983, pubblicata originariamente nel 1984 come film e relativa colonna sonora e – 39 anni dopo, al termine di un bel lavoro di ripulitura, integrazione e rimasterizzazione – uscita nuovamente in sala.

Sono subito costretto a correggermi: questo non è un film-concerto qualsiasi! Primo, perché i Talking Heads sono un gruppo tutt’altro che scontato o banale; secondo, perché alla regia siede Jonathan Demme, che i più ricorderanno per “Il silenzio degli innocenti”, “Philadelphia” e “The Manchurian Candidate”. Quindi, se film anomalo doveva essere, film anomalo è stato! E fin dai primi fotogrammi.

Continua a leggere “Visto al cinema – “Talking Heads – Stop Making Sense””

Domani avvenne: da lunedì 11 novembre 2024 a domenica 17 novembre

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

11 Novembre 1929: a Chicago nasce Delores Evans, in arte LaVern Baker. Cantante di spirito rhythm and blues, nel 1953 firma con la Atlantic Records: grazie al suo eclettismo vocale,  sforna un paio di novelty di straordinaria fama come “Tweedlee Dee” e “Jim Dandy”, fra i primi rilevanti crossover della storia. La Baker, fra il 1966 e il 1988, grazie alla sua fama, sarà chiamata a ricoprire la carica di responsabile per l’intrattenimento del Corpo dei Marines.

12 Novembre 1936: a New York nasce Mortimer “Mort” Shuman. Pianista e autore di origine polacca, nel 1957 incontra il cantante appassionato di blues “Doc” Pomus, e con lui fonda un sodalizio che macina successi in proprio e conto terzi (“Save the Last Dance for Me”, “A Mess of Blues”, “Young Blood” e “Lonely Avenue”). Dal ’65, lasciato Pomus,  Mort si dedicherà all’astro parigino Johnny Hallyday e ad altri cantanti di lingua francese.

13 Novembre 2016: a Nashville, all’età di 74 anni, ci lascia Claude Russell Bridges, in arte Leon Russell. Polistrumentista, autore e produttore, nella sua carriera – iniziata come session man, e poi sviluppatasi in modo autonomo – ha composto alcuni top single come “A Song for You”, “This Masquerade” e “Tight Rope”, ha suonato negli album di Beach Boys, Dylan, Sinatra, Tina Turner, Rolling Stones, Joe Cocker, Eric Clapton, Ray Charles, e ha avuto anche una carriera solista di buon livello.

14 Novembre 1969: “Sugar Sugar“, singolo dei The Archies, arriva in vetta alla classifica inglese. Scritto dall’autore e producer Jeff Barry, e interpretato dalla band fittizia dell’omonima serie tv statunitense, stabilisce un record: è il primo brano intestato a un gruppo di personaggi tratti da un cartoon a raggiungere la cima di una chart! Successo internazionale, spacca le classifiche anche in Sudafrica, Canada, Brasile, Svezia e Messico.

15 Novembre 1963: a Chicago nasce Jay Bennett. Polistrumentista, autore e producer, dopo l’esperienza nei Titanic Love Affair, nel 1994 entra nei Wilco: band seminale del filone Alternative, nata dalle ceneri degli Uncle Tupelo, e con cui Jay resta sino al 2001.

16 Novembre 2002: i Rolling Stones suonano per la festa del sessantesimo compleanno  del multimiliardario texano David Bonderman, tenuta all’Hard Rock Hotel di Las Vegas. Il cachet è (giustamente!) di tutto rispetto: 4 milioni e quattrocentomila sterline.

17 Novembre 1990: per la CBS esce “Oltre“, undicesimo album di Claudio Baglioni. Registrato e prodotto durante lunghi e tormentati tre anni, è considerato il suo lavoro più complesso, articolato e maturo. Sottotitolato “Un mondo più uomo sotto un cielo mago“, si basa su poema epico dello stesso Baglioni intitolato “Guscio”, in cui l’alter ego dell’autore – Cucaio – ripercorre a ritroso la sua biografia, alla ricerca delle proprie radici: fra pop, world music, flusso di coscienza e arrangiamenti articolati, ospiti internazionali e grafiche studiate, troviamo in scaletta grandi classici come “Dagli il via”, “Naso di falco” e “Mille giorni di te e di me”.

Io non so parlar di musica #26 – Wuthering Heights

Ciao a tutti. Per la rubrica “Io non so parlar di musica” oggi tiro fuori dal cappello un brano di Kate Bush del 1978: me lo ricordo bene, per radio, e mi ricordo anche che all’epoca non è che mi piacesse molto… Ma con gli anni è diventato uno dei miei preferiti.

Kate scrive la canzone a 18 anni, ispirata dalla visione dell’omonimo film, “Wuthering Heights” (“Cime Tempestose”), a sua volta tratto dal romanzo di Emily Brontë: incuriosita dalla storia e dal soggetto, scopre di avere in comune il nome della protagonista (Catherine – Kate) e la data di nascita della Brontë (30 luglio)… E affida a questo piccolo e grande segno del destino il titolo di quello che sarà il suo singolo di debutto assoluto.

Come spesso accade nei capolavori, il passaggio da idea a realizzazione è poco più che fulmineo, e infatti la Bush scrive il pezzo nell’arco di qualche ora. E se dico capolavoro non lo dico casualmente: so che Kate Bush può avere (e ha) un timbro vocale particolare di non immediata presa, una specie di voce sopranile che può piacere o dar fastidio… Ma forse l’unica adatta a cantare un pezzo che – per quanto mi riguarda – è una delle canzoni pop più complesse e difficili della storia, ricca com’è di tempi composti e di svolazzi su e giù dal pentagramma.

Il pezzo va a finire sul suo album d’esordio (“The Kick Inside“), ed è proprio Kate a imporre alla EMI questa canzone per il lancio commerciale del vinile: e ha ragione, tanto che “Wuthering Heights” raggiunge il primo posto nelle classifiche di diversi paesi, Italia compresa, e fa di Kate la prima artista femminile a piazzarsi al primo posto della hit parade inglese con una canzone a propria firma.

Un brano complesso e meraviglioso, una ballad ondeggiante e magica, quasi arcana, e che spesso – fra mille brividi – mi trovo ad accompagnare i miei pensieri: e che ora vi propongo, attraverso un videoclip un po’ datato, sì, ma figlio del suo tempo.

Come sempre, la parola alla musica. Buon ascolto!

Kate Bush  – “Wuthering Heights

Tratto da “The Kick Inside” (1978)

Domani avvenne: da lunedì 4 novembre 2024 a domenica 10 novembre

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

4 Novembre 1954: a New York, all’età di soli 46, per le complicazioni di una polmonite, ci lascia Oran Thaddeus “Hot Lips” Page. Trombettista jazz di impronta swing, ma anche cantante, nel 1932 si unisce alla band di Bennie Moten, per poi proseguire assieme a Count Basie e al suo mito Louis Armstrong: un vero caposcuola.

5 Novembre 1974: a Jacksonville (North Carolina) nasce Ryan Adams. Cantante e autore, passa alla carriera solista nel 2000, con un debutto debitore di Dylan e Neil Young, per poi approdare a quel genere spurio a cavallo fra country, rock del Sud, folk e soul denominato “Americana”. Molti i dischi prodotti assieme ai The Cardinals, e molte le candidature ai Grammy Awards.

6 Novembre 1954: a Lagonegro (PZ) nasce Giuseppe Mango. Cantante dalla precoce vocazione, è notato da Renato Zero ed entra nella scuderia RCA, con cui nel 1976 effettua un debutto discografico che passa pressoché inosservato: ma dopo l’incontro con Mogol e Mara Maionchi la sua carriera prende il volo. Mango perfeziona uno stile eccentrico, caratterizzato da una voce in perenne semi-falsetto, e da uno stile in bilico fra world music, pop e folk: “Oro”, “Lei verrà”, “Bella d’estate”, “Come Monna Lisa” e “La rondine” i brani più famosi, ma molti altri quelli scritti per illustri colleghi, come Loretta Goggi, la Bertè e Mia Martini.

7 Novembre 1967: in risposta a un annuncio letto sul New Musical Express per la ricerca di autori e compositori, il giovane Reginald Dwight (il futuro Elton John), cantante e autore, e Bernie Taupin (paroliere) firmano il contratto con la DJM Publishing… E da allora hanno scritto e registrato assieme oltre 30 album!

8 Novembre 2019: a Roma, all’età di 84 anni, muore Alfredo Antonio Carlo Buongusto, in arte “Fred” Bongusto. Di origine molisana, dopo l’usuale gavetta ottiene successo nel 1962, con la sua “Doce doce…”: cantante dalla voce profonda e suadente, sul modello dei “cantanti confidenziali” alla Dorelli e Martino, scrive e interpreta una serie di sempreverdi “da night”, nostalgici e romantici, come “Una rotonda sul mare”, “Malaga”, “Spaghetti a Detroit”, “Balliamo”… Ma è di rilievo, seppur meno nota, la sua produzione funky, samba e bossanova, e le collaborazioni per il cinema.

9 Novembre 1952: a Londra nasce Dennis Stratton. Promessa del calcio, in piena adolescenza sceglie però la chitarra elettrica: dopo il solito passaggio in band semi-amatoriali, nel 1979 accede alla corte di Steve Harris, che lo accoglie negli Iron Maiden: con la Vergine di Ferro incide l’omonimo album di debutto, ma abbandona subito la nave. Inizia così una carriera da vagabondo del rock a tinte forti, ospite di diverse band del metal inglese, ma senza mai tornare ai fasti del suo momento d’oro.

10 Novembre 1969: per la Warner Bros. esce “Live/Dead“, primo album dal vivo dei californiani Grateful Dead, e uno dei massimi esempi di psichedelia rock. Ricco di divagazioni ed erratiche improvvisazioni strumentali, vede nella lunghissima “Dark Star” (23 minuti) il suo capolavoro: performance essenziale e penetrante, morbida e ispida, carnale e cosmica, la summa del pensiero e della pratica musicale senza confini dei Dead.