Io non so parlar di musica #19 – The Cure

Ciao a tutti. Oggi, per la serie “Io non so parlar di musica“, mi rivolgo a un’estate di parecchi anni fa… Il 1986, per la precisione, una delle molte estati in cui passavo le ore più calde in compagnia di due amiche (mai che siano diventate altro, figurati) a vedere DeeJay Television. Fra Michael Jackson, Madonna e Duran Duran (mai stati davvero la mia passione) ogni tanto si infiltrava qualcosa di diverso, che mi colpiva e mi faceva stare incollato alla tv: “Close to Me“, dei Cure, ad esempio.

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Io non so parlar di musica #18 – Gerry Rafferty

Buongiorno a tutti!

La canzone di cui vi parlo oggi per la rubrica “Io non so parlar di musica” – “Baker Street” – fa parte di quel gruppo curioso di brani che tutti, più o meno, abbiamo nelle orecchie, ma di cui spesso non sappiamo dire autore o titolo. Ora, con le risorse offerte dalla rete e dalle app, ĆØ più facile capirci qualcosa, e con le ultime release di Google basta anche solo fischiettare il motivo: ma non troppo tempo fa l’unica era chiedere a quelli meglio informati.

E cosƬ fu, una mattina dei primi anni Dieci: in ufficio era estate, non era ancora scattato l’orario, ed eravamo solo in tre. Mi ritrovai a fischiettare un motivo, famosissimo: “Ma cos’ĆØ giĆ ?”. E chi lo sa… Ed ecco che Monica alza il telefono, chiama un suo amico, gli canticchia qualche nota, e arriva la risposta: “Baker Street“, di Gerry Rafferty. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #18 – Gerry Rafferty”

Visto al cinema – “Roger Waters – This Is Not a Drill”

Frastornato di nostalgia, entusiasmo, decibel, analisi e emozioni: sono uscito cosƬ dalla visione di “This Is Not a Drill“, concerto dell’ex Pink Floyd Roger Waters alla O2 Arena di Praga, e trasmesso in streaming in 50 paesi, in circa 1500 cinema.

I Pink Floyd sono una delle passioni musicali più forti della mia vita, e una delle due band di cui conosco quasi a memoriaĀ  discografia, testi, musiche e aneddoti: e questo dall’etĆ  di 20 anni, in buona parte in tandem col mio amico Silvio con cui, se ricordate (e se non lo ricordate, leggete qui) anni fa avevo passato un weekend nell’ascolto intensivo della loro intera discografia: e con cui, manco a dirlo, giovedƬ sera sono andato al cinema per l’evento.

Il tour di Roger Waters si intitola, appunto, “This Is Not a Drill”: da bravo ignorante ci ho messo un po’ a capire il significato del titolo, tratto in inganno da una delle tante traduzioni possibili di “drill”… Che in questo caso non significa “trapano”, ma “esercitazione” šŸ™‚ Si, ora ĆØ chiaro: “Questa non ĆØ un’esercitazione“: non lo ĆØ la vita, in generale, che spesso non lascia scampo alle scelte sbagliate; e non lo ĆØ questo momento storico, in cui più che mai si ha l’idea di camminare su un crinale, sicuri che un passo sbagliato potrebbe portare davveroĀ alla fine.

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Io non so parlar di musica #17 – Francesco Baccini

E’ da tanto che non pensavo a Francesco Baccini: me lo ricordo quando, non ancora famoso e senza un disco alle spalle, venne in un piano-bar della mia cittĆ , che abitualmente frequentavo, per una serata… Quella volta, chissĆ  perchĆ©, non andai: ma un mio amico, che invece era presente, ne fu folgorato, e me ne parlò con accenti entusiastici. La carriera di Baccini, dopo in paio d’anni, partƬ forte, ma rallentò presto: e dopo il terzo disco, “Nomi e Cognomi“, il grande pubblico iniziò a trascurarlo.

Non conosco a sufficienza dischi e storia per trovare motivi e cause: qualcuno parla di calo di ispirazione, altri di ostracismo politico dei discografici. Sinceramente non so, può essere tutto o nulla, come semplicemente che il suo stile – ironico, leggero, con uno spessore strumentale importante e tutt’altro che banale, ma anche un pizzico retrò – alla fine abbia disamorato il grosso degli ascoltatori. Fatto sta che, a livello mainstream, di Baccini si perdono velocemente le tracce: riemerge nel 2005 nel reality “Music Farm“, ma alla fine si parla più della sua bestemmia (per cui venne espulso) e della love story con Dolcenera che del resto. E per un musicista non ĆØ granchĆ©! Continua, ovviamente, e anche oggi, a suonare, scrivere e fare serate: ma non certo coi numeri dei tempi d’oro.

Ed ĆØ un peccato, perchĆ© Baccini era un cantante e autore originale, pungente e simpatico: di un’ironia non certamente adatta, questo sƬ, ai deliri politically correct di questi ultimi anni. Ma ve la immaginate, oggi, “Le donne di Modena“? “Le donne di Modena accettano un invito, eĀ non ĆØ il caso di essere il marito… Ma tutte fanno da mangiare, sanno cucinare, odiano stirare, e san far l’amore“. E anche “Figlio unico“, signora mia: ma questo come si permette di dire “Ma non sai che io sto cercando una che non parli, che cucini, che mi stiri le camicie e mi lavi anche i calzini”?

A suo modo, anche “Fotomodelle” – il brano che propongo oggi, tratto dal suo album d’esordio, “Cartoons” – sarebbe criticato: eppure dice, con un bel po’ di presa in giro, parecchie veritĆ … O, se non proprio veritĆ , una serie di luoghi comuni che ad essa ben si attagliano! Brano veloce, ritmato, simpatico e tagliente, che strizza l’occhio allo ska e al cabaret: niente di trascendentale, ma merita di sicuro un ascolto!

Francesco Baccini – “Fotomodelle

Tratto da “Cartoons” (1989)

The Beatles – “Please Please Me”

Sessant’anni possono essere pochi, tantissimi, o niente… Per una persona, sono spesso una buona fetta di vita; per un ragazzo d’oggi sono un tempo che equivale, più o meno, all’etĆ  della pietra; e per un buon disco, a volte, un nonnulla.

Sessant’anni fa, proprio oggi, la Parlophone – succursale della EMI – metteva sul mercato il primo album dei Beatles: intitolato “Please Please Me“, seguiva il singolo d’esordio “Love Me Do” (pubblicato a Ottobre ’62) e ripeteva il titolo dell’omonimo 45 giri uscito due mesi prima. Le aspettative erano alte: il singolo “Please Please Me”, come pronosticato dal producer George Martin, era arrivato al primo posto, e negli uffici di Londra si capiva che qualcosa bolliva in pentola. E cosƬ fu: dando il via a una carriera di straordinario successo e, ancor più importante, a una valanga destinata a travolgere e cambiare per sempre la musica pop. Continua a leggere “The Beatles – “Please Please Me””

Io non so parlar di musica #16 – Domenico Modugno

Questa puntata della serie “Io non so parlar di musica” parte da una riflessione: che passare dalĀ sublime al banale, a volte, ĆØ questione di un attimo. Ne ho avuto la prova qualche settimana fa: dalla tv, in sottofondo, sento la voce della Gerini che fa la pubblicitĆ  a una pasta; e, nel farlo, usa, cambiando parole e tono, una vecchia canzone di Domenico Modugno, “Vecchio frack“.

Una delle più belle canzoni italiane di sempre, per quanto mi riguarda: malinconica, impressionistica, delicata e crudele, capace di emozionarmi come poche altre. Ispirata al sospetto suicidio diĀ Raimondo Lanza di Trabia, era un brano amato particolarmente da mio padre: e, anche se capisco benissimo che “business is business”, sentirlo appiccicato a una pastasciutta, ecco, un po’ di fastidio me l’ha dato. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #16 – Domenico Modugno”