I miei dischi dell’anno #16 – Il 1993

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1993, anno dello scioglimento della Cecoslovacchia, dell’arresto di Totò Riina, dell’assassinio di Don Puglisi, del “lancio” delle monete a Craxi, e del “caso Bobbitt” (sì, il più famoso evirato della storia!)… e, ma va’, di non poche delizie sonore.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”: e sono sempre tante, forse troppe! 🙂 Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #16 – Il 1993” →

I miei dischi dell’anno #15 – Il 1983

Ciao a tutti. E benvenuti a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1983, anno dei primi Campionati Mondiali di Atletica Leggera, della nascita del protocollo Internet, dell’incendio al cinema Statuto di Torino, della scomparsa di Emanuela Orlandi, della prima chiamata con cellulare mobile, del ritiro di Borg dal tennis, di “Scarface”, “Una poltrona per due” e “Flashdance”… E di un sacco di pepite a sette note.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”: va da sé, proposte dopo astute e inappuntabili riflessioni. 🙂 Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #15 – Il 1983” →

Le Canzoni della Fronda: la sottile arte della presa in giro del Potere

Ciao a tutti. Con questo post, concludo la trilogia dedicata alla canzone durante il Fascismo: dopo la parte incentrata sui rapporti con la musica estera, e quella sulle canzoni di propaganda, ora mi occupo delle cosiddette “Canzoni della Fronda“. Si tratta di brani che, apparentemente leggeri e disimpegnati, in realtà nascondono (o potrebbero nascondere) una presa in giro del Regime, delle sue azioni e dei suoi luogotenenti. Continua a leggere “Le Canzoni della Fronda: la sottile arte della presa in giro del Potere” →

Gli inni di propaganda del Ventennio

Ciao a tutti! Passato bene il 25 Aprile? Data che viene proprio a fagiolo, visto che in questo post proseguo la mia breve storia dedicata alla canzone durante il Fascismo: ora tocca agli immancabili inni di propaganda del Ventennio. Ma sia chiara una cosa: questo NON è un post filo-fascista.

  • Giovinezza, giovinezza!

Per un regime come quello fascista, che punta molto sull’inquadramento militare della popolazione, e sulla retorica patriottarda, nulla è meglio che qualche bella canzone di propaganda, che sollevi gli animi e faccia da colonna sonora alle onnipresenti marce militari… Ma, innanzitutto, occorre un inno ufficiale per il Partito.

Fra gli inni di propaganda del Ventennio spicca una canzone che, nel ’25, ha una quindicina d’anni alle spalle: e che, nella sua storia, ripropone i mutamenti sociali che hanno portato al Regime fascista. “Giovinezza” (perché di questo stiamo parlando) inizia come canzone goliardica dei giovani interventisti (1909), due anni dopo diventa l’inno dei reparti alpini e poi dei reparti d’assalto degli Arditi (1917); passano due anni, e sono gli Squadristi ad appropriarsene. Nel 1925, infine, diventa l’inno trionfale del Partito Nazionale Fascista, e il secondo inno del Regno d’Italia (il primo era la Marcia Reale): tanto che, nelle cerimonie ufficiali, occorre eseguirle entrambe. Il testo è molto chiaro, nella sua retorica didascalica: “Dell’Italia nei confini son rifatti gli italiani li ha rifatti Mussolini per la guerra di domani. Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza nella vita e nell’asprezza il tuo canto squilla e va“.

E’ noto l’episodio del 1931, in cui Arturo Toscanini rifiuta di suonare “Giovinezza” prima di un concerto ed è insultato, assalito e preso a schiaffi da un gruppo di squadristi: in tutta risposta, Toscanini lascia il paese, per tornarvi solo dopo la Guerra. Un “Hombre Vertical“, lo chiamerebbero oggi in Spagna! E di sicuro con molta più spina dorsale di tanti impettiti gerarchi. Continua a leggere “Gli inni di propaganda del Ventennio” →