Uno speciale pomeriggio normale

Ciao a tutti. Oggi non parlo di musica: cosa strana, per questo blog, ma non del tutto inconsueta. Nessuna emergenza o sfiga, nessun allarme o evento eccezionale da raccontare: ma la cronaca di un pomeriggio normale, eppure speciale.

E’ sabato, sono in visita da mia madre, come tutti i weekend: ha 86 anni, e mi fa piacere passare una giornata con lei, nonostante la testa dura. Mi fa piacere, si: ma oggi, chissà perché, mi sento nervoso e ho bisogno di un po’ d’aria; e, visto che ha smesso di piovere, me ne vado a fare un giro. E’ pomeriggio. Bighellono per le vie della mia città natale senza una meta precisa, giusto per sentire quest’aria leggera del dopo pioggia, che tanto mi piace: così come mi piace l’atmosfera di provincia, che sa di passato, di strade un po’ storte, di gente che si saluta con un cenno, e di saracinesche di negozi che sferragliano… Come direbbe il mio illustre concittadino, “quelle drogherie di una volta, che tenevano la porta aperta davanti alla primavera“.

Svolto in una via laterale, e mi trovo davanti alla Chiesa di San Martino: ci sarò entrato due volte in vita mia, e ne ho solo un vago ricordo. E’ ancora presto ma il portone, stranamente, è aperto: scosto il velluto viola, metto il viso dentro, butto un occhio e, dalla mia destra, giunge una voce… “Buongiorno“. Su una sedia di plastica, in un angolo, c’è un uomo: un signore d’età, piccolino, robusto, con un giubbotto, un berretto di lana e due bei baffi, mi saluta. Simpatico. “Buongiorno a lei. Sa, pur essendo nato qui, è da tanto che non entro in questa chiesa…“, faccio, quasi a giustificarmi. “Ha fatto bene. Sa che questa, per importanza, è la terza chiesa della città? Se vuole, facciamo una visita“. Continua a leggere “Uno speciale pomeriggio normale”

E ora, diamo i numeri! (2023)

Buongiorno a tutti. So che non vedevate l’ora, lo so… E finalmente sarete accontentati! Per voi, solo per voi (perché a me cosa mai interesserà :-)) ecco qualche pillola statistica sul mio Blog per l’anno 2023… Numeri, dati, e cose amene!

Al 14 Gennaio il mio “posto speciale” compie 5 anni: anni in cui ho pubblicato (a seconda delle opinioni) tanto, poco, o così così… Per me, fra lavoro, famiglia e altre attività hobbistiche parallele, 2 post alla settimana sono il massimo possibile: ciò si riflette in un numero di post annui che si aggira sul centinaio. Nel corso del 2023, infatti, sono usciti 110 post, per un totale di 6879 visualizzazioni e 4406 visitatori, con un calo rispetto al 2023 (in termini di visualizzazioni) di circa 800 click. I “mi piace”, invece, sono stati 1294: in pratica, ogni post ha ricevuto più o meno 11-12 pollici su. Continua a leggere “E ora, diamo i numeri! (2023)”

Un carroattrezzi per due – Il mio film di Natale

Ciao a tutti. Si si, sto bene, benissimo… Ma l’auto proprio no!

Eh si perché proprio il giorno di Natale, mentre stavo facendo – come sempre – la spola in Piemonte, fra la città di mia madre, la città dove vivo e la città degli suoceri, è capitato un bel dabadam!

Provo a farla semplice. Dunque, sulla mia Ibiza ci siamo io e la mamma, e stiamo andando dagli suoceri, dove la mia signora ci sta aspettando per il pranzo, assieme a sorella, cognato e nipote (e cagnolina). Sono circa le 11, non abbiamo fretta, in autostrada si viaggia bene: sul retro, il pacchetto coi ravioli del plin, il nostro piccolo contributo gastronomico. Sono in tangenziale, prendo la corsia di decelerazione, al cui termine c’è un semaforo che, tramite un grosso incrocio, immette sulla strada provinciale: mentre mi avvicino, il semaforo resta verde… Rallento, passo il semaforo, inizio a svoltare e accedo all’incrocio quando “SBAMM!“, un’auto che arriva da sinistra mi centra, altezza ruota posteriore. La mia auto fa un mezzo giro, e si ferma proprio vicino all’isola spartitraffico. Continua a leggere “Un carroattrezzi per due – Il mio film di Natale”

Il juke box dei ricordi

Ottobre, per me, è un mese zeppo di ricordi e date care: e, in particolare, la seconda decade. Mio padre è nato il 13, mia madre il 17, si sono sposati il 14, e in più la Mia Signora fa gli anni il 19! Quest’anno, se ci fosse stato, mio padre avrebbe compiuto 100 anni: e così sabato mattina (giorno del loro anniversario) sono tornato in città, con la mamma siamo andati assieme al cimitero, e poi a mangiare qualcosa… Per l’occasione ho scelto la trattoria del paesello di campagna dove ho passato le estati dai 6 ai 29 anni. Un posto che, per motivi diversi, ci suscita tanti ricordi: molti piacevoli, qualcuno spassoso, altri nostalgici e altri ancora (pochi, per fortuna) dolorosi… Un paesello davvero piccolo: una frazione di frazione in pieno Monferrato, che conta si e no centocinquanta abitanti, ma che ha appunto una trattoria.

Aperta nel 1979 come bar e negozio, pian piano, grazie al figlio minore e all’inossidabile mamma, si è trasformata in un piccolo ristorantino dove trovare i classici piatti piemontesi, poca scena e tanta sostanza. Io ci ero tornato un paio di volte: ma mia madre era da 30 anni che non ci passava nemmeno davanti. E’ stato bello che mamma e figlio (noi) incontrassero, dopo tanto tempo, figlio e mamma (loro): tanti ricordi, chiacchiere, “ma come sta bene“, “non siete cambiati per niente“, “anche voi non scherzate“, un abbraccio… E l’immancabile flash!

All’ingresso, ora come allora, c’è ancora il vecchio juke box. Un apparecchio – così mi racconta il “ragazzo di 52 anni” – che risale al 1969, e comprato quando aprirono il locale: e, anche se spento, ancora funzionante. Mi ricordo di tante, tante sere passate al bar, a prendere un gelato, e a mettere 100 (o 200?) lire nel macchinario, per ascoltare una canzone assieme agli amici del cortile: e molte di quelle canzoni sono ancora lì, a fianco degli immancabili pezzi di liscio e dei ballabili anni Sessanta. Ecco qualche foto (la qualità è quella che è…) Continua a leggere “Il juke box dei ricordi”

La montagna perché

Amo la montagna.

Non che non ami il mare, ma certo non la “vita da mare”. Non mi piace l’aria del mare in estate, e i vestiti che a fine giornata sanno di salsedine e creme solari. Davanti al mare mi perdo a osservare e ascoltare le onde, ma mai mi viene da tuffarmici dentro, per caldo che faccia: ero così a 1 anno, sono così a 55. Mai piaciuta la spiaggia, con ombrelloni e tutto il resto: nulla da dire a chi la preferisce, ovviamente, ma non è il mio mondo. Diversa sarebbe una spiaggiona oceanica, da godersi nel silenzio, al mattino presto o al tardo pomeriggio, camminando lentamente sulle sue distese: ma non le spiagge tirreniche o adriatiche di Luglio. C’è poco da fare, sono uno “di terra”: nel cibo (il pesce lo mangio ma non lo cerco: per me un branzino vale tanto come un agnolotto!) e nell’istinto.

Amo, invece, la montagna: amo il suo fresco, la solennità dei profili rocciosi, il verde dei prati. Mi piacciono le chiazze di luce nei boschi, il rumore dei passi sui sentieri, il silenzio assoluto della sera, e la velocità con cui cambia il tempo.

Camminare in montagna, per brevi escursioni (mai fatto alpinismo o ferrate, per dire), mi suscita sentimenti contrastanti, ma che molto rivelano di me: quando immagino la salita sono frenato dalla mia atavica pigrizia, ma poi, allacciati gli scarponcini, e rotto il fiato, mi concentro sul passo, sul respiro, mentre canticchio in loop qualche motivo musicale e mi sincronizzo col suo ritmo… Osservo il sentiero, ogni tanto alzo lo sguardo, in cerca di un’apertura o dell’arrivo, e poi ritorno a guardare in basso: camminare è una piccola forma di meditazione, ed è proprio come la vita, uno slalomare continuo fra speranze, ostinazione, stanchezza, entusiasmo e sudore, fra slanci e fatiche. Se viene il fiatone, rallento, se me la sento accelero un po’, ma non è una gara: nessuno è un campione, e nessuno uno sfigato: ognuno ha il suo passo, che va rispettato e non giudicato. Soprattutto da se stessi.

E arrivo al rifugio: sudato, appagato e affamato. Qualcuno è già seduto, qualcuno parte per andare più sù ancora, altri sono alle mie spalle: mi siedo, mi riposo un attimo, mi guardo intorno, e poi leggo il menù! Ormai vanno di moda rifugi così attrezzati da sembrare ristoranti, e in molti si può arrivare in auto o con gli impianti: ma preferisco quelli un po’ defilati, dove c’è solo un sentiero pedonale, e più di 3 primi e 3 secondi (e già sono tanti!) non si trova. Nelle tavolate condivise a volte scambio due parole con altra gente, notizie su gite da fare, resoconti di quelle fatte, e amenità varie. E se hanno il cane, una carezza è d’obbligo!

E, col caffè in mano, mi godo il panorama, e il fresco: e mai come questa estate ho apprezzato la clemenza dei 20 gradi, mentre sotto ce n’erano 39! Purtroppo, a meno di non essere ciechi, si vedono anche i disastri che questo clima impazzito sta portando: laghi semi-prosciugati, ghiacciai quasi evaporati, e canotte dove prima ci voleva la felpa… Un piccolo, enorme, disastro: temo che ci sia davvero poco da fare, se non perseguire nel proprio piccolo comportamenti il più possibile sensati e rispettosi.

La discesa è facile, riposante, ma raramente entusiasmante: e poi si arriva a casa, una doccia, una sdraio, un libro, qualche progetto per l’indomani, e se capita una pennica. La notte, quasi sempre, sarà riposante e ristoratrice. E il giorno dopo, si riparte.

Si, amo la montagna, anche se non sono un grande escursionista e faticatore: la amo a modo mio, e con riconoscenza. E poi, vuoi mettere un posto dove la gente – nei paesini, sui sentieri e per strada – ancora ti saluta, anche se non ti ha mai visto?

Il Boogie

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Come sapete, su questo bel blog, cui ho l’onore di collaborare, e che consiglio a tutti, pubblico post a tema musicale di taglio storico: quello in uscita oggi fa parte di una serie di articoli che descrivono l’incontro, in terra d’America fra Ottocento e Novecneto, fra la quadratura della musica “perbene” e le anomalie ritmiche d’origine africana, e che vede nel pianoforte un indiscusso protagonista.

La quarta tappa di questo viaggio esplora un genere che, sebbene sia in Italia più conosciuto per l’omonimo ballo, nasce in realtà come performance strumentale di tipo pianistico: il Boogie. Ma sì, quei bei pezzi allegri dal ritmo insistente e battente, e un po’ virtuosistici, col famoso “ostinato di basso”… Comunque, se volete capirne di più, potete dare un’occhiata al post originale. Buona lettura!