La montagna perché

Amo la montagna.

Non che non ami il mare, ma certo non la “vita da mare”. Non mi piace l’aria del mare in estate, e i vestiti che a fine giornata sanno di salsedine e creme solari. Davanti al mare mi perdo a osservare e ascoltare le onde, ma mai mi viene da tuffarmici dentro, per caldo che faccia: ero così a 1 anno, sono così a 55. Mai piaciuta la spiaggia, con ombrelloni e tutto il resto: nulla da dire a chi la preferisce, ovviamente, ma non è il mio mondo. Diversa sarebbe una spiaggiona oceanica, da godersi nel silenzio, al mattino presto o al tardo pomeriggio, camminando lentamente sulle sue distese: ma non le spiagge tirreniche o adriatiche di Luglio. C’è poco da fare, sono uno “di terra”: nel cibo (il pesce lo mangio ma non lo cerco: per me un branzino vale tanto come un agnolotto!) e nell’istinto.

Amo, invece, la montagna: amo il suo fresco, la solennità dei profili rocciosi, il verde dei prati. Mi piacciono le chiazze di luce nei boschi, il rumore dei passi sui sentieri, il silenzio assoluto della sera, e la velocità con cui cambia il tempo.

Camminare in montagna, per brevi escursioni (mai fatto alpinismo o ferrate, per dire), mi suscita sentimenti contrastanti, ma che molto rivelano di me: quando immagino la salita sono frenato dalla mia atavica pigrizia, ma poi, allacciati gli scarponcini, e rotto il fiato, mi concentro sul passo, sul respiro, mentre canticchio in loop qualche motivo musicale e mi sincronizzo col suo ritmo… Osservo il sentiero, ogni tanto alzo lo sguardo, in cerca di un’apertura o dell’arrivo, e poi ritorno a guardare in basso: camminare è una piccola forma di meditazione, ed è proprio come la vita, uno slalomare continuo fra speranze, ostinazione, stanchezza, entusiasmo e sudore, fra slanci e fatiche. Se viene il fiatone, rallento, se me la sento accelero un po’, ma non è una gara: nessuno è un campione, e nessuno uno sfigato: ognuno ha il suo passo, che va rispettato e non giudicato. Soprattutto da se stessi.

E arrivo al rifugio: sudato, appagato e affamato. Qualcuno è già seduto, qualcuno parte per andare più sù ancora, altri sono alle mie spalle: mi siedo, mi riposo un attimo, mi guardo intorno, e poi leggo il menù! Ormai vanno di moda rifugi così attrezzati da sembrare ristoranti, e in molti si può arrivare in auto o con gli impianti: ma preferisco quelli un po’ defilati, dove c’è solo un sentiero pedonale, e più di 3 primi e 3 secondi (e già sono tanti!) non si trova. Nelle tavolate condivise a volte scambio due parole con altra gente, notizie su gite da fare, resoconti di quelle fatte, e amenità varie. E se hanno il cane, una carezza è d’obbligo!

E, col caffè in mano, mi godo il panorama, e il fresco: e mai come questa estate ho apprezzato la clemenza dei 20 gradi, mentre sotto ce n’erano 39! Purtroppo, a meno di non essere ciechi, si vedono anche i disastri che questo clima impazzito sta portando: laghi semi-prosciugati, ghiacciai quasi evaporati, e canotte dove prima ci voleva la felpa… Un piccolo, enorme, disastro: temo che ci sia davvero poco da fare, se non perseguire nel proprio piccolo comportamenti il più possibile sensati e rispettosi.

La discesa è facile, riposante, ma raramente entusiasmante: e poi si arriva a casa, una doccia, una sdraio, un libro, qualche progetto per l’indomani, e se capita una pennica. La notte, quasi sempre, sarà riposante e ristoratrice. E il giorno dopo, si riparte.

Si, amo la montagna, anche se non sono un grande escursionista e faticatore: la amo a modo mio, e con riconoscenza. E poi, vuoi mettere un posto dove la gente – nei paesini, sui sentieri e per strada – ancora ti saluta, anche se non ti ha mai visto?

Il Boogie

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Come sapete, su questo bel blog, cui ho l’onore di collaborare, e che consiglio a tutti, pubblico post a tema musicale di taglio storico: quello in uscita oggi fa parte di una serie di articoli che descrivono l’incontro, in terra d’America fra Ottocento e Novecneto, fra la quadratura della musica “perbene” e le anomalie ritmiche d’origine africana, e che vede nel pianoforte un indiscusso protagonista.

La quarta tappa di questo viaggio esplora un genere che, sebbene sia in Italia più conosciuto per l’omonimo ballo, nasce in realtà come performance strumentale di tipo pianistico: il Boogie. Ma sì, quei bei pezzi allegri dal ritmo insistente e battente, e un po’ virtuosistici, col famoso “ostinato di basso”… Comunque, se volete capirne di più, potete dare un’occhiata al post originale. Buona lettura!

E siamo a 500!

Ciao a tutti! Si, siamo a 500: non follower (ne sono ben lontano), ma post. Questo, come risulta dal file su cui annoto tutto, e come conferma WordPress, è il mio cinquecentesimo post.

Cinquecento in circa 4 anni e mezzo non è una cifra altissima, lo so, ma nemmeno da buttare: significa che ho più o meno mantenuto la media che mi ero prefisso quando aprii questo Blog, e cioè almeno 2 post alla settimana.

Fra quelli che mi seguono ci sono bravissimi blogger capaci di pubblicare almeno 1, se non 2 o 3, post al giorno: io – un po’ per la natura “descrittiva” e specifica delle cose che scrivo, un po’ per il poco tempo a disposizione, un po’ per pigrizia e lentezza – proprio non ce la faccio, a tenere quel ritmo!

L’importante, mi dico, è fare bene una cosa, non quanto (si, lo so, è la solita consolazione, sullo stile di “non contano le dimensioni, ma il saperci fare”) :-): ma, quando pubblico qualcosa, è proprio perché mi interessa, e non per tenere il ritmo. Poi, proprio perché è vero che si scrive per sé, ma anche per gli altri, si apre il discorso su che profondità dare ai racconti e alle analisi: e qui, nel tempo, mi sono accorto che era meglio non esagerare, nelle pignolerie o nel parlare di cose di nicchia. Si sa, se ami un artista, un disco, un autore, parleresti anche di come si è pettinato i capelli quel tal giorno, o se prima di incidere quel talaltro pezzo è andato di corpo: ma mica sono tutti così matti! Meglio, forse, tenermi certe minuzie per quando sarò rinchiuso definitivamente in una cella imbottita, e stare un po’ più sul generico! Se poi ci sono riuscito, tocca a voi dirlo.

Intanto, appunto, sono arrivato a un traguardo significativo: 500. Se do un’occhiata alla statistica, leggo un totale di quasi 26.000 visualizzazioni… Che fa, se non sbaglio, circa 52 visualizzazioni a post. Mi accontento, dai, e un po’ mi faccio anche i complimenti!

E grazie a tutti voi che mi leggete, e continuate a leggermi. E’ bello conoscere gente nuova, con cui scambiare opinioni, chiacchiere, o anche un semplice saluto, e nei cui blog scoprire cose e idee interessanti e divertenti. Non dico, come ipocritamente sostiene il mio megadirettore galattico, che “siete la prima cosa cui penso al risveglio, e l’ultima prima di addormentarmi”: ma siete una parte importante del mio tempo libero, questo sì.

Grazie ancora, e al prossimo post!

 

La canzone del tuo compleanno è…

Ciao a tutti. In questi giorni è stato-è-sarà il mio compleanno (e sono 55… eppure non me li sento!), e colgo l’occasione per segnalarvi un paio di siti utili a sapere quale canzone era al numero uno nella data del vostro compleanno (o, in generale, quale canzone era in testa alle classiche un certo giorno… ma il compleanno è più interessante, dai!). E chissà, magari quella canzone (vista la popolarità che aveva in quel periodo) è pure stata la prima che le vostre orecchie hanno captato: se stelle lontane milioni di anni luce possono (forse…) influenzare il nostro carattere, perché non dovrebbe avere questo potere una canzone?

Siti che danno questa info, ovviamente, ce ne sono parecchi: ve ne indico un paio, che mi sembrano abbastanza semplici e completi. Continua a leggere “La canzone del tuo compleanno è…”

I blogger… Che pizza! Anzi, quattro – Cronaca di un incontro

Come qualcuno saprà, saltuariamente collaboro con il bel portale Blogdellamusica, su cui pubblico preferibilmente post storici: dopo una serie incentrata sulla storia dei supporti di incisione (dischi, cassette, cd ecc), attualmente la mia attenzione è dedicata alla storia del pianoforte dei neri americani, partendo dai primi “fenomeni da baraccone”, fino a giungere al blues del Novecento. La mia collaborazione è nata poco più di 2 anni fa: cercavo un sito dove pubblicare articoli che, per la loro specificità, avrebbero stonato col tono più “moderno” (per modo di dire!) del mio blog, e ho trovato nello spazio di Silvia il posto giusto! Qualche mail, una telefonata, una chiacchierata, e abbiamo iniziato.

Silvia mi è subito parsa una persona aperta, simpatica, curiosa e piena di volontà: ma è sempre stata, per quanto piacevole, una voce al telefono! Sul blog, per quanto ne sappia, non compare la sua foto o il suo cognome: e, in armonia con un (mi pare) rispettabile desiderio di privacy, non ho mai voluto andare oltre. Anche perché Silvia è di Rovigo, io di Torino, mica facile vedersi! Mi bastava la telefonata in cui organizzavamo il prossimo post, e le tirate d’orecchie via mail con cui mi ricordava le sue necessità di editing: per me, abituato a scrivere in forma libera, è stata spesso una fatica, ma il blog è suo, e ha tutto il diritto di pretendere le sue regole.

Dopo due anni, finalmente, è nata l’occasione per incontrarsi: mentre, con la mia metà, ero in gita per due giorni nella bella Ferrara (che dista da Rovigo una trentina di km) ho pensato di proporre una pizza… Lei ha trovato un posto più o meno a mezza strada, e due domeniche fa ci siamo finalmente visti. C’era un bell’acquazzone, e con la mia signora al fianco abbiamo con qualche difficoltà raggiunto il posto: “ma come ci riconosceremo?”. Facile! Entri, guardi in giro, due persone ti osservano con discrezione, tu ricambi, aspetti un attimo… “Silvia?” “Francesco?” Un sorriso, una stretta di mano, un “andiamo”, e la birra era già sul tavolo. Continua a leggere “I blogger… Che pizza! Anzi, quattro – Cronaca di un incontro”