Family, Genesis e Marillion: good vibrations (prima parte)

Gemelli diversi

“Senti Robert Plant com’è ancora in gamba”. Il mio pusher di musica preferito mi apostrofò così, quella mattina. Rimasi di sasso: le casse rimbombavano delle note di “Celebration Day”, e il buon Robert strillava come se trent’anni di ugole strapazzate non fossero mai passati. Mentre mi trastullavo fra il riff traboccante slide di Page e il balbettante “My, my, my, I’m so happy” di Plant, il tipo si mise a ridere e mi mostrò il cd: era “Live at the Greek”, di Jimmy Page e i Black Crowes… E la voce, ovviamente, non era di Robert, ma di Chris Robinson: che, senza nessun artificio mimetico, si stava candidando all’Oscar di miglior imitatore di sempre di Plant.

Ecco, questo pippone introduttivo serve semplicemente ad arrivare al cuore di questo articolo: le voci simili. Anzi, una nicchia specifica, e che con gli Zep non c’entra un tubo: le voci simili nel Prog. Perché sembrerà strano, ma fra il ’68 e il 71, in pieno florilegio Progressive, una mission schizofrenica impegna i vocalist dei gruppi inglesi: essere i più originali possibile, e copiarsi contemporaneamente l’un l’altro.

I Farinas (ma che nome del pettine…) sono una soul-blues band amatoriale, nata nel ’62 fra le mura dell’Art College di Leicester: dopo quattro anni di cazzeggio, nel ’66 entra in formazione Roger Chapman, per gli amici “Chappo”, che ha come ambizione quella di cantare come Little Richard e Ray Charles… In effetti, dovendo scegliere, tanto vale puntare in alto. Fra le serate al Marquee e al The 100 Club, i cinque – che ora hanno assunto il definitivo nome di Family – prendono coraggio, e avvicinano il produttore Jimmy Miller, che li introduce alla Reprise Records e li switcha su Dave Mason dei Traffic, che cura le session del primo lp. “Music in a Doll’s House” esce a luglio ’68 e “brucia” l’idea di Lennon, che voleva intitolare l’imminente uscita dei Beatles “A Doll’s House” (e che dovrà ripiegare sulla soluzione avanguardistica del “White Album”, senza titolo e con copertina bianca).

Ma torniamo ai Family: il disco inanella una serie di dodici miniature pencolanti fra blues, art rock, psichedelia, folk e richiami etnici, unite dal cross-fading per simulare un senso di unità. La tessitura sonora presenta strumenti “eretici”, quali sax, violino e violoncello: ma, soprattutto, evidenzia la straordinaria presenza vocale di Chapman. Il suo potente vibrato, che caratterizza le note alte del canto, è una di quelle firme così personali e toste che o le ami o le odi. E capita anche a lui: “Quasi sempre odiavo la mia voce del cazzo, ma non potevo smettere di farlo [il vibrato], perché amavo farlo!”. E, complice l’originalità delle composizioni, e una presenza scenica mica da ridere, l’opera prima dei Family si impone come una delle novità più eccitanti dell’anno, e si immette con forza dirompente nel neonato filone Prog.

E ora, come in un film, riavvolgiamo il nastro. È un’altra volta il ’66, siamo di nuovo in una scuola (questa volta nel Surrey), ma ora i gruppi sono due (che peccato… si rompe la simmetria!). Ma niente paura: passa un anno, e dopo scambi, abbandoni e alleanze, ne rimane solo uno… Che ha molte buone intenzioni, ma non un manager e nemmeno un nome. L’ex allievo del college Jonathan King, ora produttore Decca Records, rimane impressionato dalla voce del cantante, e mette sotto contratto i cinque, appena diciassettenni. Dopo due 45 giri, nell’estate del ’68 (e in soli tre giorni) i ragazzi incidono il materiale per il primo album: il disco è alquanto opaco, influenzato dai diktat di King (che vuole un sound alla Bee Gees), vende la miseria di 650 copie, e non rappresenta che in minima parte le capacità del gruppo. Ma i Genesis (ohhh) ora hanno un nome, un lp all’attivo, e un cantante pronto a diventare uno dei massimi artisti di sempre.

Peter Gabriel (eccoci, finalmente) ha una voce unica, suggestiva e impostata su un timbro particolare e riconoscibile: ed è un leader nato, tanta è la cura con cui si trucca e veste, la forza con cui recita cantando i suoi versi immaginifici, e la teatralità con cui si muove e atteggia. Eh sì, sembra proprio Roger Chapman… O è Chapman che imita Gabriel?

 

 

Per la risposta all’ardua sentenza… attendere la pubblicazione della seconda parte! 🙂

 

Abbiamo parlato di:

Family – “Music in a Doll’s House” (studio album)

Pubblicazione: 19 Luglio 1968 – Reprise Records

Genesis – “From Genesis to Revelation” (studio album)

Pubblicazione: 7 Marzo 1969 – Decca Records

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...