Family, Genesis e Marillion: good vibrations (prima parte)

Gemelli diversi

“Senti Robert Plant com’è ancora in gamba”. Il mio pusher di musica preferito mi apostrofò così, quella mattina. Rimasi di sasso: le casse rimbombavano delle note di “Celebration Day”, e il buon Robert strillava come se trent’anni di ugole strapazzate non fossero mai passati. Mentre mi trastullavo fra il riff traboccante slide di Page e il balbettante “My, my, my, I’m so happy” di Plant, il tipo si mise a ridere e mi mostrò il cd: era “Live at the Greek”, di Jimmy Page e i Black Crowes… E la voce, ovviamente, non era di Robert, ma di Chris Robinson: che, senza nessun artificio mimetico, si stava candidando all’Oscar di miglior imitatore di sempre di Plant.

Ecco, questo pippone introduttivo serve semplicemente ad arrivare al cuore di questo articolo: le voci simili. Anzi, una nicchia specifica, e che con gli Zep non c’entra un tubo: le voci simili nel Prog. Perché sembrerà strano, ma fra il ’68 e il 71, in pieno florilegio Progressive, una mission schizofrenica impegna i vocalist dei gruppi inglesi: essere i più originali possibile, e copiarsi contemporaneamente l’un l’altro.

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