Garage Rock: #3 – Quei duri dei peruviani

(continua dalla seconda puntata)

Calor bianco

Limitare l’articolata e colorata storia del Garage Rock a una scopiazzatura di “Louie Louie”, o a un elenco di band-fotocopia, sarebbe un errore: potrebbe passare l’idea che il Garage sia una presenza senza (o quasi) connessioni col resto del panorama musicale… Nulla di più sbagliato.

L’origine del Garage affonda le sue radici, più che in uno stile preciso, in un sottobosco vario e stratificato. A riannodare i mille fili sparsi, e dare loro una coerenza che va oltre il puro aspetto formale e stilistico, è un sentimento, una “attitudine comune”: l’amore per le canzoni semplici e l’immediatezza dell’approccio, alimentate da un cupo senso di frustrazione e isolamento… Quel medesimo sentimento da cui era nato il rock’n’roll: e che ora riemerge fra i giovani diseredati di pelle bianca, che si trascinano fra suburbi squallidi, aspirazioni tradite e bassi redditi.

È qui – anche se non solo qui – che va cercato il motivo per cui, tranne rari casi, il Garage, l’hard rock, l’heavy metal e in genere la “musica dura” hanno una matrice razziale bianca: un concorso di cause che include abitudini ataviche, ragioni di psicologia sociale, differenti terreni culturali e diverse scuole di riferimento. Continua a leggere “Garage Rock: #3 – Quei duri dei peruviani”