Io non so parlar di musica #22 – The Waterboys

Ciao a tutti: ed eccoci giunti a una nuova puntata della serie “Io non so parlar di musica“. Quando mi leggerete, come sempre, il me stesso che sta scrivendo queste righe sarà già un altro: saranno passati – come in questo caso – un paio di giorni, e le emozioni che ho provato nel risentire, dopo tanto tempo, questa bella, bellissima, canzone dei Waterboys si saranno depositate, e magari anche un po’ scolorite… Ma mentre scrivo, ora, ho ancora nel cuore l’allegra tristezza, la feroce malinconia e il fiducioso fatalismo (e vai con gli ossimori!) che mi trasmette questo pezzo: “Fisherman’s Blues” è scritto e suonato dagli scozzesi Waterboys, e dà il titolo – e apre – il loro omonimo album del 1988. Il terzo, per l’esattezza: e che segna il passaggio dal rock degli esordi a una riuscitissima mistura fra folk, pulsioni rock e tradizione irlandese e scozzese.

“Fisherman’s Blues” è esemplare: una tessitura armonica elementare, andazzo folk, la voce perfettamente in parte, dolente e determinata, un po’ alla Dylan, di Mike Scott, un refreain di violino del mitico Steve Wickham che gronda malinconia e Irlanda, e che resta immediatamente in testa, e un testo essenziale ma profondamente poetico… Di quella poesia schietta e semplice, ma che – proprio come un blues – parte dal particolare per evocare immagini e sensazioni universali. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #22 – The Waterboys”

Bruce Cockburn – Live al FolkClub, Torino, 09/03/2024

Ciao a tutti. Il post di oggi riguarda, come recita il titolo, il resoconto del recente concerto di Bruce Cockburn al FolkClub di Torino: anche questo live gentilmente offertomi dalla mia signora come regalo di Natale, e che qui pubblicamente ringrazio!

Una piccola nota personale: mercoledì scorso il tram che mi stava riaccompagnando a casa ha improvvisamente inchiodato, e un passeggero che non si stava tenendo ai sostegni mi è rovinato addosso, buttandomi a terra e facendomi urtare forte il ginocchio sul pavimento, fra imprecazioni e maledizioni a mezza bocca… Bene, cosa poteva capitare di meglio che – tre sere dopo, ancora ben dolorante – arrivare in lievissimo ritardo al live, e scoprire che da un-minuto-uno i tuoi posti a sedere erano stati regalati ad altri spettatori: e che, soprattutto, avresti visto il concerto tutto in piedi? Continua a leggere “Bruce Cockburn – Live al FolkClub, Torino, 09/03/2024”

Lou Marini – Live al FolkClub, Torino, 16/02/2024

Lou Marini lo conoscete (quasi) tutti, dai… Se vi dico che è un saxofonista americano di 78 anni, che spazia fra soul e jazz, che suona anche flauto e clarinetto, compone e arrangia, magari farete una faccia a punto interrogativo: ma se pensate ai Blues Brothers, alla friggitoria in cui lavora Aretha Franklin, e al lavapiatti che – durante “Think” – si mette a suonare il sax sul bancone, forse forse le cose si fanno più chiare.

Si, perché “Blue Lou” Marini è proprio lui: baffoni, capelli lunghi, fisico asciutto, sax a tracolla, e tanta musica dentro da riempire una vita. Nella sua carriera, che dura dal 1971, il nostro Lou ha suonato nella house band del Saturday Night Live, nella Blues Brothers Band, con James Taylor e un’infinità di altri artisti (Frank Zappa, Stevie Wonder, Diana Ross, Peter Tosh), e ha calcato i palchi di tutto il mondo, mentre in parallelo continuava a sfornare dischi in proprio: e lo scorso venerdì ha fatto tappa al FolkClub di Torino.

Io, che sono sempre disattento ai calendari musicali, me lo sarei perso: ma per fortuna la mia signora ha preso i biglietti, e così abbiamo potuto vederlo. Per chi non lo sapesse, il FolkClub di Torino è una leggenda della musica live non solo piemontese, ma oserei dire europea: aperto nel 1998, ha proposto sinora oltre 1.700 concerti, tutti di alto se non altissimo spessore musicale, principalmente riferibili a jazz, folk, canzone d’autore e world music. Era da 4 anni (pochissimo prima del Covid, insomma) che non ci mettevo piede: quando – ed era Gennaio – assistetti allo strepitoso live di Rhiannon Giddens (QUI la rece).

E’ con parecchia emozione e curiosità, quindi, che entro nell’antro del Folk Club: perché davanti a me suonerà una leggenda. Dentro c’è tanta gente da scoppiare: e mentre scendo le scale, mi immagino di rotolare giù, proprio come Joliet Jack / John Belushi, spinto in cantina da una suora bizzosa, con la bacchetta in mano! Continua a leggere “Lou Marini – Live al FolkClub, Torino, 16/02/2024”

Io non so parlar di musica #21 – Dire Straits

Facile, tristemente facile, in questi ultimi mesi, trovare l’ispirazione per una nuova puntata della serie “Io non so parlar di musica“: basta sentire un telegiornale, aprire un quotidiano o affacciarsi sul Web, per leggere o sentire di morti, armi, missili, soldati e sangue. Il pensiero è così volato, quasi per istinto, a “Brothers in Arms“, dei Dire Straits: pezzo che dà anche il nome all’omonimo album del 1985.

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Beatles, “Now and Then”: la sindrome dell’arto fantasma

La cosa è nota: ne hanno parlato i tg, le fanzine, i siti, i canali, i blogger, gli appassionati, e forse anche mia mamma ne sa qualcosa. Sì, il 2 Novembre – giorno dei Morti – è uscito l’ultimo, definitivo, singolo dei Beatles: “Now and Then“. Ma i Beatles non si erano sciolti nel ’70? E non è forse vero che di vivi ne sono rimasti solo due? Certo, ma il singolo è uscito lo stesso, suonano tutti e quattro, e canta Lennon. Un bel casino… Vediamo di fare un po’ di chiarezza, procedendo per punti. E, questa volta, non sarò breve: ma tenete duro, provate a leggere, poi mi direte. Continua a leggere “Beatles, “Now and Then”: la sindrome dell’arto fantasma”

Io non so parlar di musica (e di politica) #20 – Giorgio Gaber

Buongiorno a tutti. Questo post, ospitato nella rubrica “Io non so parlar di musica“, potrebbe benissimo intitolarsi “Io non so parlar di politica“: certo che seguo la politica (ogni cosa, per me, ha un risvolto politico!), ma se ne parlo mi prende uno sconforto clamoroso, e rischio di cadere da una parte nel qualunquismo, e dall’altra nella rabbia più nera… E quindi, sul blog, preferisco trattenermi! Molto meglio, allora, affidarmi – come faccio spesso – alla musica: e, in questo caso, a uno dei più lucidi intellettuali che questo paese abbia mai avuto, e cioè Giorgio Gaber.

Un uomo capace di vivere e cantare del mondo, e del suo paese, senza retorica e senza cadere in facili ideologie (perché le ideologie – e non le idee – sono trappole del pensiero), e con una chiarezza di visione straordinaria. Le sue canzoni sono ironiche, tragiche, amare, umoristiche e pungenti: e la melodia è spesso essenziale, come si conviene a chi bada più al messaggio che al contenitore… Ma nemmeno casuale, come si sentirà in questa canzone : un ritmo da festa tzigana, per una nazione in cui spesso la situazione, come si dice, è grave ma non seria, e in cui anche la crisi più importante si riduce troppo spesso a una pochade di terz’ordine. Continua a leggere “Io non so parlar di musica (e di politica) #20 – Giorgio Gaber”