Io non so parlar di musica #30 – Il coro dei pompieri

Ciao a tutti. Questa volta, per la rubrica “Io non so parlar di musica“, colgo il caldazzo di questa estate (per ora) infuocata per rievocare una delle canzoni più divertenti di sempre, e che ha come titolo “Il coro dei pompieri“… Nell’attesa che questi bravi militi vengano a spegnere un po’ le fiamme dell’afa! E, anche, per variare un po’ dal solito “rock classico”!

Penso che quasi la totalità di chi mi legge abbia ben presente il film “…altrimenti ci arrabbiamo!“: pellicola del 1974 coi due adorabili maneschi Bud Spencer e Terence Hill alle prese col malvagio Capo e con una dune buggy rossa e gialla. Un prodotto per famiglie spigliato, divertente e a tratti esilarante, con alcune scene ormai nel mito: la gara a birre e salsicce, il duello motociclistico, la scazzottata in palestra, la balera caraibica, e le infinite risse, con schiaffoni e sberle che volano ovunque. La colonna sonora, prodotta dagli Oliver Onions (i grandissimi fratelli De Angelis), è – al pari della comicità slapstick e dei mille caratteristi che popolano le scene – uno dei punti di forza del film: con, sopra tutte, canzoni come la famosa “Dune Buggy” e l’altrettanto noto “Il coro dei pompieri”.

Questo pezzo si situa in uno dei momenti più comici del film: quando Kid e Ben, per sfuggire al killer Paganini, si frammischiano alle prove del coro dei pompieri… Kid si sposta in continuazione fra i coristi, suscitando gli occhi dolci di una ragazza non molto avvenente, e Ben – serio e immobile – canta i bassi, riempiendo le pause con un caratteristico “borbottio“, con le dita che tamburellano le labbra. Un gesto nato da un’improvvisazione del gigante buono Bud Spencer e che, per il suo essere senza capo né coda, prima sconcertò, e poi convinse, gli sceneggiatori. La musichetta è famosa e contagiosa, e quando inizio a canticchiarla vado avanti per ore: e come si fa a non imitare le vocine infantili della strofa, i bassi incalzanti e il borbottio a bassa voce di Bud? Impossibile!

Ecco, allora, il video in questione, tratto dal film. Una piccola nota: incredibile che una colonna sonora così famosa non sia stata, all’epoca, pubblicata, lasciando al solo 45 giri “Dune Buggy” l’onore e l’onere della diffusione… Un successo, quello del singolo, tutt’altro che secondario, peraltro. Ed è solo nel 2021 che la colonna sonora completa vede la luce. E ora, buon ascolto, e divertimento!

Oliver Onions – “Il coro dei pompieri

Tratto da “…altrimenti ci arrabbiamo!” (1974)

Io non so parlar di musica #29 – “Fragile” di Sting

Ciao a tutti: è in arrivo una nuova puntata della rubrica “Io non so parlar di musica“, questa volta senza particolari legami astrusi con politica, società o religione: ma unicamente basata sul titolo – “Fragile“, di Sting – e sulle sensazioni che in questi giorni mi stanno agitando da dentro… La sensazione, cioè, di essere fragile: non sto a tediarvi sull’origine di questo momento, nulla di veramente grave, ma è un qualcosa che sento in modo abbastanza chiaro. Non sono persona da rifiutare le emozioni, preferisco viverle: dove per “viverle” intendo ascoltarle, assorbirle, percorrerle nella mia carne, ma senza indulgervi troppo e senza dargli un peso universale… Come dice il mio maestro, “riportando tutto nella globalità”.

Ed è così che vi propongo questo bellissimo brano di Sting: canzone dolcissima, raffinata e pacata, giocata su una progressione armonica di chitarra acustica, e che nelle intenzioni originali dell’autore è dedicata a Ben Linder, giovanissimo ingegnere statunitense ucciso in Nicaragua dai Contras… Sting, anni dopo, precisò però che era una canzone che di volta in volta poteva essere dedicata a eventi diversi, come (era il ’94) la Guerra in Bosnia, o come (nel 2001) l’Attentato alle Torri Gemelle. Ora la dedico a me e a chi, in questi giorni, per i suoi motivi, si sente pure lui fragile: sapendo che sono attimi che passano… Ma che, in fondo, è sempre meglio tenere presenti: soprattutto quando, in un delirio di vanità, pensiamo invece di essere chissà chi. La verità è sempre un equilibrio.

“Ancora ed ancora la pioggia cadrà
come lacrime dal cielo
Ancora ed ancora la pioggia dirà
quanto siamo fragili”

Sting Fragile

Tratto da “…Nothing Like the Sun” (1987)

Io non so parlar di musica #28 – “EAA” di Edoardo Bennato

Ciao a tutti, ed eccoci a una nuova puntata della rubrica “Io non so parlar di musica“. Un po’ di cose si intrecciano nel mio ricordo di questo pezzo – “EAA” di Edoardo Bennato… La prima è connessa a Sanremo: per me, vedere Edo con chitarra, armonica a tracolla e grancassa a pedale su quel palco (dove ha cantato “Sono solo canzonette”), è stata una vera goduria, probabilmente la migliore esibizione fuori-concorso del festival; poi, pensando ai tragici venti di guerra che non cessano (e non vogliono cessare), mi è subito venuta in mente questa canzone, che sebbene vecchia di 49 anni sembra scritta oggi; e, infine, un remotissimo ricordo di qualche quiz con Mike Bongiorno, in cui a un concorrente fu chiesto quale canzone di Bennato recasse nel titolo solo tre vocali… Ah, i famosi “cassettini della memoria”. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #28 – “EAA” di Edoardo Bennato”

Visto al cinema – “A Complete Unknown”

Ciao a tutti. Che Bob Dylan sia – oltre che un meraviglioso artista – un personaggio che sfugge a ogni tentativo di narrazione è ormai, più che un dato di fatto, un luogo comune. D’altronde è lo stesso Bob a rifiutare categoricamente qualsiasi apparentamento, spesso in modo provocatorio: uomo che non conosce che una posizione – quella di radicale – e che, quando abbraccia una fede, una qualsiasi, lo fa per intero, senza risparmiarsi; ma che è a anche pronto, quando questa fede non lo convince più, a scrollarsela di dosso senza un rimpianto, come cenere da una sigaretta.

Il cinema ha cercato più volte di rendere conto di questa inafferrabilità: sia con documentari in stile cinéma vérité (“Dont Look Back” di D. A. Pennebaker, 1967) sia con film narrativi ma totalmente spiazzanti come “I’m Not There” di Todd Haynes (2007), in cui la figura di Dylan è riflessa come in un caleidoscopio dalle interpretazioni di ben 6 attori differenti, fra cui anche un’attrice femmina (la fuoriclasse Cate Blanchett).

A Complete Unknown“, sposa invece la tesi opposta: “è possibile”, si chiede il regista James Mangold, “fare un biopic su Dylan secondo le forme del mainstream statunitense?“. Se lo chiede, e lo fa: e, devo dire, ci riesce pienamente. Merito di molti aspetti: di un casting che non fa una grinza, di una regia silenziosa ma sempre a fuoco, di una scenografia che sposa la verosimiglianza senza cadere nel calligrafismo, di una sceneggiatura che – pur scontando qualche inevitabile caduta nel romanzesco – riesce a descrivere benissimo l’ambiente, gli amici, i rivali e gli anni più importanti del nostro caro Bob: quelli compresi fra il suo arrivo al Greenwich Village nel 1961 e il “tradimento elettrico” di Newport, 1965. Cinque anni che valgono una vita intera. Continua a leggere “Visto al cinema – “A Complete Unknown””

Io non so parlar di musica #27 – “La C.I.A.” di Eugenio Finardi

Ciao a tutti. La riflessione che, per la rubrica “Io non so parlar di musica”, mi ha spinto a proporvi la canzone di cui parlerò a brevissimo, riguarda le innumerevoli polemiche sul ruolo degli Stati Uniti nella politica estera del nostro paese: c’è chi ringrazia ancora adesso gli USA per l’ingresso nel secondo conflitto mondiale e per il Piano Marshall, e chi ritiene sia stato l’inizio della fine della nostra indipendenza.

Chi scrive è convinto che gli Stati Uniti, al pari dell’Unione Sovietica, siano stati fondamentali per la fine del Nazismo: ma anche che fra gli States del ’45 e quelli odierni ci sia un abisso; e che col suicidio politico e militare della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa (e l’Italia non fa certo eccezione) sia diventata una colonia statunitense, con poca – se non nessuna – speranza di politica estera autonoma… Siamo sotto padrone: che poi sia il minore dei mali, non so… Ma sempre di padrone si tratta. Per “colpa” degli statunitensi, certo, che fanno – e benone – i loro affari: ma anche per una  nostra innata predisposizione. Ma, sia chiaro, a me chi vuole “esportare la democrazia” a bombe e dollari non piace per nulla. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #27 – “La C.I.A.” di Eugenio Finardi”

Le Stelle di Dio

Ciao a tutti. Fra Natale, Santo Stefano, Epifania e feste varie (più o meno desiderate, e più o meno tollerate…) inevitabile una piccola riflessione sul sacro: e per me, che ho sempre la musica in testa, dire “Dio” non significa solo evocare quella (ipotetica) entità suprema cui tutto concorre, ma (anche) il famoso  e omonimo cantante. E ricordarmi di quella volta – per la precisione, quasi 39 anni fa – in cui il medesimo pensò bene, emulando i ben più famosi “Band Aid” e “USA for Africa”, di riunire molti talenti e star dell’heavy metal di quegli anni e pubblicare un singolo, i cui proventi sarebbero stati devoluti ad aiuti umanitari.

Alt! Chi pensa che il cantante Dio sia (stato) un blasfemo, lo dica subito, legga e cambi opinione: eh no, il buon Ronald James Padavona (questo il vero nome… e di chiara origine italiana!) prese il suo pseudonimo non dal creatore, ma da un gangster statunitense di origini italiane, Giovanni Dioguardi, per tutti Johnny Dio. Ognuno ha i suoi ispiratori… 🙂 Ma detto ciò, continuiamo la nostra breve storia. Continua a leggere “Le Stelle di Dio”