Le stelle di Dio: Ronnie James Dio e il progetto “Hear ‘n Aid”

Ciao a tutti. Fra Natale, Santo Stefano, Epifania e feste varie (più o meno desiderate, e più o meno tollerate…) inevitabile una piccola riflessione sul sacro: e per me, che ho sempre la musica in testa, dire “Dio” non significa solo evocare quella (ipotetica) entità suprema cui tutto concorre, ma (anche) il famoso  e omonimo cantante. E ricordarmi di quella volta – per la precisione, quasi 39 anni fa – in cui il medesimo pensò bene, emulando i ben più famosi “Band Aid” e “USA for Africa”, di riunire molti talenti e star dell’heavy metal di quegli anni e pubblicare un singolo, i cui proventi sarebbero stati devoluti ad aiuti umanitari.

Alt! Chi pensa che il cantante Dio sia (stato) un blasfemo, lo dica subito, legga e cambi opinione: eh no, il buon Ronald James Padavona (questo il vero nome… e di chiara origine italiana!) prese il suo pseudonimo non dal creatore, ma da un gangster statunitense di origini italiane, Giovanni Dioguardi, per tutti Johnny Dio. Ognuno ha i suoi ispiratori… 🙂 Ma detto ciò, continuiamo la nostra breve storia. Continua a leggere “Le stelle di Dio: Ronnie James Dio e il progetto “Hear ‘n Aid”” →

I miei vinili: #1 – Le cassette

Sì, lo so, c’è (stato) un programma tv condotto dal simpatico Riccardo Rossi con questo titolo:  ma che ci posso fare, qui voglio proprio parlare di questo: dei miei vinili, intesi come supporti fisici per la musica. E per ora (è una minaccia!) lascio da parte tutta la questione tecnico-storica (anche se interessante) e quella filosofica-sociologica (mica male pure lei) per dire qualcosa proprio dei MIEI supporti, di quelli che mi ricordano qualcosa e dei modi di utilizzo. E parto dalle mitiche MUSICASSETTE: roba da dinosauri, ormai, ma una trentina d’anni fa erano un must, e una ventina si vedevano ancora in giro.

Dunque, le cassette: originali, nuove e incellofanate. Un oggetto che, spesso, costava meno del vinile, e quindi scelto per titoli meno pregiati; o che (capitava pure quello) era allegata a qualche rivista. E che, soprattutto, si poteva agevolmente usare in auto: mica c’era il lettore mp3! E, assieme alle cassette, c’era anche il portacassette, da sistemare sotto il sedile: io ne avevo uno nero, abbastanza brutto direi, ma funzionale. In macchina ho sentito settimane intere di canzoni, da solo e con gli amici. E sempre le stesse, più o meno: perché mica potevi duplicare tutta la tua discografia…

Autoradio: estraibile, ovviamente!

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