Ciao a tutti. Per la rubrica «Stranezze a 33 giri» oggi vi parlo di un oggetto sonoro che forse — e sottolineo forse — i diversamente giovani ricorderanno: le cartoline sonore. Ne parlo perché, oltre a rappresentare un capitolo poco noto della storia della musica «stampata», a casa ne conservo una: la trovai anni fa, sepolta fra le molte cartoline turistiche dei miei genitori. Sì, sono diversamente giovane pure io!
Cosa sono le cartoline sonore? Si tratta di cartoline illustrate capaci di riprodurre una registrazione musicale o parlata grazie a un solco fonografico inciso sulla sua superficie. La loro evoluzione procede di pari passo con quella delle tecnologie di incisione e dei materiali utilizzati. I primi esemplari conosciuti risalgono al 1903-1905 e provengono soprattutto da Germania e Francia, considerate fra le nazioni pioniere di questa forma di comunicazione sonora. Si tratta di normali cartoline sulle quali veniva applicato, sul retro, un piccolo disco monofacciale, completo di foro centrale per consentirne la riproduzione su un giradischi. Quasi contemporaneamente, a Parigi, compare la «Sonorine» di Tebehem, una cartolina predisposta per registrare messaggi vocali personali: una sorta di anticipazione, con oltre un secolo di anticipo, dei messaggi vocali su WhatsApp!
Il cambio di passo arriva però nel secondo dopoguerra: l’impiego di rivestimenti plastici permette di realizzare supporti leggeri, economici e più capienti… Si diffonde così la cartolina sonora nella sua forma più nota: una cartolina illustrata sulla quale viene applicato un sottile strato di materiale plastico trasparente, inciso con la traccia fonografica e disposto in modo da lasciare ben visibile l’immagine sottostante.
Il nome ‘cartolina sonora’ evoca subito la cartolina turistica; e infatti è questa la tipologia più diffusa… Ma esistono anche cartoline musicali dedicate a ricorrenze civili o religiose (il Natale, ad esempio), a un evento canoro (il Festival di Sanremo), o a prodotti da pubblicizzare.
E le canzoni? Ah, qui si trova di tutto! Marce, valzer, ballabili, auguri, annunci pubblicitari e brani legati al tema dell’illustrazione. Associare una località alla sua musica tradizionale è uno degli espedienti più semplici: in questo campo, la milanese «Fonoscope – La cartolina che canta» è una vera specialista. Troviamo, ad esempio, una cartolina di Napoli raffigurante Pulcinella con la chitarra, il golfo e il Vesuvio (molto originale…) con l’incisione di “‘Na voce, ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna” interpretata da Teddy Reno; o una di Venezia con l’incisione di un andante di Vivaldi.
Tra le fonocartoline italiane non turistiche più note figura quella dedicata a “Nel blu dipinto di blu” (1958) di Domenico Modugno… canzone dal successo così travolgente da meritare una stampa anche in questo curioso formato. “Nel blu dipinto di blu”, quindi, e Teddy Reno: ma non sempre le “voci stampate” sono relative a grandi nomi o brani: abbondano, infatti, anche melodie anonime o interpreti minori.
La cartolina sonora vive la sua stagione di maggiore fortuna negli anni Cinquanta: anche se non è per nulla semplice avere dati certi e documentati. Tirature, cataloghi, artisti e titoli: tutte notizie reperibili più su siti di collezionisti che in archivi ufficiali. Una delle poche cose certe, almeno per l’Italia, riguarda il prezzo: 150 lire. Una cifra tutto sommato accessibile per un oggetto ingegnoso, capace di unire souvenir, corrispondenza e registrazione sonora.
Come molte altre novità, anche la cartolina musicale — che non raggiunse mai una diffusione paragonabile a quella dei dischi tradizionali — va incontro al declino: negli anni Settanta la moda si esaurisce, soppiantata dagli ormai diffusissimi 45 giri, dalla radio e dagli altri mezzi di diffusione, che garantiscono resistenza meccanica e qualità sonora decisamente maggiori… Spariscono completamente dal mercato, e restano nella memoria come un ricordo un po’ sbiadito, testimone di un’epoca ormai lontana, che può ricomparire nel baule di una nonna o su una bancarella di un mercatino, spesso con un valore collezionistico modesto.
Oggetto umile e dalla fortuna limitata, sì: ma nemmeno così assurdo. In fondo, cos’ha fatto la tecnologia moderna, se non riproporre — con messaggi vocali, foto dal telefono e “aggiornamenti WhatsApp” — le stesse ingenue intenzioni delle cartoline sonore? Tanto che qualcuno si è inventato, negli ultimi anni, cartoline turistiche con QR code integrato, capace di rimandare a paesaggi sonori, racconti o playlist.
Ma attenzione: non si tratta di una storia esclusivamente italiana: le cartoline fonografiche circolavano ben oltre i nostri confini. In alcuni contesti, ad esempio, supporti di questo genere potevano contribuire alla circolazione di canzoni o generi musicali proibiti o ostacolati dalle autorità: è il caso dei Paesi del blocco sovietico, dove la diffusione di parte della musica occidentale era sottoposta a controlli e restrizioni.
E poi, sentite questa: negli anni Cinquanta l’inventore francese Roger Van Roy sviluppò una tecnica di registrazione “istantanea” su cartolina, piazzando appositi apparecchi registratori al Museo Oceanografico di Monaco e all’aeroporto di Orly, presso Parigi. Acquistando una cartolina per 5 franchi, si poteva registrare un saluto e spedirlo a un amico, magari prima di un volo… Conoscendo me e la mia paura dell’aereo, sarebbe stata una tentazione irresistibile: lasciare una traccia vocale delle mie nefaste autoprofezie, da spedire a casa per poi riderne al ritorno 🙂
Buon sabato
Nei miei ricordi da bambino mi pare di averne avuta una tra le mani.
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Prima o poi troverò quella della mamma… Buon sabato anche a te
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