Il sacro fuoco dell’arte

Ciao a tutti. Il 12 Agosto 2025 è mancato Ronnie Rondell, all’età di 88 anni… “Ok”, direte, “mi spiace per lui, ma chi minchia è Ronnie Rondell?” Ve lo spiego subito: e, conoscendo il mio blog, non farete fatica a immaginare che è persona in qualche modo connessa al mondo della musica 🙂

Ronnie Rondell nasce in California nel 1937: suo padre, Ronald senior, è originario di Napoli, e da giovane ha recitato in alcuni film muti, prima di entrare come assistente nel mondo del cinema e della tv. Naturale che il giovane Ronnie si avvicini a tutto ciò che profuma di set e celluloide: e che, forte della sua esperienza di sommozzatore militare e di ginnasta, nel 1955 entri nell’industria cinematografica come stuntman e controfigura. Le sue specialità sono le acrobazie aeree e gli incidenti stradali, con tanto di esplosioni e fiamme… Ed è qui che entra in gioco il rock! Continua a leggere “Il sacro fuoco dell’arte”

I miei vinili #19 – Suonare in gruppo pt 4 – Ecco la canzone!

Ciao a tutti. Pensavo sinceramente di aver finito, con la serie dedicata alla mia esperienza in un gruppo musicale, quando invece eccomi ancora qui, per una sorta “coda”… O, visto che siamo in ambito canzonettaro, per un ultimo “bis”! Un bis un po’ vanitoso, a dir la verità.

Il “colpevole” di questo bis è il collega di blog Unallegropessimista: che, in occasione dell’ultimo post della serie, si è detto curioso di ascoltare uno dei pezzi incisi prima dello scioglimento del gruppo in cui militavo. Ho chiesto il permesso ad altri 2 componenti e ottenutolo (3 su 5 siamo in maggioranza!) ho deciso di pubblicarlo. Ma prima, come per tutti i bis, un attimo di suspense… Continua a leggere “I miei vinili #19 – Suonare in gruppo pt 4 – Ecco la canzone!”

Suonala ancora, Sam… Ma quante volte?

Ciao a tutti. Fino a un anno fa il mio ufficio si affacciava su una piazza pedonalizzata, nel mezzo della quale spesso venivano a piazzarsi cantanti e musicisti ambulanti: e noi, volere o volare, ci beccavamo più o meno involontariamente le loro performance, che filtravano senza problemi attraverso i vetri delle finestre. Nella massa, qualcuno era davvero bravo, ma tanti erano approssimativi, o semplicemente noiosi: anche perché il repertorio, diretto a un pubblico di passanti, era più o meno sempre lo stesso… Colonne sonore, tanghi, classici italiani e stranieri: e spesso artisti diversi eseguivano canzoni uguali.

Una delle più ricorrenti era la famosa e struggente “Hallelujah” di Leonard Cohen: ok, mentre lavori avere musica in sottofondo fa (quasi) sempre piacere, ma sentir ululare la stessa canzone dallo stesso, abbastanza mediocre, cantante, con l’identica base in sottofondo, 4-5 volte ogni sessione, due turni al giorno, cinque giorni alla settimana, mese dopo mese… Beh, era davvero insopportabile. Per me, e in generale per tutti i colleghi: che appena partivano le prime note iniziavano a inveire!

La cosa andò avanti per diverso tempo: fino a quando una volta, all’uscita serale, invece di andare direttamente alla fermata del tram, puntai il solito tizio, vestito come un arcobaleno, aspettai che terminasse, e poi molto pacatamente – ma davvero, non per dire – gli dissi: “Senti, vedi quelle finestre? Io lavoro lì, e coi miei colleghi ti sentiamo sempre. So che stai lavorando, quindi ok… Ma per piacere, potresti variare un po’ la scaletta? Sai, dieci “Hallelujah” al giorno, un giorno dopo l’altro, è un po’  troppo“. Lui abbozzò, senza arrabbiarsi, ma magari mentalmente mandandomi a cagare. Ma una signora del (pochissimo) pubblico presente, mi fissò seccata e ribadì: “Si vede che lei non ama la musica!“.

Bene, tutto si può dire di me, ma non questo! “Io amo molto la musica: ma capirà che tutto ha un limite” (senza aggiungere: soprattutto se l’ugola non è granché…). E lei, più torva che mai: “Se una canzone è bella, e cantata bene (sic!), la si sente anche 100 volte sempre con piacere!“.

E qui devo proprio dissentire. No: per quanto ami un pezzo, cento volte sarebbero una tortura. Soprattutto se di fila: con buona pace della signora, che secondo me, da come guardava il “Coen de noantri”, un pensierino sul cantante se lo stava pure facendo.

Mi è successo di innamorarmi di una canzone, e di ascoltarla molto spesso: ma, se non per casi di studio, ben raramente ho superato le tre volte al giorno. Eppure, la realtà è sempre più complessa e varia di quanto possiamo ritenere, e ognuno gode a modo suo: sentite un po’ cosa ho scoperto, in merito! Continua a leggere “Suonala ancora, Sam… Ma quante volte?”

I miei vinili #19 – Suonare in gruppo pt 3 – In sala d’incisione

Ciao a tutti. Oggi termino la breve (e un po’ sparsa!) serie dedicata alla mia storia come componente di un gruppo musicale. Nella scorsa puntata eravamo arrivati al punto in cui, dopo sei anni di prove, concerti e divertimento, preso atto che le cose stavano cambiando per tutti, avevamo preso la dolorosa decisione di scioglierci (o, un po’ eufemisticamente, “metterci in stand by”): ma ci voleva un canto del cigno!

Negli anni avevamo scritto qualche canzone, ma sempre in modo sporadico, senza crederci troppo: mi ricordo che, quando decidemmo finalmente di farne una in concerto, si discusse addirittura se denunciarne la paternità o far finta di nulla… In un mondo di sboroni, noi eravamo fin troppo modesti, mi sa! Fatto sta che, giunti a fine corsa, ci ritroviamo sei pezzi fra le mani: scritti e arrangiati da noi, secondo un processo molto collegiale e “democratico”. E decidiamo di inciderli in modo professionale. Continua a leggere “I miei vinili #19 – Suonare in gruppo pt 3 – In sala d’incisione”

Tu sei pietra: e su te edificherò la mia musica

Ciao a tutti. Oggi parliamo di un argomento un po’ curioso: e cioè di come la storia del rock – e soprattutto in punti tutt’altro che secondari – sia punteggiata da una strana ricorrenza, almeno in alcuni snodi essenziali… La pietra, o il sasso, o il masso che dir si voglia! Un oggetto pieno di simboli, tanto da essere protagonista di un vecchio proverbio inglese, “A rolling stone gathers no moss” (“Una pietra che rotola non raccoglie muschio”), riferito a chi non si ferma, non mette radici… E che, come vedremo, farà da filo conduttore a questo breve excursus storico/musicale.

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Morta una rockstar se ne fa un’altra (?)

Ciao a tutti. In questi giorni, fra sincera commozione e paraculate repellenti, chiacchiericci da bar e finissime analisi, l’argomento principale è la morte del Papa: e la nomina del nuovo, con un rito arcaico e arcano come il conclave capace di appassionare anche i non addetti ai lavori. Perché, come dice l’adagio, “Morto un Papa se ne fa un altro“: ma sarà poi vero? Certo, nessuno è insostituibile: ma mica sempre “un uomo vale un altro”!

Questo accade in tutte le cose umane: dal Papa al Presidente del Consiglio, dal capufficio al portinaio… e alla rockstar! E, con un’acrobazia che a qualcuno parrà blasfema, atterro su un terreno a me più congeniale: quei casi in cui, venuto meno il leader carismatico, la band ha deciso di sostituirlo con un altro. Per limitare il discorso, parlerò solo delle occasioni in cui la “venuta meno” è coincisa col decesso del protagonista, e non con un abbandono per liti, noia o disaccordo artistico. In parole povere: sarà vero che “Morta una rockstar, se ne fa un’altra”? Continua a leggere “Morta una rockstar se ne fa un’altra (?)”