Come promesso, eccoci alla seconda (e ultima) puntata di questa brevissima serie dedicata al TFF41.
Dopo le considerazioni di carattere generale (qua), ora tocca alle (brevi) recensioni dei film visionati. Quest’anno, complice lo scazzo e le difficoltà emerse dall’assenza delle formule in abbonamento, e dal “taglio” quasi scientifico delle proiezioni del primo mattino (che noi abbiamo sempre adorato!), la lista si limita a 10 film. Che, lo dico subito, per culo o per oculata scelta, sono tutti stati di un livello qualitativo medio-alto: nessuna “sola”, una pellicola prescindibile, e il resto fra il buono e l’ottimo. E’ inoltre la prima volta, noto con sorpresa, che non vediamo nemmeno un film di area anglo-statunitense: una vera rarità.
E ora andiamo con le recensioni!
Concorso lungometraggi
“Linda veut du poulet!” (Chiara Malta/Sebastien Laudenbach, Francia/Italia, 2023, 76′): parte bene, il nostro TFF! Attraverso un’animazione semplice e immediata (ogni protagonista è circondato da un suo alone di colore), assistiamo alla tenera e seria storia di Linda, una bambina che – in una Francia paralizzata dallo sciopero generale – vuole a tutti i costi mangiare un piatto di pollo con peperoni… Una ricetta del papà italiano, morto improvvisamente anni prima, il cui desiderio improvviso è per Linda una specie di inconscia “madeleine proustiana”, che riporta ricordi, avventura e serenità in una vita triste e difficile. Solo che il pollo in frigo non c’è, bisogna trovarne uno. Film divertente e commovente, delizioso ma non lezioso, corale e intimo, colorato e ben musicato: e povero pollo, ne passerà anche lui di tutti i colori! Voto: 7/8
“Non riattaccare” (Manfredi Lucibello, Italia, 2023, 90′): l’unico film italiano del concorso (e l’unico in prima visione assoluta) si svolge durante il lockdown del 2020, ed è un a-solo della brava Barbara Ronchi, girato in una strettissima unità di spazio-tempo-azione. Irene, in piena notte, prende l’auto e si precipita da Pietro, il suo ex (lagnosissimo!) in pieno esaurimento nervoso, per evitare che commetta un gesto estremo: e, per tutta la durata del film, lo tiene agganciato al cellulare, mentre scorrono parole, rimpianti, rabbia e dolcezza, chilometri e minuti. Alle spalle, un trauma svelato pian piano; e, nel presente, le strade deserte, i controlli della polizia, il telefono che si scarica, e la benzina da fare. Teso e incalzante: ma anche “troppo tutto”. Inutile la comparsina finale di Claudio Santamaria, che poteva benissimo rimanere una voce senza volto. Voto: 6-
“Arturo a los 30” (Martin Shanly, Argentina, 2023, 92′): la storia di Arturo, giovane gay con le idee un po’ confuse, che alla soglia dei 30 anni deve confrontarsi con la fine della sua grande storia d’amore, il matrimonio della migliore amica, un incidente d’auto, e i ricordi del passato. Nulla di nuovo: soggetto visto e rivisto, con l’unico pregio di una buona caratterizzazione del protagonista da parte dell’attore-regista, e di una struttura temporale ellittica e non sempre consequenziale. Voto: 5 1/2
“Mandoob” (Ali Kalthami, Arabia Saudita, 2023, 111′): una Riyadh nera, umida e spietata fa da sfondo all’avventura di Fahad, che da fattorino per il delivery food si trova – per necessità, ingenuità e bisogno – invischiato in una storia criminale più grande di lui. Una Riyadh fatta di traffico, palazzi ultramoderni, periferie deserte e imprevedibili svolte del destino, e non così diversa da una qualsiasi delle nostre metropoli. Un film ben riuscito, che inizia come una commedia, e termina come il più disperato dei noir. Per ricordarci come, nelle grandi città del mondo globale, le differenze siano ormai solo nei dettagli del proibito: qui, la droga, là l’alcol. Voto: 7+
Crazies
“Vincent doit mourir” (Stephan Castang, Francia/Belgio, 2023, 108′): Vincet si accorge che colleghi, passanti e amici lo vogliono uccidere, preda di furie omicide violente e improvvise. E che la stessa cosa inizia a capitare ad altre persone. Un curioso e originale mix fra horror, film d’amore e cinema della paranoia, che solleva senza darlo a vedere questioni come la mania di persecuzione, la dilagante violenza urbana, il complottismo, il potere dello sguardo, il mondo-zombie, e la tenace forza dell’amore, l’ultima resistenza alla follia del quotidiano. Voto: 7
Concorso documentari internazionali
“Smiling Georgia” (Luka Beradze, Georgia, 2023, 62′): l’incredibile (ma, pensando al nostro Achille Lauro – il senatore, non il “cantante” – manco poi così tanto…) vicenda del presidente georgiano Mikheil Saak’ashvil che, durante le elezioni del 2012, promise di dare nuove dentature gratuite ai vecchietti delle campagne… Persone che ingenuamente accettarono di farsi cavare i denti guasti, ma che alla mancata rielezione del tizio, rimasero sdentate, e senza soldi per rimediare. Un documentario tragicomico, quasi sospeso, e che molto fa riflettere sul tono sempre più grottesco della politica dei nostri tempi. Voto: 6,5
Retrospettiva Sergio Citti
“Mortacci” (Sergio Citti, Italia, 1989, 108′): in un piccolo cimitero di provincia, le anime dei morti – in attesa che l’ultimo dei viventi cessi di ricordarsi di loro – attendono il definitivo trapasso, e raccontano le loro storie… Un cast variegato (sopra tutti Gassman, nella parte del cinico custode, il maniaco scopatore Andy Luotto e i lunari Gemelli Ruggeri) e un soggetto originalissimo ben raccontato dal più anarchico e proletario dei nostri registi, che in forma di commedia fa riflettere su vita, morte, illusioni e piccinerie. Geniale il personaggio del “decano” dei morti, Tommaso Grillo, che in quanto “inventore” di proverbi come “chi dorme non piglia pesci”, non sarà dimenticato per secoli, e per secoli sarà costretto a rimandare l’agognato trapasso! Voto: 7+
Fuori concorso
“Robot dreams” (Pablo Berger, Spagna/Francia, 2023, 102′): film di animazione che, col pretesto di raccontare la storia di amicizia fra un cane e un robot, ci parla di solitudine, di bisogno di empatia, di amore, del potere salvifico del sogno, del trovarsi, perdersi e ritrovarsi… Le cose cambiano, indietro a volte non si torna: ma c’è sempre tempo per un ultimo ballo, e per sorridere agli imprevedibili volteggi della vita. Voto: 7/8
“Do not expect too much from the end of the world” (Radu Jude, Romania/Lussemburgo/Francia/Croazia, 2o23, 163′): che il cinema rumeno sia il più vitale d’Europa, non ci sono dubbi. E ben lo conferma questa pellicola del grande Radu Jude, che intreccia quattro storie in un tourbillon filmico entusiasmante, mescolando politica, nuovi media, comicità, piani sequenza e schegge filmiche, bianco e nero e colore, critica sociale, leggerezza, storia della Romania e umanità assortita… Jude ama tutti i personaggi, anche i più sgradevoli: ma sono le 2 Angela (quella del presente, frenetica e social; e quella del passato – recuperata letteralmente da una pellicola rumena del 1982 – forte e ostinata) l’anima del film, e le lenti attraverso cui intuire qualcosa di quel casino che è la Romania di oggi. Voto: 8 1/2
“Los colonos” (Felipe Haberle, Argentina/Cile/UK/Taiwan/Germania, 2o23, 97′): il feroce sfruttamento dei locali andini dell’estremo Sud del Cile da parte dei ricchissimi proprietari fondiari di inizio Novecento: il razzismo, il sangue, la politica e la violenza, con una natura sconfinata e indifferente sullo sfondo. Bello, teso, duro come deve essere, e non consolatorio. Per la cronaca: la famiglia Menendez, che fece le sue fortune sui crimini contro i nativi (il genocidio del popolo Selk’nam) è ancora oggi una delle più ricche del Cile. Come sempre… Voto: 7+
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Questo è quanto. Spero che questa rassegna vi abbia interessato, e mi auguro che almeno qualcuno di questi film passi per le nostre sale: alcuni, come avete letto dai voti, meriterebbero davvero una seria considerazione. E spero che nell’edizione del prossimo anno del TFF si torni a una politica differente sulle questioni di biglietteria: ma non ci credo.
Mortacci mi sembra adatto a me
Buon giorno
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In effetti…! Buongiorno a te
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