Visto al cinema – “Roger Waters – This Is Not a Drill”

Frastornato di nostalgia, entusiasmo, decibel, analisi e emozioni: sono uscito così dalla visione di “This Is Not a Drill“, concerto dell’ex Pink Floyd Roger Waters alla O2 Arena di Praga, e trasmesso in streaming in 50 paesi, in circa 1500 cinema.

I Pink Floyd sono una delle passioni musicali più forti della mia vita, e una delle due band di cui conosco quasi a memoria  discografia, testi, musiche e aneddoti: e questo dall’età di 20 anni, in buona parte in tandem col mio amico Silvio con cui, se ricordate (e se non lo ricordate, leggete qui) anni fa avevo passato un weekend nell’ascolto intensivo della loro intera discografia: e con cui, manco a dirlo, giovedì sera sono andato al cinema per l’evento.

Il tour di Roger Waters si intitola, appunto, “This Is Not a Drill”: da bravo ignorante ci ho messo un po’ a capire il significato del titolo, tratto in inganno da una delle tante traduzioni possibili di “drill”… Che in questo caso non significa “trapano”, ma “esercitazione” 🙂 Si, ora è chiaro: “Questa non è un’esercitazione“: non lo è la vita, in generale, che spesso non lascia scampo alle scelte sbagliate; e non lo è questo momento storico, in cui più che mai si ha l’idea di camminare su un crinale, sicuri che un passo sbagliato potrebbe portare davvero alla fine.

Waters, si sa, è uno di quelli da dentro-o-fuori: lo era già durante la permanenza nei Pink, di cui ha diretto carriera e storia con un piglio sempre più dittatoriale e nevrotico, ma cui ha regalato idee, canzoni e visioni ancora oggi attuali. Con gli anni non si è per nulla ammorbidito: e lo dimostra in questo tour, annunciato come “il primo dei tour d’addio”, in cui – anche se sta per compiere 80 anni – continua a tirare diritto senza tentennamenti, e senza mezze misure, tirandosi addosso accuse di ogni tipo: dal presunto antisemitismo – per l’appoggio incondizionato alla causa palestinese e le accuse a Israele – alla più recente delle mode,  l’essere un “putiniano” (appiccicato a chiunque chieda la cessazione della vendita di armi all’Ucraina). L’ultimissima, in ordine di tempo,  è stata la surreale accusa di “incitamento all’odio” per aver indossato un abito “simil-nazista” durante il tour… Che teste di cazzo, ragazzi, sono i censori: non solo in malafede, ma pure ignoranti. Se avessero studiato saprebbero che questo travestimento va avanti dai tempi di “The Wall” (1979) e che vuole rappresentare una critica feroce verso la rockstar fanatica, e per traslato verso i fascismi di ogni epoca. E non solo ignoranti, ma pure in malafede: tanto che Waters fece lo stesso, come da copione, anche nello spettacolo del 1990 a Berlino, per celebrare l’abbattimento del Muro, e nessuno ebbe nulla da dire.

Detto questo, torniamo al film. Le riprese, che arrivano in diretta da Praga, mostrano il palasport gremito di gente, e il palco nella sua interezza: un’enorme struttura a croce, sovrastata da un imponente muro di schermi. Prima dell’inizio, una scritta in sovraimpressione mette subito in chiaro le cose: “Se siete fra quelli che amano i Pink Floyd, ma non reggono le prese di posizione politiche di Roger, potete andarvene a fare in culo al bar“. In punta di fioretto, insomma! E si inizia.

Ecco comparire, sugli schermi, un filmato: un paesaggio apocalittico, plumbeo, fra fulmini e palazzi semidistrutti; pian piano la ripresa scende nelle strade, affollate di silhouette umane senza volto, quasi immobili…  Nel mentre, un tappeto di tastiere, due note di basso, qualche effetto speciale: e ancora non capisco di che pezzo si tratti. Ma, appena la voce di Roger sussurra “Hello, is there anobody in there?“, tutto diventa chiaro: “Comfortably Numb“. Ed è una versione scheletrica, trattenuta e spettrale, lenta e sussurrata, senza assoli di chitarra, scura e stilizzata: di tutt’altro carattere da quella “Comfortably Numb” rock e luminosa che, da sempre, chiude i concerti sia dei Pink che di Waters. Un opening da brividi, che rilegge il concetto di incomunicabilità espresso ai tempi di “The Wall” in una chiave estrema e dolorosamente contemporanea.

E poi, il resto. E qui si gode davvero, ragazzi: non sto a raccontarvi pezzo per pezzo, la scaletta la trovate in fondo al post, ma certo è che Roger – in questo, come in altri tour precedenti – continua a ribadire come LUI sia stato, sia ancora e sarà per sempre i Pink Floyd. Ampie citazioni da “The Wall“, le intere seconde facciate di “Wish You Were Here” e “The Dark Side of the Moon“, e brani sparsi ripresi dal suo repertorio solista, compongono uno spettacolo di tutto rispetto, dove il Nostro – a dispetto dei suoi quasi 80 anni – continua a esibire una verve e una coerenza artistica da marziano: la pancetta c’è, i movimenti non sono sciolti come quelli di un ventenne, le rughe sono impietose. Ma, sia chiaro, non si tratta di un concerto testamentario o di orgoglio geriatrico… Questo è rock, questa è musica: di quella che non siamo più abituati a vedere e sentire, con un artista che grida – questo si, con enfasi e didascalismo spesso eccessivi – le sue idee, il suo orgoglio e la sua visione politica: come dice una delle sue ultime canzoni, “E’ davvero questo il mondo che vogliamo?“.

C’è molto, moltissimo, di Syd Barrett, in questo concerto: ricordi, citazioni, immagini. Ci sono accuse dirette e senza appello a Bush, Regan, Mao, Komeini, Biden; c’è un sentita commemorazione delle vittime del potere di tutto il mondo e di tutte le epoche (George Floyd, Shireen Abu Akleh, i nativi americani, Julian Assange e Anna Frank); c’è un commosso omaggio alla sua famiglia; c’è, anche, un saluto caloroso a Bob Dylan… Ma manco una parola, un fotogramma, un vaffanculo, a quel David Gilmour che Waters ha sì espulso dalla nuova versione di Comfortably Numb, ma che è stato comunque una parte fondamentale dei Floyd e del loro sound, checché ne dica Rogerone nostro.

I due, si sa, non si sono davvero mai piaciuti: e negli ultimissimi tempi si sono scambiati tweet roventi. La Gilmour family ha insultato Waters per la sua posizione sulla Guerra in Ucraina, e Roger ha ribadito le sue ragioni e la sua autoconvinzione di essere il solo vero interprete del Verbo: eppure, ha anche riconosciuto che gli assolo di Gilmour sono fra i più belli della storia del rock, e non si sogna nemmeno di vietare ai suoi chitarristi di riproporre, nota per nota, le parti del suo vecchio compagno. In fondo, come dice sempre il mio amico Silvio, certe canzoni dei Floyd sono come musica classica: vanno eseguite così, e basta!

Il concerto, intanto, fra prismi di luce, scritte gigantesche, costumi, filmati, chitarre elettriche, sax e pecore gonfiabili giganti, procede: Roger, in un paio di occasioni, siede al piano, proponendo pure alcuni frammenti di un inedito – “The Bar” – concepito durante la pandemia, e che rivendica l’idea di una comunicazione pubblico-artista intima, confidenziale, raccolta… Tutto il contrario, si potrebbe dire, dello spettacolo magniloquente cui stiamo assistendo! Ma Roger si sa, è così: ama gli eccessi, e ama fare eccezioni, soprattutto se lo riguardano 🙂

La chiusura, comunque, è degna delle migliori intenzioni: “Two Suns in the Sunset“, con lo spettro di una guerra nucleare incombente (e mai come adesso l’incubo è vicino); il ritorno al pianoforte, per un nuovo frammento di “The Bar”; e la morbida nenia di “Outside the Wall“, suonata nella calda atmosfera delle luci accese di fine concerto, mentre i musicisti sfilano sul palco, con fisarmonica, mandolino, clarinetto e tamburo, salutano il pubblico, e prendono la strada dei camerini. E’ ora lo show è finito, per davvero.

Ma, dentro me, continua: da quella sera sono passati 5 giorni, e continuo a cantare quelle canzoni immortali, e vedere luci, prismi e pecore, a ricordarmi – se mai ce ne fosse bisogno – delle ingiustizie, delle occupazioni e delle guerre, e a farmi un sacco di domande. Forse le canzoni non possono cambiare il mondo: ma di sicuro possono aiutarci, come tante altre cose, a tenere alta l’attenzione, e a non dimenticare chi siamo. E che questa, appunto, non è solo un’esercitazione: ma la vita.

 

Roger Waters – “This Is Not a Drill”

25 Maggio 2023 – Live streaming dalla O2 Arena di Praga – Regia di Sean Evans

Setlist

  • Comfortably Numb 2022
  • The Happiest Days of Our Lives
  • Another Brick in the Wall, Part 2
  • Another Brick in the Wall, Part 3
  • The Powers That Be
  • The Bravery of Being Out of Range
  • The Bar
  • Have a Cigar
  • Wish You Were Here
  • Shine On You Crazy Diamond (Parts VI-VIII)
  • Sheep
  • In the Flesh
  • Run Like Hell
  • Déjà Vu
  • Is This the Life We Really Want?
  • Money
  • Us and Them
  • Any Colour You Like
  • Brain Damage
  • Eclipse
  • Two Suns in the Sunset
  • The Bar (reprise)
  • Outside the Wall

8 pensieri riguardo “Visto al cinema – “Roger Waters – This Is Not a Drill”

  1. I Pink Floyd sono uno dei nostri riferimenti musicali che trascendono il tempo e lo spazio e, anche se per me non sono al primo posto, rimangono talmente importanti (…e i loro messaggi) che non è possibile ignorarli.
    Ognuno di noi rivive pezzi della propria esistenza e della propria sensibilità.
    Bel post !
    Complimenti !
    Ciao.

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