Tre film #12

Di mamma ce n’è una sola… anzi tre

Buongiorno a tutti. Chi mi segue sa che la rubrica “tre film” difficilmente ha un filo conduttore o un tema preciso: questa volta tradisco la mia abituale incoerenza parlandovi della cosiddetta “Trilogia delle Tre Madri” di Dario Argento. Una trilogia che, in queste sere da “contagiato medio”, mi sono voluto rivedere, col beneplacito più o meno convinto della mia metà.

Un breve cappello introduttivo: in questa trilogia (ispirata dalla lettura di Thomas de Quincey), Dario ci racconta di tre potentissime streghe – la Madre dei Sospiri, la Madre delle Tenebre e la Madre delle Lacrime – che vivono in austeri palazzi, in altrettante città (rispettivamente Friburgo, New York e Roma) – e da cui dominano il mondo. Per ogni Mater, un film: ma, mentre le prime due pellicole sono state girate nel 1977 e nell’80, la terza è arrivata solamente nel 2007. E questo, come vedremo, causerà non pochi problemi.

  1. Suspiria“. Siamo a Friburgo (Germania), e il palazzo in cui ha sede Mater Suspiriorum è l’accademia di danza: toccherà alla nuova allieva, Susy, scoprire i misteri e gli orrori nascosti dietro paraventi, corridoi, porte, sussurri e passaggi segreti. Con questo film Argento abbandona quasi del tutto la struttura da giallo dei primi lavori per concedersi divagazioni misteriche, visioni e surrealismi sempre più marcati: la fotografia, che annega in toni caramellosi e pastello le studiatissime scenografie neo-gotiche, è da urlo, come le musiche dei Goblin, sottilmente insinuanti e da incubo a occhi aperti. Le scene violente e crudeli non mancano, ma è l’atmosfera malata e di terrore incombente, che trasuda da ogni inquadratura, a imporsi. Un po’ troppo statica la protagonista, Jessica Harper, mentre l’insegnante di ballo, la nostra Alida Valli, mette i brividi solo a guardarla, con quel suo sorriso lucido e ferino. Fra gli attori coinvolti ricordiamo inoltre Flavio Bucci, un giovane Miguel Bosè, e un’anonima novantaquattrenne che Argento trovò in un ospizio laziale, a cui  affidò il brevissimo ruolo della matriarca, Helena Markos. Pare che l’idea della “scuola di streghe” derivi da un racconto sentito dalla compagna di Argento, Daria Nicolodi, qui nelle vesti di co-sceneggiatrice. Un piccolo aneddoto: Argento voleva che le protagoniste fossero minorenni, ma la produzione lo proibì; allora, per rendere comunque l’idea che le ballerine fossero bambine, fece montare i pomelli delle porte più in alto del normale… E questo è vero artigianato cinematografico! Capolavoro!
  2. Inferno“: questa volta ci spostiamo a New York, dove a mettersi sulle tracce della Mater Tenebrarum sarà Mark, che da Roma – e dopo un brevissimo incontro con la “nostra” Mater Lacrimarum – volerà oltre Atlantico in soccorso alla sorella, inghiottita dai corridoi e dai sotterranei di un “residence” tardo ottocentesco. Argento continua, tre anni dopo, sulla scia di “Suspiria”, e spinge ancora di più il pedale su luci, colori, scenografie e misteri: a crescere è la parte fantastica e surreale, mentre la consequenzialità narrativa inizia a sfaldarsi. Ma poco conta, a patto di restare al gioco visivo – splendido – che il suo talento visionario continua a mostrare. Altalenante il cast: abbastanza inutile Leigh McCloskey nel ruolo del protagonista, Eleonora Giorgi… beh, mai stata granché, mentre Daria Nicolodi il suo lo fa; Gabriele Lavia e Leopoldo Mastelloni sono poco più che comparse, mentre si fanno notare i grandi Feodor Chaliapin (nel ruolo dell’architetto delle Madri) e Sacha Pitoëff (un sadico antiquario). Da notare, infine, il ruolo negativo attribuito agli animali (lucertole, gatti, topi): oggi lo stigma degli animalisti si farebbe di sicuro sentire… Ma in un horror, le vecchie superstizioni vanno onorate, no?! Le musiche, questa volta, sono di Keith Emerson, che – pur barocco e stentoreo – fa centro.
  3. La terza madre“: e siamo a Roma. Un’antica tunica, trovata in un’urna durante lo scavo in un cimitero, scatena morti orribili, violenze e assassini: toccherà all’archeologa in erba Sarah scoprire che dietro tutto c’è la bella Mater Lacrimarum, e dissolvere l’incantesimo. Dario, a 27 anni da “Inferno”, non sembra più lui. Un film sbagliato, dall’inizio alla fine: il lavoro sulla scenografia e sulla fotografia dei precedenti capitoli è completamente rinnegato, gli attori – la figlia Asia in primis, che si auto-doppia – sono inadeguati, le musiche (dell’ex Goblin, Simonetti) retoriche e anemiche, gli effetti speciali dozzinali, e la trama… Beh, piena di spunti ridicoli, incongruenze, idee balzane, scarsissima cura ai particolari e con un finale degno del peggior episodio di “Buffy l’ammazzavampiri”: e dire che gli sceneggiatori sono cinque! La Mater, invece di evocare arcane paure, solletica solo qualche prurito, simile com’è a una cubista di terz’ordine (con delle belle tette, però): e, tutto dire, la miglior attrice è la diabolica “scimmietta da guardia” degli assassini. Il “fantasma” della Strega Bianca, poi, è da museo degli orrori cinematografici: un alone azzurrino che manco Obi-Wan Kenobi si sogna! Non a tutti i registi tocca il dono di invecchiare bene: peccato, Dario era un vero genio.

Abbiamo parlato di:

  • Suspiria” (1977, Italia, 99 min)

Regia: Dario Argento

Soggetto e sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi

Interpreti principali: Jessica Harper (Susy Benner), Stefania Casini (Sarah), Alida Valli (miss Tanner), Joan Bennett (madame Blanche)

Fotografia: Luciano Tovoli

Musiche: Goblin

  • Inferno” (1980, Italia, 106 min)

Regia: Dario Argento

Soggetto e sceneggiatura: Dario Argento

Interpreti principali: Leigh McCloskey (Mark Elliot), Irene Miracle (Rose Elliot), Eleonora Giorgi (Sara), Sacha Pitoëff (Kazanian), Veronica Lazar (Mater Tenebrarum), Feodor Chaliapin, Jr (Emilio Varelli)

Fotografia: Romano Albani

Musiche: Keith Emerson

  • La terza madre” (2007, Italia, 98 min)

Regia: Dario Argento

Soggetto: Dario Argento

Sceneggiatura: Jace Anderson, Dario Argento, Walter Fasano, Adam Gierasch, Simona Simonetti

Interpreti principali: Asia Argento (Sarah Mandy), Moran Atias (Mater Lacrimarum), Philippe Leroy (Guglielmo DeWitt), Daria Nicolodi (Elisa Mandy), Udo Kier (Padre Johannes)

Musiche: Claudio Simonetti

11 pensieri riguardo “Tre film #12

  1. All’epoca ne avevo visti parecchi ma, con l’occhio di oggi, si sente tutto il peso del passato ! In sostanza non sono ‘immortali’ come quelli di Alfred Hitchcock ! Probabilmente, a parte le storie, la tecnica e non solo quella risente molto del tempo che fu ! Rimane senza dubbio, un grande regista della paura !

    Piace a 1 persona

  2. siamo sinceri, dario ha costruito una carriera nei primi vent’anni tra capolavori (sceneggiati da altri e con splendide scenografie e lui non è scenografo) e film molto meno riusciti (un gatto a nove code per esempio); il problema è che per i successivi 30 anni ha floppato più o meno clamorosamente
    non lo definirei un genio; non è un poeta che produce da solo o un songwriter che deve solo comporre la melodia e venderla in giro

    della trilogia ho visto tutti tranne il secondo, di cui ho visto solo gli omicidi (mi piacciono i bodycount su yt, sono una brutta persona LOL)
    il primo stupendo e il terzo aberrante; il primo scritto dalla ex, il terzo no…

    secondo me il problema del terzo è introdurre un fottio di mitologia gotica del suo micromondo e di ampliare la faccenda in spazio-temporale; Dario lavora meglio in luoghi fisici ristretti
    il film non c’entra molto con gli altri, è questo il suo problema maggiore

    "Mi piace"

    1. Mah… Diciamo che essere un gran direttore è molto, perché sei tu che scegli e imposti la fotografia, la scenografia e il resto, che scarti cosa non va e promuovi cosa va. Quindi, per me, era un ottimo regista con spunti geniali: ERA, purtroppo non ha saputo invecchiare bene. I dialoghi, soprattutto, sono scarsi, ma mente nei grandi film la cosa passava in secondo piano, con calare dell’ispirazione escono fuori in tutta la loro pochezza. Il terzo, poi, ha una marea di problemi…
      Ho anche rivisto “Opera”, dove ad esempio la parte tecnica è spesso spettacolare, con piani sequenza da brividi e riprese acrobatiche, forse addirittura il suo massimo: ma la storia fa acqua, e il sotto-finale è da frustate!
      “Il Gatto” l’ho rivisto perché ambientato anche esso nella “mia” Torino 🙂
      Grazie per la risposta

      "Mi piace"

Rispondi a Austin Dove Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...