L’ultima luna: #5 – Eclissi totale

E se fosse solamente formaggio verde?

E’ con questo titolo (“So What if It’s Just Green Cheese?“), bizzarro, irriverente e decisamente british, che la BBC propone al pubblico il suo speciale dedicato al “grande passo per l’umanità”. La puntata del 20 Luglio 1969 della serie “Omnibus” include letture di citazioni e di poesie sulla luna di Ian McKellen e Judi Dench, le esibizioni del Dudley Moore Trio, della cantante jazz Marion Montgomery e, per quello che qui più interessa, un commento musicale improvvisato dai Pink Floyd… E figurati se potevano fare a meno di invitarli, visto che la nomea di “band spaziale” gli si era appiccicata addosso, fastidiosa e tenace come chewing-gum a una scarpa.

“Eravamo in uno studio televisivo della BBC “, ha ricordato David Gilmour, “Era una trasmissione in diretta e c’era un gruppo di scienziati da un lato e noi dall’altro. Avevo 23 anni. È stato fantastico pensare che eravamo lì dentro a comporre un pezzo di musica, mentre gli astronauti erano in piedi sulla Luna”.

In studio, mentre scorrono le immagini in diretta, i Pink Floyd eseguono una breve jam, di circa sette minuti: i nastri dell’epoca, anche se rimasterizzati e ripuliti, non restituiscono un ascolto nitidissimo, ma si coglie a sufficienza per esprimere un giudizio… Il tappeto percussivo di piatti e tamburi ricorda il mood ipnotico di “Set the Controls for the Heart of the Sun”, le tastiere di Rick Wright eseguono i soliti svolazzi arabeggianti, mentre il basso e lo sviluppo armonico, in certi punti, paiono preludere al break della “Money” ancora a venire.

 

La traccia, negli anni, è stata pubblicata di straforo su vari bootleg, si è intrufolata in alcune jam live (“Corrosion”), e si è guadagnata il nome di “Moonhead“: ma per vedere la sua uscita ufficiale abbiamo dovuto attendere il 2016, con il rilascio del cofanetto “The Early Years, 1965-1972”.

Il brano, al netto della sue approssimazioni, è comunque un pezzo di storia di quelli belli corposi, e merita di essere ricordato. E chissà che figata, per i teenager inglesi del tempo, averlo potuto sentire in diretta… Un vero “momento wow”!

 

Ognuno è una luna, e ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno

(Mark Twain)

Il 20 Luglio 1969, alle 20:17:40 UTC (orario del “tempo coordinato universale”: in Italia le 22:17… toh, lo stesso momento in cui rilascio questo articolo 🙂 ), il modulo Eagle della missione statunitense Apollo 11 si posa sulla Luna, in un sito nella zona del Mar della Tranquillità… E dalla Terra qualcuno si illude di poterlo vedere, magari con un bel telescopio. Impossibile, ovviamente: ma sempre più fattibile che osservare coi propri occhi l’altra metà del satellite. Perché, come anche i bambini sanno, la Luna ha una faccia (in realtà, solo il 41% della sua superficie) perennemente nascosta alla nostra vista. La prima foto del lato oscuro arriva sulla Terra il 10 Ottobre 1959, diffusa dalla cosmonave sovietica “Луна 3”, in orbita attorno al satellite… Ma è solo il 3 Gennaio 2019 che, grazie alla missione cinese “Chang’e 4”, un lander ha materialmente toccato il suo suolo.

E dire che i Pink Floyd, senza spostarsi dall’Inghilterra, arrivano sulla Luna nello stesso istante di Armstrong e company; e che, ben 46 anni prima dei cinesi, sono loro i primi a esplorare il suo lato buio. Perché “The Dark Side of the Moon“, uscito nel Marzo ’73, è un vero e proprio viaggio al confine del conosciuto: nell’inconscio umano e nelle sue ossessioni. Il tempo che passa, le frustrazioni, l’avidità, la violenza, la paura della morte: tutte cose che possono portarci sul “lato oscuro” (eh no, Darth Vader qui non c’entra…).

Il tema, molto caro a Roger Waters, e ispirato in modo più o meno diretto alla vicenda umana di Syd Barrett, confluisce presto in una serie di canzoni, disposte e legate a formare una suite: un progetto musicale, provvisoriamente intitolato “Eclipse – A Piece for Assorted Lunatics“, che i Floyd testano durante una lunga tournée, durata dal 21 Gennaio 1972 (la première assoluta) sino al conclusivo 29 Giugno 1973. Data in cui il progetto, da tre mesi, si è giá trasformato in “Dark Side”, un disco limato fino all’ultima nota.

Nei testi dell’album, farina del sacco di Waters, la Luna rimane per molto tempo sotto traccia: un qualcosa cui si allude continuamente, ma che (proprio come il suo lato oscuro) non si vede, ma c’è. E’ solo nelle ultime due canzoni che la metafora si mostra in tutta la sua chiarezza. In quella che, inizialmente, si chiamava “Lunatic Song” – pubblicata poi come “Brian Damage” – finalmente l’allegoria si palesa: e il riferimento a Syd è lampante.

The lunatic is on the grass
remembering games and daisy chains and laughs […]
And if the band you’re in starts playing different tunes
I’ll see you on the dark side of the moon“,

dove quel “ci rivedremo sul lato scuro della luna” allude al fatto che Roger, e noi tutti, siamo abitati da fantasmi che potrebbero portarci, e forse ci stanno già portando, nel posto più remoto – e più vicino – che ci sia… La follia. “There’s someone in my head but it’s not me“: e, non a caso, “lunatico” e “pazzo”, in inglese, hanno un significato molto simile.
La suite di Eclipse, nei primi concerti, terminava così, con un appuntamento nell’imponderabile: la melodia di “Lunatic Song” si scioglieva in una coda strumentale abbozzata, che scemava dopo un paio di minuti. Waters capì subito che la cosa non funzionava: una narrazione tanto importante aveva bisogno di una conclusione più forte, e che tirasse le fila del discorso. Rog si mise al lavoro, e approntò in fretta il brano conclusivo: “Eclipse“, che fu presentato il 5 Febbraio ’72, al concerto di Bristol.
Seguendo l’ipnotico arpeggio circolare in 3/4, su cui la seconda chitarra interviene creando un effetto di dissonanza (il tritono, il “diabolus in musica” di medievale memoria), e un superbo arrangiamento in crescendo (ah, le voci delle coriste…), il testo elenca una serie di azioni quotidiane (“All that you touch, and all that you see, all that you taste, all you feel”) e di concetti universali (“And all that is now, and all that is gone, and all that’s to come“): tutti illuminati dal sole, e fra loro in armonia.
MA il Sole è eclissato dalla Luna.

‘Sti cazzi.

E, dopo, il volume del pezzo si abbassa, e sentiamo il battito di un cuore: lo stesso che aveva aperto il disco. Ma ancora non basta. A mettere un sigillo al tutto è una frase, mixata a bassissimo volume: “There is no dark side in the moon, really. Matter of fact, it’s all dark. The only thing that makes it look light is the sun“. Maledetti! Quando sembrava fosse tutto chiaro, ecco che la prospettiva cambia, di nuovo: e per questa frase illuminante non dobbiamo dir grazie a chissà quale delebrità, ma al portinaio degli Studi di Abbey Road, tal Gerry O’Driscoll.

Ma in fondo è giusto così: che non via sia un solo sistema di valori. Che la luce e il buio, la vita e la morte, la sanità e la follia non abitino luoghi e spazi differenti ma che, proprio come lo Yin e lo Yang, continuino a ruotare, trasformandosi di continuo nel proprio complementare.

Dopo queste riflessioni, non sempre spensierate, ho lasciato campo libero al Sig. Pignolini, che ha provato a verificare se il 23 Marzo 1973 – giorno della pubblicazione del disco in Inghilterra – ci siano state eclissi solari: sarebbe stato interessante! Dunque… Nell’anno ce ne fu una, totale, visibile nell’Africa Equatoriale: ma era il 30 Giugno. E basta. Peccato, non quadra.

Ma se andiamo a scartabellare le ricorrenze storiche del 23 Marzo ecco che i pezzi vanno al loro posto: quarant’anni giusti prima, il 23 Marzo 1933, il governo tedesco, in risposta all’incendio del Reichstag, conferisce ad Adolf Hitler pieni poteri. Si prepara una stagione di violenza, morte, delirio di onnipotenza e follia, e tutto al massimo grado:  questa sì che è un’eclissi totale.

Della storia, di noi, e delle nostre coscienze.

 

Abbiamo parlato di:

Pink Floyd – “Moonhead” (Gilmour, Waters, Wright, Mason) – Tratto dal cofanetto “The Early Years 1965-1972”. Vol 7″ (Sony Music / Legacy Recordings, 2016)

Pink Floyd – “Brain Damage” (Waters) – Tratto dall’album “The Dark Side of the Moon” (Capitol, 1973)

Pink Floyd – “Eclipse” (Waters) – Tratto dall’album “The Dark Side of the Moon” (Capitol, 1973)

Il nostro viaggio fra canzoni e fasi lunari, invece, è finito e NON continua nella prossima puntata! Ma potete rileggere le precedenti, se vi sono piaciute…

Se sei interessato al tema “Cinema & Luna”, dai un’occhiata al blog degli amici de L’Ultimo Spettacolo, nella sezione “Fly Me to the Moon”!

Per approfondire, invece, i rapporti fra luna e Musica Colta, sul blog Matavitatau puoi trovare quanto cerchi.

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