Io non so parlar di musica #2

La rubrica “Io non so parlar di musica“, questa volta, si concentra su un gran pezzo: “Darkness”, dei Van der Graaf Generator. Anche qui, ci sarebbero parole, metafore e suggestioni da usare, e dati tecnici da riportare… Ma preferisco lasciar campo all’ascolto: dico solo che sì, la musica dei Van der Graaf Generator è inserita nel filone Progressive, ma in modo molto laterale. Non conosce infatti il virtuosismo strumentale di molti gruppi coevi, o i richiami classicheggianti o medievali di altri, e nemmeno le atmosfere favolistiche di altri ancora: al loro posto, un sound drammatico e allucinato, guidato da sax e tastiere, e dal canto gelido e nevrotico di Hammill, alle prese con le nostre nevrosi più profonde.

A voi l’ascolto: al buio, preferibilmente…

Van der Graaf Generator – “Darkness (11/11)

“Don’t blame me for the letters that may form in the sand;
Don’t look in my eyes, you may see all the numbers
That stretch in my sky and colour my hand.
Don’t say that I’m wrong in imagining
That the voice of my life cannot sing.
Fate enters and talks in old words:
They amuse it”

Tratto da “The Least We Can Do Is Wave to Each Other” (1970)