I miei vinili #20 – Scrivere di musica

Ciao a tutti. Oggi torna la rubrica “I miei vinili” (ferma da un po’ di tempo) per occuparsi dell’argomento “scrivere di musica“… Che è un po’ quello che sto facendo, da ormai sei anni e 750 post!

Mille sono i modi di affrontare l’argomento”scrivere di musica”: di “che” musica scrivere, ad esempio (e già si apre un mondo); se preferire articoli formali, post, tweet o recensioni; se parlare di storia, di teoria, di artisti, di mercato, di curiosità o di dischi; se cercare un confronto o far cadere dall’alto le proprie considerazioni; e così via…

Evito questo ginepraio, peraltro un po’ noioso e didascalico, e mi soffermo invece su un singolo aspetto, a mio parere più interessante: il “senso”, il “perché” dello scrivere di musica.

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Una musica può fare

Con la musica si può:

  • Guidare l’auto
  • Accompagnare un funerale
  • Studiare
  • Cantare a bocca chiusa
  • Immaginare di fare sesso
  • Riflettere
  • Lavorare
  • Fare sport
  • Sognare
  • Lavarsi
  • Cucinare
  • Ballare
  • Fare sesso
  • Stirare
  • Addormentarsi
  • Fare una festa
  • Cantare in modo stonato
  • Guadagnarsi la giornata
  • Prendere un ascensore
  • Nascere
  • Fare sognare le persone
  • Guidare una battaglia
  • Svegliarsi
  • Annunciare la morte di un dittatore
  • Suonare in gruppo
  • Cantare a squarciagola
  • Risolvere un rebus
  • Pregare
  • Operare un paziente
  • Fare un attentato
  • Suonare da soli
  • Morire
  • Cantare una ninnananna
  • Giocare
  • Riposarsi dopo il sesso
  • Godersi un panorama
  • Accompagnare una manifestazione
  • Uccidere
  • Stare in silenzio
  • Annoiarsi
  • Mangiare
  • Fare la spesa al supermercato
  • Piangere e disperarsi
  • Pulire casa
  • Ingannare il tempo
  • Bere una birra, da soli o con gli amici
  • Torturare un prigioniero
  • Meditare

Tutto, insomma. Ma con la musica è tutto diverso: meglio, o peggio, ma diverso.