Domani avvenne: da lunedì 9 febbraio 2026 a domenica 15 febbraio

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

9 Febbraio 1966: a New York, a 82 anni, muore Sof’ja Kališ, in arte Sophie Tucker. Americana di origine ebraico-russo-polacca, è la matriarca delle cosiddette “red hot mama” di inizio Novecento: terragna, ruvida e giunonica, riesce ad affrontare i tempi sincopati in modo disinvolto, grazie a un inimitabile stile a cavallo fra cantato e parlato. Il debutto discografico avviene nel 1910, ma il colpo che cambia la sua carriera è “Some of These Days”, brano di Shelton Brooks che diventa uno straordinario hit, e la canzone-simbolo non solo di Sophie ma dell’intero decennio.

10 Febbraio 1962:a Firenze nasce Pietro “Piero” Pelù. Giovanissimo cantante, dopo l’esperienza semi-amatoriale nei Mugnions, nel 1980 – assieme a Aiazzi, Renzulli, Maroccolo e Calamai – fonda i Litfiba: band di cui diventa l’autore dei testi e l’indiscusso frontman, e che – dopo un inizio in pieno stile new wave – approda prima a un rock diretto di grande successo, e poi a un pop rock più ammiccante. Lasciati i Litfiba nel 1999, vi tornerà 10 anni dopo: nel mezzo, cinque dischi solisti, e una marea di collaborazioni.

11 Febbraio 1976: a New York Mills (Minnesota) nasce Peter Hayes. Chitarrista elettrico, nel ’98 (assieme a Robert Levon Been e Nick Jago) fonda The Elements: band che cambia presto nome in Black Rebel Motorcycle Club (ispirato al film “Il Selvaggio” con Marlon Brando). Sponsorizzati anche da Noel Gallagher, i tre nel 2001 pubblicano il disco d’esordio: lavoro che li propone come importanti esponenti dell’ondata alternativa indie-noise.

12 Febbraio 1977: ai Pathway Studios di Londra, i neo-formati Police incidono il loro primo singolo, “Fall Out“. Scritto dal batterista Stewart Copeland, e inciso al costo di 150 sterline, è l’unico brano dei Police in cui compare il chitarrista Henry Padovani, poi sostituito da Andy Summers. Pubblicato a Maggio 1977, sarà nuovamente stampato due anni dopo, sull’onda del successo della canzone “Message in a Bottle”.

13 Febbraio 1996: Gary Barlow, leader dei Take That, rilascia questa dichiarazione: “Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto negli ultimi cinque anni: siete stati assolutamente fantastici. Tuttavia, sfortunatamente, le voci sono fondate: “Our deep is your love” sarà il nostro ultimo singolo insieme e “Greatest Hits” il nostro ultimo album. E da oggi in poi… non ce ne saranno più“. Si sono appena sciolti i Take That.

14 Febbraio 2021: a Fiesole (FI), a soli 61 anni, dopo una lunga malattia, muore Enrico Greppi, per tutti Erriquez. Cantante e autore, è il leader del gruppo folk-rock Bandabardò, nato a Firenze nel 1996, e che ha fatto dell’attività live il suo vero punto forte.

15 Febbraio 2013: uno dei cantanti simbolo del Twist, Chubby Checker, intenta una causa da 500.000 dollari contro la Hewlett-Packard, che aveva prodotto un’app a lui intitolata, e che pretendeva di calcolare la misura del pene di un uomo dalla taglia delle sue scarpe. Solo 84 gli scaricamenti dell’app, fra parentesi: un successone! 🙂

Canta che ti passa #6

Eccoci qui. Spero stiate tutti bene… Nel bene e nel male è trascorsa un’altra settimana, e di musica sotto i ponti ne è passata di nuovo un bel po’.

E, quindi, ho ascoltato per me (e per voi):

  • Black Rebel Motorcycle Club – “Take Them On, On Your Own“. Ricordate il film “Il Selvaggio”, con Marlon Brando nella parte del biker truce, ma dal cuore d’oro? Bene, la sua combriccola in pelle nera si chiamava proprio così: “Black Rebel Motorcycle Club” (in italiano, la “Banda dei Ribelli Motociclisti”). Un bel nome: e perfetto per quel musicista che sia in cerca di una sigla che evochi ribellione, rock stradaiolo e benzina. Tutta roba che in questo disco (il secondo dei BRMC, da Frisco) c’è, e in abbondanza: ma che, siamo sinceri, per quanto possa pompare e distorcere, alla fine sembra un po’ tutta uguale. Uguale a se stessa, innanzitutto: e poi, dicono i bene informati, uguale a quei Jesus and Mary Chain cui i BRMC sono stati spesso accostati, e da cui attingono a piene mani. Ho fatto un paio di confronti, e in effetti…  Ma non facciamo i rompini: dopo 40 anni di rock, è difficile – se non impossibile – inventare davvero qualcosa. E allora va bene così: anche se sono copioni, I BRMC almeno sanno da chi copiare (Jesus and Mary Chain, ma anche Stones)! I pezzi tirati non mancano  (“Six Barrel Shotgun” e “Rise or Fall” su tutti), ma il meglio, a mio parere, arriva con le più sospese e malate “And I’m Aching” e “Suddenly”: dove l’eco dello shoegaze si fa più forte, e in sintonia con le lente pulsazioni di queste nostre ore.
  • Alice – “Gioielli rubati“. Dunque, la ladra è Alice e il derubato Franco Battiato. Che proprio in quegli anni (prima metà degli Ottanta) sta spaccando il culo a tutti, col suo pop mistico-colto-elettronico. E la signora Carla Bissi, che col siculo Franco intrattiene da tempo un rapporto di rispetto e amicizia, prende i brani più intriganti del suo repertorio, e li rilegge assieme all’eclettico pianista Roberto Cacciapaglia. Il risultato conferma Alice come una delle interpreti più interessanti e complete del Belpaese: un po’ scostante, è vero, con quell’aria altera e algida che si porta addosso, e con quel timbro distante e sensuale… Ma resta, ed è, una grande (oltre che una bella donna). Nella raccolta brillano particolarmente “Gli uccelli”, “Summer on a solitary beach”, “Le aquile” e una “Prospettiva Nevski” tanto indovinata da superare, e di una buona incollatura, l’originale. L’album vince il Premio Tenco, si piazza bene in Svizzera e Austria, e contiene una chicca: “Luna indiana“, uno strumentale di Battiato qui arricchito da un testo, scritto per l’occasione da Francesco Messina. E in questi giorni, dalla finestra, si vedono più uccelli che persone: “Voli imprevedibili ed ascese velocissime, traiettorie impercettibili, codici di geometria esistenziale“… Che belli sono: e volano.
  • U2 – “Wide Awake in America“. Un mini cd (anzi, un EP): quattro pezzi, due live, e due in studio, concepiti nel periodo d’oro della band irlandese. I brani sono tutti, più o meno, noti: “Bad” e “A Sort of Homecoming” vengono direttamente da “The Unforgottable Fire” (e sono qui presi da due concerti distinti, a Birmingham e a Londra), mentre “The Three Sunrise” e “Love Comes Tumbling” erano state precedentemente inserite in un maxi-singolo disponibile per il solo mercato anglo-irlandese. Ma è sempre un gran bel sentire: Larry e Adam, col loro incedere marziale e oscuro, il tagliente The Edge, col suo arsenale di pedali ed effetti, e Don Bono Vox da Dublino, il conduttore della Messa cantata. Il titolo dell’EP deriva dal chorus di “Bad” (“Wide awake / I’m wide awake / I’m not sleeping”)… Ma sono altre parole a risuonare più forte, oggi, nel mio cuore: e le dedico a me, e a tutti noi.

 

 

This desperation, dislocation, separation, condemnation, revelation, in temptation,

let it go and so to find a way”

Across the fields of mourning to a light that’s in the distance oh, don’t sorrow, no don’t weep,

for tonight at last I am coming home… I am coming home”

 

Abbiamo parlato di:

Black Rebel Motorcycle Club – “Take Them On, On Your Own” (Virgin Records, 2003)

Alice – “Gioielli rubati” (EMI, 1985)

U2 – “Wide Awake in America” (Island Records, 1985)