I miei dischi dell’anno #32 – Il 1966

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“… Ed è ora la volta del 1966: anno del dimenticato incidente aereo Francoforte-Brema (la seconda più importante sciagura dello sport italiano, dopo Superga), della nomina di Bréžnev a segretario generale dell’Unione Sovietica, dell’avvio della sanguinosa “rivoluzione culturale” cinese, dell’intensificarsi della Guerra del Vietnam, del primo episodio di “Star Trek, dell’Alluvione di Firenze, dell’uscita dei film “Il buono, il brutto, il cattivo”, “L’armata Brancaleone”, “Viaggio allucinante”, “Blow up” e “Fahrenheit 451″… e di una bella paccata di grandissima musica.

Per la pop music, continua il triennio d’oro: quello in cui viene costruita l’intera mitologia rock a venire, star e generi compresi, e in cui si afferma un nuovo modello socio-musicale con effetti ancora visibili al giorno d’oggi.

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In memoriam: Country Joe McDonald

Joseph Allen “Country Joe” McDonald (Washington D.C., 1° Gennaio 1942 – Berkeley, 7 Marzo 2026)

Leader del gruppo Country Joe and the Fish: famosa la loro esibizione al Festival di Woodstock quando, con “I Feel Like I’m Fixin’ to Die Rag“, facendo cantare all’unisono la sterminata platea, danno corpo a uno degli inni musicali più iconici di sempre contro la Guerra in Vietnam.

Su, venite, voi forzuti, lo zio Sam ha di nuovo bisogno di voi,
s’è ficcato in un terribile casino, laggiù in Vietnam,
insomma, buttate i libri e pigliatevi un fucile,
ci si divertirà un monte!

E un, due, tre, ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

Forza, Generali, sbrigatevi,
la vostra grande occasione è finalmente arrivata,
sguinzagliatevi e pigliate quei rossi,
c’è un solo comunista buono: quello morto!
E voi lo sapete bene che la Pace potrà essere conquistata
solo quando li avremo spediti tutti a quel paese.

E un, due, tre, ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

Sù, Wall Street, non rallentare, perché mai?
Qui c’è guerra a volontà, c’è un sacco di bei soldi da fare
rifornendo l’esercito degli strumenti del mestiere!
Sperate solo e pregate che, se sganciano la Bomba, la sgancino sui Vietcong!

E un, due, tr,e ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

Suvvia, mamme di tutto il Paese,
mandate i vostri ragazzi in Vietnam,
suvvia, babbi, non esitate, spediteli prima che sia troppo tardi:
fate in modo, via, di essere i primi nel vostro palazzo
ad accogliere vostro figlio che torna a casa in una cassa!

E un, due, tre, ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

I miei dischi dell’anno #31 – Il 1956

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ma, prima delle usuali considerazioni, tre brevi premesse.

Finora, il post di gennaio era riferito agli anni Sessanta… Ma, arrivato al 2026, ho deciso di “arretrare” di un decennio: in questo caso, al 1956. Perché è in quell’anno che “inizia” la storia del rock, con l’esplosione di Elvis e colleghi. Quindi, nel 2026, si saranno post sul 1956-’66-’76-’86-’96 e 2006: lasciando il 2016 a chi vorrà occuparsene, ma non a me, che di questi anni “recenti” so molto, troppo, poco. Punto secondo: negli anni Cinquanta, gli album pop sono più che altro “contenitori” di singoli, e non lavori artisticamente coerenti e autonomi. Più facile e sensato, quindi, concentrarsi sui 45 giri: anche se gli album, ovviamente, non mancheranno. Ultima annotazione: anche le classifiche ufficiali, in quei tempi, sono strumenti ancora approssimativi (per il Regno Unito e l’Italia, soprattutto), o suddivisi per generi (negli Stati Uniti)… E quindi, prendete tutto con le pinze. Ciò detto: si dia inizio alle danze!

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”, che chiunque potrà integrare o correggere con le sue conoscenze. Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #31 – Il 1956”

La strana vita e la strana morte di Mal Evans

Ciao a tutti. Questo post sarebbe dovuto uscire una settimana fa, per la precisione (poi vi dirò perché)  il 7 Gennaio: ma (incazzato com’ero) ho dovuto” preferirgli urgentemente” un altro post. Riallacciamo il filo del discorso: il piccolo evento che vado ora finalmente a raccontarvi riguarda il “mondo Beatles“, e in particolare uno dei tanti “personaggi minori” che coi Fab Four hanno collaborato, Mal Evans. La sua è una storia davvero curiosa e tragica, e raffigura – in modo quasi grottesco – il detto “dalle stelle alle stalle”. Continua a leggere “La strana vita e la strana morte di Mal Evans”

I miei dischi dell’anno #30 – Il 2015

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 2015, anno degli attentati a Charlie Hebdo, al Bataclan e al Museo del Bardo di Tunisi, dell’inizio della presidenza di Sergio Mattarella, del disastroso naufragio di una nave di migranti nel Canale di Sicilia (oltre ottocento i morti), dell’Expo di Milano, delle “manovre correttive della Trojka” in Grecia, del film “Inside Out”, e di un buon numero di uscite musicali.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”, che chiunque potrà integrare o correggere con le sue conoscenze. Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #30 – Il 2015”