Il pudore della bellezza

Ciao a tutti.

Qualche post fa (precisamente QUI) vi ho raccontato di un momento particolarmente toccante delle mie recenti vacanze in Scozia. Come ho detto, ci sono state occasioni in cui mi sono sentito profondamente in pace, in quei giorni, come se appartenessi a quel posto, a quei paesaggi, a quel ritmo. Oltre alle sensazioni provate al porto di Ullapool, e ad altri istanti preziosi vissuti davanti al mare e alle scogliere, un’altra circostanza mi ha lasciato un ricordo vivissimo: e vedrete che la musica, come sempre, avrà la sua parte.

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Sempre più in alto

Un pallino rosso sulla mappa della Scozia, lungo la costa Ovest, direzione Nord: Ullapool. Milletrecento anime, qualche pub, vetrine che espongono plaid e tartan, file di casette di legno a un piano, un porticciolo. Siamo arrivati qui venerdì, tardo pomeriggio, più o meno a metà del nostro giro: abbiamo dormito in un bed & breakfast (più bed che breakfast: la colazione era tutta in un piccolo cestino con due pere, qualche croccantino, un porridge liofilizzato e poco altro), dopo essere andati a cena nel ristorante di un hotel (il vicino di tavolo era uguale-uguale all’Eric Clapton di una decina d’anni fa…), e presto a nanna.

Al mattino, spostiamo l’auto al porto, per comprare qualche souvenir. Da dietro l’angolo sbuca un tipo, col suo fumante bicchierone di carta; e, poco più in là, un minuscolo bar. Entriamo, e ci prendiamo due coffee-to-go, due caffè “americani” da passeggio. E’ metà Luglio ma qui, se è nuvolo – e oggi lo è – non si superano i 16 gradi: il bicchiere ci scalda le mani, ogni tanto beviamo un sorso di quel caffè un po’ slavato, lungo lungo, ma che stamattina ci sta proprio bene.

Pochi passi, e siamo al molo dei ferry. Da Ullapool partono i traghetti per l’isola di Lewis e Harris, nelle Ebridi Esterne: gente va e viene, indaffarata e allegra, per raggiungere un festival di musica folk che si sta svolgendo lì, proprio in questo fine settimana. Sul marciapiede, due ragazzi custodiscono i loro voluminosi strumenti, imballati in tele cerate. Nel parcheggio, l’autista del bus – un omone barbuto, grande e grosso come l’orco buono delle fiabe – scherza con un amico, mentre aspetta il momento di mettersi in moto. Continua a leggere “Sempre più in alto”

Un’Ortensia, cent’anni e mille ricordi

Ciao a tutti! Lunedì sera, un tuffo nei ricordi… E, come sempre, qualche connessione col mondo della musica c’è!
L’occasione è stata la festa per il centenario di una cara signora, Ortensia: una vicina di casa di un paesino del Monferrato di un centinaio d’anime in cui, dai 6 ai 29 anni, ho trascorso le mie estati più felici. Ho già raccontato altrove qualcosina di quel verde paesello e di quei momenti: se volete, potete leggerlo QUI.

Fatto sta che lunedì, in corrispondenza dell’esatto centenario della signora Ortensia, la figlia ha pensato di chiamare a raccolta amici, parenti e ex-vicini per una bella festa: tanta gente, una gran tavolata all’aperto, orario decisamente “anziano-piemontese” (anche in considerazione dell’età dell’ospite: ore 19, si inizia!), chiacchiere, volti noti e volti sconosciuti, parecchi “Ciao come stai… da quanto tempo… hai saputo che…“, e molta allegria. Continua a leggere “Un’Ortensia, cent’anni e mille ricordi”

Sessant’anni fa: la British Invasion! – Parte 1

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Come sapete, su questo bel blog, cui ho piacere di collaborare, e che consiglio a tutti, pubblico post a tema musicale di taglio storico: quello in uscita oggi si concentra sulla British Invasion… Quando, cioè, giusto sessant’anni fa, prima i Beatles, poi gli Animal, poi gli Stones – e nel giro di pochissimi mesi – conquistarono cuori, classifiche, vendite, sale da concerto e televisioni di tutti gli Stati Uniti, spazzando letteralmente via una generazione di musicisti americani, e dando alla storia della musica pop una sterzata così improvvisa e potente che i risultati si vedono ancora oggi.

Questo piccolo viaggio si organizza in due post: questo, che è il primo, riguarda il “come”  il “quando” di questa Invasione; nel prossimo, vi racconterò invece dei cambiamenti suscitati in ambito musicale dalla “calata degli inglesi” oltre Atlantico, e cercherò di capire e spiegare il “perchè” di questo successo improvviso e travolgente. Se volete capirne di più, potete dare un’occhiata al post originale: un po’ lunghetto, ma anche interessante… L’ho scritto io, poffarbacco! Buona lettura!

Compleanno di panchine, messicani, riflessioni e strade strette

Ciao a tutti!
In questi giorni, come tutti gli anni :-), è caduto il mio compleanno… Sono in quell’età di mezzo, ma pericolosamente pendente in là: mentalmente mi sento si e no 46-48 anni, l’atto di nascita dice 56, per l’Inps sono ancora un ragazzo, per la madre un bambino appena cresciuto, per alcune cartelle cliniche un giovanotto e per altre un po’ meno… Una sovrapposizione di identità anagrafiche che, il giorno dell’anniversario, si è manifestata attraverso una serie di “segnali” anche loro contrastanti, e che mi hanno fatto riflettere. Continua a leggere “Compleanno di panchine, messicani, riflessioni e strade strette”

Mamma al volante…

Ciao a tutti! In queste ultime due settimane sono stato parecchio assente dalla piattaforma, e mi scuso con gli amici di blog se non ho praticamente commentato o seguito, ma il tempo è stato davvero poco, e non sono di quei blogger capaci di scrivere e cliccare ovunque e comunque: se non ho testa, mi defilo. Non amo inoltre molto dire del mio privato, ma questa volta voglio proprio raccontarvi tutto.

Premessa: mia madre ha quasi 87 anni, riesce ancora a farsi 3 piani di scale, è abbastanza autonoma, e la testa è sufficientemente lucida: ma guida l’auto… E qui iniziano i problemi. La sua Cinquecento rossa del ’98 è un pezzo quasi storico, e la usa solo per andare al mercato rionale, in banca, al supermercato, e da sua sorella: 400 km l’anno, più o meno.

Due domeniche fa ero dagli suoceri a pranzo (per chi non lo sa: mamma abita a Asti, io a Torino, suoceri a Pinerolo, per cui mi alterno continuamente), e verso le 13 squilla il telefono: “Ho avuto un incidente a pochi metri da casa – Ma sto bene – La macchina l’ha presa il carroattrezzi – Non ho firmato nessun CID, ma qualcosa su un tablet – C’erano i vigili – Non so cosa è successo, ma ho preso un’auto parcheggiata – Ma tranquillo, sto bene”. Calma, ma ovviamente con le idee un po’ confuse… La vicina, che lavora nel campo infermieristico, va a trovarla, la vede a posto e mi rassicura. Ma è qui che inizia il casino.

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