Un virus a pois: gli Angine de Poitrine

Ciao a tutti. Impossibile (o quasi), per chi frequenta Youtube con una certa assiduità, non imbattersi in questi tempi negli strani video di uno strano duo che, vestito in modo strano, fa una musica molto strana e che si chiama in modo strano… Si tratta di uno dei fenomeni “virali” (odio questo termine, anche se rende bene l’idea) più clamorosi delle ultime settimane: si, sto parlando degli Angine de Poitrine.

Gli Angine de Poitrine sono un duo musicale canadese: nato in Quebec nel 2019, inizia a pubblicare regolarmente solo nel 2023, e nei primi mesi del 2026 registra un “live in studio” per la radio KEXP di Seattle… Esibizione che, trasmessa e pubblicata online, diventa rapidamente, appunto, “virale”, conquistando milioni di visualizzazioni.

Vediamo quali sono gli elementi essenziali del duo, e poi facciamo due chiacchiere…

  1. “Angine de Poitrine” è la traduzione in francese della malattia “angina pectoris“;
  2. L’identità dei due artisti è segreta: i credits riferiscono nomi di fantasia, quali Khn de Poitrine e Klek de Poitrine, e i musicisti sono completamente celati da costumi di cartapesta a pois, con tanto di maschere e nasi deformi e penduli;
  3. Strumentazione eccentrica: Klek suona una batteria standard, mente Khn maneggia una chitarra-basso a doppio manico settata a intervalli microtonali, e capace quindi di produrre note “ambigue”, non corrispondenti al sistema temperato;
  4. Loop: Khn, mentre suona, registra un riff di base agendo sulla pedaliera, lo mette poi in esecuzione “a loop”, e sulla traccia esegue improvvisazioni e assolo;
  5. Ritmi “strani”: uso di metri asimmetrici, con cambi e variazioni continue, ma sempre con forti accenti funky;
  6. Performance pressoché strumentali, con assenza di canto “regolare”: al più, voci filtrate e parole incomprensibili;
  7. Nessuna interazione col pubblico: Khn e Klek, a inizio o fine performance, si scambiano invece gestualità astratte, finto-ritualistiche.

Ma meglio di mille parole è ascoltare (e vedere) una loro performance! Ecco qui, allora “Sherpa“: se avete pazienza la ascoltate tutta, ma se volete passare direttamente alla parte più “tirata”, allora skippate direttamente a 2’30” circa.

The Residents

Questi elementi, presi uno per uno, non sono nuovi. I Residents, negli anni Settanta, hanno costruito la loro bizzarra carriera su anonimato e travestimenti disturbanti; strumenti occidentali rock “taroccati” in direzione microtonale si vedono fin dai primi anni Ottanta; il ricorso a costruzioni metriche eterodosse arriva da Frank Zappa, e dagli anni Novanta in poi diventa così diffuso da germinare un sottogenere autonomo, il “Math Rock” (“rock matematico”); e il ricorso a loop auto-incisi risale quantomeno al 1978, con Robert Fripp.

Ma è la loro mescolanza a diventare, oggi, interessante e “virale”: il tutto unito a uno “sfruttamento” intelligente dei media e del web. Gli Angine de Poitrine riescono, con molta perspicacia, a far successo nel solo modo concesso in questi tempi: dando a ogni frazione di pubblico un qualcosa. Un qualcosa da ammirare, un qualcosa per cui stupirsi, un qualcosa da criticare o irridere, un qualcosa da condividere in rete e un qualcosa di cui ubriacarsi.

Osservando le loro clip, mi sono sentito immerso in un flusso emotivo e cognitivo in cui ho riconosciuto tutto questo: la curiosità “formale” per la costruzione dei brani, l’ammirazione per la tecnica dei due (che, pur anonimi, sono musicisti coi controcazzi… e mica facile, suonare in quelle armature!), la scoperta di strumenti e cazzilli tecnologici a me ancora poco noti, il fastidio “fisico” davanti ai loro travestimenti, e la vibrazione della mia pancia, scossa dal funky astratto della batteria, e delle svisate eretiche della chitarra. E così penso succeda a molti ascoltatori (o visualizzatori) casuali.

Musica, dicevo? Più performance artistica multimediale che “musica” in senso stretto; e, aggiungo, più fenomeno istantaneo da godersi come un gelato che pensiero artistico destinato a durare; più un progetto poetico tout court che un urlo musicale viscerale: e, sicuramente, un’operazione di alta intelligenza commerciale e, sì, estetica, in cui la musica c’è, eccome… Ma, senza la parte visiva, tutto sarebbe molto diverso. Con questo intendo dire che la sostanza musicale non ci sia? No. Ma che in questi decenni, senza triturare occhi e sensi non si vada da nessuna parte, è un dato di fatto.

Tutto, nel tritacarne mediatico odierno, nasce e muore nel tempo di una scoreggia. Può non piacermi, ma me ne farò una ragione. E, se ascolterò gli Angine, lo farò per puro piacere, senza retropensieri. Augurando loro di continuare a divertirsi e a sorprendere: e soprattutto, di sopravvivere a se stessi.

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