Io non so parlar di musica #28 – “EAA” di Edoardo Bennato

Ciao a tutti, ed eccoci a una nuova puntata della rubrica “Io non so parlar di musica“. Un po’ di cose si intrecciano nel mio ricordo di questo pezzo – “EAA” di Edoardo Bennato… La prima è connessa a Sanremo: per me, vedere Edo con chitarra, armonica a tracolla e grancassa a pedale su quel palco (dove ha cantato “Sono solo canzonette”), è stata una vera goduria, probabilmente la migliore esibizione fuori-concorso del festival; poi, pensando ai tragici venti di guerra che non cessano (e non vogliono cessare), mi è subito venuta in mente questa canzone, che sebbene vecchia di 49 anni sembra scritta oggi; e, infine, un remotissimo ricordo di qualche quiz con Mike Bongiorno, in cui a un concorrente fu chiesto quale canzone di Bennato recasse nel titolo solo tre vocali… Ah, i famosi “cassettini della memoria”.

“EAA”, dunque: tre lettere (il continuo refrain vocale) per un brano musicalmente brioso, grondante boogie partenopeo, suonato da comprimari di lusso (Toni Esposito e Roberto Ciotti), per un testo che, a pensarci bene, è tutt’altro che allegro e ottimistico… Un pullman che, con i freni rotti, corre dritto dritto verso la catastrofe, ma nessuno se ne avvede: anzi, qualcuno capisce, ma la voglia di un gesto responsabile è subito soffocata da un cinico gesto di egoismo, e dalla sua immediata replica. Metafora che ricorda molto quella dell’orchestra del Titanic, che continua a suonare durante l’inabissamento del transatlantico: ma qui arricchita dalla corrosiva citazione di un umano – ma non per questo ammirabile – “si salvi chi può“.

Come non pensare a molte situazioni della vita di tutti i giorni: e, in particolar modo, a quella in cui stiamo tutti vivendo? Il burrone è sempre più vicino, ma parliamo di tutto, e facciamo di tutto, pur di non rendercene conto.

E ora, come sempre, la parola alla musica. E al grandissimo Bennato: un autore forse oggi un po’ dimenticato, ma che è stato – ed è tutt’ora – una vera forza della natura!

Edoardo Bennato – “EAA

Eaa, ma come andiamo forteEaa, ormai nessuno ci può fermarEaa, giù per la discesaEaa, ormai nessuno ci può fermarEaa, dritti verso il burroneEaa, ormai nessuno ci può fermar
Eaa, ho parlato col conducenteE mi ha detto in un orecchioChe ha i freni rotti e che non vanno piùEaa, mi ha detto che non è sua la colpaMa che lui farà il suo dovere fino in fondoE poi si vedrà
Eaa, giù per la discesa, dritti verso il burroneOrmai nessuno ci può fermar
Eaa, mi sono distratto per un momentoE il conducente ha premuto un bottoneE si è catapultato giùEaa, ma chi se lo aspettavaChe era un pullman così attrezzatoChe quello si catapultava giù
Eaa, gli altri continuano a intonare coriNon si sono ancora accorti di nienteE continuano a cantar
Eaa, vorrei prendere io in mano il volantePerò poi ripensandoci bene
Ma chi me lo fa farEaa, qui le cose si mettono maleQuasi, quasi premo anch’io quel bottoneE mi catapulto giù
Eaa, ma come vanno forte
Non si sono ancora accorti di nienteE continuano a cantar
Tratto da “La Torre di Babele” (1976)

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