I miei vinili #19 – Suonare in gruppo pt 1 – La fondazione

Ciao a tutti! E’ da un bel po’ di mesi che questa rubrica non viene aggiornata… Ed è ora di farlo dando seguito all’ultimo post, in cui descrivevo il mio primo approccio con la musica “suonata” (l’acquisto di una chitarra), i leggeri ma costanti miglioramenti sullo strumento, e un incontro decisivo, che porta alla fondazione di un gruppo. Se vorrete sapere qualcosa di più, basta scendere alla prossima riga!

E’ il 1992, e sono passati sì e no due anni dall’inizio della mia “carriera di pendolare”: sui treni, si sa, si incontra un sacco di gente, si scherza, ci si tiene il posto, e si chiacchiera… Ed è così che, da collega a collega, da conoscente a conoscente, mi imbatto in Franco: un ragazzo più vecchio di qualche anno, e che – oltre a una sana dipendenza per lo sport, triathlon in particolare – ha una fortissima passione per il rock classico! Viene fuori che anche lui suonicchia la chitarra, canta, e ha una bella faccia tosta nel tenere il palco: e, quasi per gioco, cogliamo l’occasione di una festa a casa di amici per abbozzare un breve (mica tanto!) set di canzoni da suonare in coppia. Ci incontriamo, proviamo un po’, e arriva la festa: la cosa riesce, e ci viene voglia di spingerci più in là.

Caso vuole che sul treno un’amica si ricordi di Max, un suo ex compagno delle superiori, che suona la batteria: e toh, suo fratello Simone suonicchia anche lui la chitarra: quando dici il destino! Li contattiamo, e un pomeriggio ci diamo appuntamento al paesello, a una decina di chilometri da Asti. A casa loro non c’è uno spazio dedicato, e così ci riuniamo in soffitta. “Ciao, ciao, e te cosa piace, da quanto suoni?“: ma poi? Siamo lì, un po’ impacciati, quando di colpo Simone afferma “Facciamo questa!“, e partono gli accordi di “Smoke on the Water“! Di quella prima prova ho pochi ricordi, ma quella frase mi è sempre rimasta in testa: così come il fatto che, pur essendo tutti quanti autodidatti, e avendo mai suonato assieme ad altri, siamo andati tutti a tempo… Che non è cosa scontata, all’inizio, credetemi.

Ci piacciamo, la cosa ci gasa, e decidiamo di continuare. Don Vittorio , parroco del paese e molto altro, è uno moderno, molto bravo coi giovani: e ci lascia il permesso di provare nel piccolo teatrino, con tanto di consegna di chiavi… Dove (intanto arriva l’inverno) di sera si gela! Ma a darci manforte è arrivato un nuovo acquisto: Elena, che a Messa suona l’organo, e con noi si piazza alle tastiere. Ultimo a fare combriccola – ma solo in ordine di tempo – Paolo: studente di ingegneria da tempo invaghito di Elena e che si “inventa” tecnico del suono, pur capendoci pochissimo, per stare accanto a lei! Ma è in ottima compagnia: anche noi non è che siamo dei fuoriclasse, tutt’altro. C’è però un problema: tre chitarre, e nessun basso. Ma è Franco a toglierci con simpatia dall’impiccio: alla quattro corde passerà lui, mentre Simone ed io rimarremo fedeli al nostro strumento.

Le prove proseguono (una volta bussano pure i Carabinieri, allertati da qualche vicino preoccupato dai forti rumori!), e costruiamo una scaletta: una serie di classici rock’n’roll, punk e rock blues (come “Cocaine”, “Brown Sugar”, “Should I Stay or Should I Go?”), qualche (poca) spruzzata di Italia, e un mini-set acustico dedicato ai Beatles. Il primo concerto arriva il 6 Gennaio, proprio nel teatrino: mi ricordo ancora l’agitazione (mai suonato davanti a gente, prima: e qua di persone ce ne sono una sessantina) e il superalcolico ingurgitato per calmarmi, i complimenti degli amici, la pizza del dopo-concerto, e il nastro della registrazione… Che ascoltato ora mi fa orrore, ma che ai tempi esibivo come una medaglia!

Ragazzi, una delle cose più belle della mia vita! Questa, e i mesi che seguirono. Mesi in cui la scaletta si perfeziona, ci compriamo un po’ di attrezzature, pian piano miglioriamo tutti e in cui – e sempre un enorme grazie va e andrà ai genitori di Max e Simone! – occupiamo la cantina del papà, e col minimo della spesa la trasformiamo in una piccola sala prove. Rivestiamo le pareti con le classiche “confezioni per le uova”, mettiamo della moquette, sistemiamo cavi e amplificatori, e poi una bella stufa… Se no chi ci suona, lì, nei mesi freddi? Nel frattempo la corte di Paolo a Elena è andata a buon fine: e anche questa è una bella cosa… Elena che, essendo alle tastiere e non particolarmente attiva sul palco, un amico del pubblico ha scherzosamente battezzato come la “maglierista” (riferito a quelle macchine orizzontali di un tempo per fare la maglia in casa, non so se avete presente): e Maglierista è rimasta!

Pian piano ci stabilizziamo: la scelta di nuovi pezzi, le rifiniture casalinghe “in privato”, le prove collettive alla domenica pomeriggio, le incisioni su nastro per vedere cosa va e cosa no… E poi altri concerti! Inizia la nostra stagione più divertente. E, se vorrete, di questo vi parlerò nella prossima puntata. Ciao ancora!

7 pensieri riguardo “I miei vinili #19 – Suonare in gruppo pt 1 – La fondazione

Se ti va, rispondi, mi farà piacere leggere e rispondere ad un tuo commento, grazie! :-)