Bruce Cockburn – Live al FolkClub, Torino, 09/03/2024

Ciao a tutti. Il post di oggi riguarda, come recita il titolo, il resoconto del recente concerto di Bruce Cockburn al FolkClub di Torino: anche questo live gentilmente offertomi dalla mia signora come regalo di Natale, e che qui pubblicamente ringrazio!

Una piccola nota personale: mercoledì scorso il tram che mi stava riaccompagnando a casa ha improvvisamente inchiodato, e un passeggero che non si stava tenendo ai sostegni mi è rovinato addosso, buttandomi a terra e facendomi urtare forte il ginocchio sul pavimento, fra imprecazioni e maledizioni a mezza bocca… Bene, cosa poteva capitare di meglio che – tre sere dopo, ancora ben dolorante – arrivare in lievissimo ritardo al live, e scoprire che da un-minuto-uno i tuoi posti a sedere erano stati regalati ad altri spettatori: e che, soprattutto, avresti visto il concerto tutto in piedi?

Ma andiamo oltre! Ad aprire lo spettacolo c’è un ospite speciale, l’italianissimo James Meadow, alias Davide Falcone: cantautore, antropologo, studioso e divulgatore radiofonico specializzato in cantautorato americano. La sua scaletta è breve (sei pezzi), e noi siamo ancora un po’ scossi dall’arrivo al volo e dalla brutta sorpresa per apprezzarlo al pieno: ma si capisce che è bravo! Il tempo di trovare la concentrazione, e ha già finito: e, dopo qualche minuto di pausa, arriva Bruce.

Bruce Cockburn è un signore canadese di 79 anni, e che da cinque decenni abbondanti esercita la nobile professione del cantante: le primavere trascorse hanno lasciato Bruce zoppicante (entra in scena col bastone in mano), un po’ sformato nel fisico e con capelli e barbone completamente canuti (sembra un po’ un rabbino, a pensarci bene). Sul palco c’è (e ci sarà) solo lui: e appena imbraccia la chitarra, e avvicina il microfono, inizia il miracolo.

Sono sincero, di Cockburn conoscevo a malapena il nome, e sapevo che apparteneva al consesso dei chitarristi fingerpicking: ma non avevo voluto cercare video o canzoni in rete, per godermi l’effetto sorpresa. E sorpresa è stata: Bruce, è vero, è un maestro della chitarra acustica, che maneggia con la disinvoltura e la nonchalance tipica dei grandi; e dispensa la sua arte di autore e cantante con modestia e intensità davvero commoventi.

La gente è molta, moltissima: in Italia, come un po’ in tutto il mondo, Cockburn gode di un piccolo ma fedelissimo seguito, che conosce i suoi pezzi, e li canta piano, quasi sussurrando, per non disturbare. Pezzi come le classiche “Wondering Where the Lions Are”, “If a Tree Falls”, “The End of All Rivers”, “Lovers in a Dangerous Time”, e qualche estratto dal recentissimo “O Sun o Moon” (“Push Come to Shove”) scorrono via come l’acqua, e offrono una visione personale, sincera e partecipe, dell’America dell’ultimo secolo. La prospettiva di un uomo libero, che non si fa bandiera o cantore di nessuno, ma che non rinuncia a denunciare le brutture del suo tempo, chiedendo conto del dolore agli abissi della sua anima. Nessun populismo, nessuno slogan: ma la calma concentrazione di chi sa cosa vuol dire e lo dice.

Nei suoi brani si intrecciano il blues chitarristico di Mississippi John Hurt, il gospel stradaiolo di Reverend Gary Davis, l’afflato mistico del predicatore ambulante, qualche pizzico di swing, la caustica ironia del songster del Greenwich Village, lo sperimentatore di tecniche e suoni “alla Fripp”, e lo stupore estatico della rivelazione: e, canzone dopo canzone, mi trovo su un sentiero che, dalle pianure del Piedmont americano, pian piano si inerpica su su, fino a immergersi nelle sfere cristalline del cielo.

Del concerto vero e proprio, messi dov’eravamo, abbiamo visto poco: Bruce, per noi, è stato soprattutto una voce e una chitarraLa chitarra resofonica, per iniziare: per intenderci, quella della copertina di “Brothers in Arms” dei Dire Straits; e poi quella col classico corpo di legno, verniciata di verde. E poi la voce: una voce, a dispetto del fisico un po’ malandato, sorprendentemente giovane, chiara, diretta. Ma, anche da una prospettiva non certo favorevole, il concerto mi è piaciuto molto, e due ore sono volate via in un nulla. Giunto alla fine del suo unico set, Bruce annuncia sornione che non farà la solita manfrina (uscire dal palco, aspettare gli applausi, e poi tornare “stupito” per il bis), ma attenderà lì, senza muoversi: e poi, ovvio, farà il bis! Ecco, tanto per capire che tipo di persona è!

Bruce – di poche parole, qui come in tutto il concerto – esegue l’ultimo pezzo, saluta con qualche sorriso e un cenno di ringraziamento, percorre caracollando i pochi metri che lo separano dal backstage, e sparisce. Le luci si accendono, e tutti a ritirare giacche, cappotti, giubbe e ombrelli. Fuori piove, Torino è deserta, e le luci si riflettono nelle pozzanghere. Il ginocchio duole, e devo stare attento a non scivolare. Ma a zoppicare, con me, c’è lo spirito di Bruce: e delle sue storie di umanità e fede, di amore e natura, che mi seguono fino a casa, si intrufolano sotto il piumone, e mi accompagnano nel sonno di questa notte fredda e umida.

***

Di video di Cockburn, in rete, ne trovate quanti volete… Mi permetto di mettervi tre link di altrettanti brani, secondo me rappresentativi del suo stile eclettico. Se volete, cliccate QUI, QUI e QUI.

Scaletta

James Meadow

  1. If you Keep on Walking (Falcone)
  2. Entangled in Love (Falcone)
  3. Heavy Sky of Home (Falcone)
  4. Holding the Future (Falcone)
  5. Legacy (Falcone)
  6. The Imaginary Bond (Falcone)

Bruce Cockburn

  1. The Blues Got the World (Cockburn)
  2. How I Spent my Fall Vacation (Cockburn)
  3. If a Tree Falls (Cockburn)
  4. Sweetness and Light (Cockburn)
  5. Soul of a Man (Braggs, Bland)
  6. Strange Waters (Cockburn)
  7. Cafè Society (Cockburn)
  8. The Whole Night Sky (Cockburn)
  9. States I’m In (Cockburn)
  10. Lovers in a Dangerous Time (Cockburn)
  11. Wondering Where the Lions Are (Cockburn)
  12. Lord of the Starfields (Cockburn)
  13. Push Come to Shove (Cockburn)
  14. The End of All Rivers (Cockburn)
  15. All the Diamonds in the World (Cockburn)

4 pensieri riguardo “Bruce Cockburn – Live al FolkClub, Torino, 09/03/2024

    1. Dal punto di vista fisico è precipitato davvero tantissimo non so se ha avuto qualche problema o se è la sua naturale decadenza ma rispetto a molti altri fa abbastanza impressione. Lui comunque è bravissimo! Grazie per il commento

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