Io non so parlar di musica #19 – The Cure

Ciao a tutti. Oggi, per la serie “Io non so parlar di musica“, mi rivolgo a un’estate di parecchi anni fa… Il 1986, per la precisione, una delle molte estati in cui passavo le ore più calde in compagnia di due amiche (mai che siano diventate altro, figurati) a vedere DeeJay Television. Fra Michael Jackson, Madonna e Duran Duran (mai stati davvero la mia passione) ogni tanto si infiltrava qualcosa di diverso, che mi colpiva e mi faceva stare incollato alla tv: “Close to Me“, dei Cure, ad esempio.

Secondo singolo tratto dall’album “The Head on the Door” – l’altro è l’egualmente famoso “In Between Days” – “Close to Me” è una canzone che si fa ricordare per più di un motivo. La musica, innanzitutto: una melodia a spirale disposta su un tessuto sonoro minimalista (battito di mani, tappeto di tastiera poco più che accennato, batteria, uno scarno giro di basso, e nessuna chitarra), su cui si sovrappone la voce sofferta e fatalista di Robert Smith, con tanto di ansimi ansiogeni.

Il testo, poi: che echeggia la “sensazione di una tragedia incombente e di avere il destino segnato, la frustrazione di volere qualcosa di diverso, ma di non essere in grado di realizzarlo” e che, sempre nelle parole di Smith, si ispira a una sua allucinazione febbrile infantile: “Una testa che fluttuava nello spiraglio di luce creato quando le luci della camera da letto erano spente e la porta era appena socchiusa… un volto minaccioso che mi profetizzava qualche sventura» (tipetto strano, eh, Robert!).

E, infine, il videoclip: questo sì claustrofobico, nel suo riprendere i Cure all’interno di un guardaroba, schiacciata in una manciata di decimetri quadrati, che simula l’esecuzione del pezzo battendo le mani, suonando una tastierina, pizzicando i denti di un pettine, mentre Smith gioca con delle bamboline simil-voodoo che rappresentano i compagni di gruppo… Un guardaroba in bilico su un’alta scogliera (che si scoprirà poi essere Beachy Head, nell’East Sussex: che, fra l’altro, è considerata la terza location preferita mondiale dei suicidi…), e che poi, a forza di ballonzolare, agitato dai corpi dei musicisti, precipita nel mare. E, mentre l’acqua penetra fra le ante, la band continua a cantare e agitarsi, fra uno straniante riff di fiati e un paperotto di plastica gialla che galleggia: e poi, il nero.

Video, parole, musica: un mix perfetto, che trasforma in Cure – da una band underground Dark – in un fenomeno pop. Ci sono parecchie curiosità, sul pezzo e sul video: di come, da scarto di lavorazione, divenne uno dei due singoli apripista; di come i Cure fossero davvero chiusi in un armadio, che fu fatto cadere in una cisterna piena d’acqua, mentre loro dovevano continuare a recitare; che al chitarrista Simon Gallup fu messa in bocca una lampadina accesa, per creare una luminosità “intima”; e che la pantomima, apparentemente naturale e ironica, per la band fu una vera e propria esperienza da incubo.

Segnalo, ai completisti, che esiste una seconda versione del video: datata 1991, accompagna la versione remixata di “Close to Me” (tratta dall’album “Mixed Up”) , e raffigura i Cure sul fondo del mare, alle prese con strane creature marine… Se vogliamo, una sorta di sequel del video originale, sicuramente più giocoso e leggero. Non me ne vogliano i Cure, ma mi tengo stretto il clip del 1986: angosciante, claustrofobico e disturbante, ma proprio per questo di quelli che ti si imprimono nella pelle e nella pancia, e non ti lasciano più.
E ora, come sempre, la parola alla musica – e alle immagini.

The Cure – “Close to Me

Tratto da “The Head on the Door” (1985)

8 pensieri riguardo “Io non so parlar di musica #19 – The Cure

  1. Ho scoperto la musica “dark” proprio grazie a loro e a questa canzone, anche se il vero innamoramento è arrivato solo in seguito, con l’album “Kiss me kiss me kiss me” che ancora oggi reputo tre i più belli cha abbia mai ascoltato, e che spesso metto su in casa.

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      1. Disintegration è spettacolare, basti pensare a Lullaby, canzone di una bellezza emotiva unica.

        I fan di lunga data preferiscono spesso i primissimi album della band, io invece preferisco proprio “Kiss me” e “Disintegration”.

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  2. Grazie per aver condiviso questa affascinante retrospettiva sulla canzone “Close to Me” dei Cure e sul suo video iconico. È davvero interessante scoprire il contesto dietro una canzone e come essa abbia avuto un impatto così duraturo. La combinazione di musica, testo e video ha creato un’esperienza memorabile e coinvolgente, all’epoca, come oggi.

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