Tre film #10

Ciao a tutti! Oggi vi parlo di tre film (và che novità, visto che la rubrica si chiama proprio così!): e di tre film che in comune hanno praticamente nulla, ma che mi sono tutti piaciuti… E non è cosa così scontata! Pronti? Via!

  1. Flee“: ossia, scappare dall’Afghanistan e, attraverso Russia e Svezia, trovare rifugio in Danimarca, attraverso un’odissea durata letteralmente anni. La storia è vera: cosa che non è conditio sine qua non per fare un film, ma che in questo particolare caso dona al racconto uno spessore importante. La storia di Amin si sviluppa attraverso l’artificio narrativo dell’intervista: il protagonista, invitato dal suo amico danese, ripercorre la sua dolorosa avventura, fortunatamente (spoiler!) finita bene… Ma può dirsi una storia a lieto fine quella in cui un bambino vede il suo paese passare attraverso la guerra sovietica, i governi talebani, l’occupazione americana, l’uccisione dei genitori e mille altre peripezie? Ah, dimenticavo: Amin è pure omosessuale… E a Kabul – e in famiglia – la cosa non è certo ben vista. Occhio però: non si tratta di un pedaggio al fastidioso e imperante politically correct di questo scorcio di secolo, o di un bieco ricatto emotivo, ma di pura e semplice verità documentaria. E sì: perché “Flee” è stato candidato all’Oscar 2022 come miglior documentario, tanto forte è la sua vocazione informativa. Ma è anche stato candidato all’Oscar come miglior film internazionale, tanto la sua narrazione sa svincolarsi dal puro e semplice resoconto cronachistico. E, infine, cosa mai accaduta, è anche stato candidato come miglior film d’animazione: perché, se avessi dimenticato di dirvelo, fatta eccezione per alcuni filmati di repertorio, la storia di Amin è per intero raffigurata attraverso un’animazione “adulta”, minimale e realistica. Visto al cinema: e vivamente consigliato!
  2. Il gusto del sakè“: nonostante la mia tendenza completista, ancora mi mancava un film del maestro giapponese Ozu!; e finalmente, complice il bel catalogo del canale MUBI, è arrivato. La trama è quasi inesistente, essenziale come un haiku, e si può davvero riassumere in tre versi: il vedovo Hirayama incontra alcuni vecchi amici, uno dei quali si è risposato con una donna molto più giovane / il vecchio professore del vedovo, Sakuma, ha una figlia, mai sposatasi per accudire il padre / il vedovo, allora, si mette in cerca di un marito per la propria figlia, Michiko, e alla fine riesce a farla sposare. Una storia esile, ma graziata dalla messa in scena tipica di Ozu, riconoscibile, unica e efficacissima: macchina da presa fissa a mezzo metro d’altezza, a “livello dei tatami giapponesi”; nell’inquadratura, giochi geometrici di linee e superfici ricavati da oggetti di scena e arredi; salti e ribaltamenti di campo; nessuna dissolvenza; uso di pause e tempi morti, ed elisione di parti narrative forti. Un capolavoro di calma, contemplazione ed essenza. E sentite una delle sue massime: “Nelle cose futili seguo i capricci e le mode; nelle cose importanti seguo la morale; in arte seguo me stesso”: come non amare questo uomo?
  3. Hong Kong Express“: questa è roba strana, e roba forte! Lo stile di Kar-wai (quello, per intenderci, di “In the Mood for Love”) sfugge a definizioni chiare, mettendo in scena il fluire del sentimento amoroso in modi che sfiorano – ma senza mai sposare sino in fondo – commedia, dramma, ironia, impalpabilità, noir, onirismo e realismo. Quasi impossibile descrivere la trama di questo film, se non dicendo che qui si parla – attraverso due storie, labilmente interconnesse – di innamorati reticenti, di lettere mai aperte, di poliziotti senza nome e biondissime femme fatale, di case riassettate di nascosto, di una “California Dreamin'” ripetuta e ascoltata fino all’ossessione, di hostess fedifraghe, di traffici di droga, mercati all’aperto e di scatolette di ananas. Una visione imperdibile, magnetica e assolutamente originale! Visto, anch’esso, su MUBI.

Abbiamo parlato di:

  • Flee” (2021, Danimarca, 83 min)

Regia: Jonas Poher Rasmussen

Soggetto e sceneggiatura: Jonas Poher Rasmussen

Musica: Uno Helmersson

  • Sanma no aji(“Il gusto del sakè”) (1962, Giappone, 113 min)

Regia: Yasujirō Ozu

Soggetto e Sceneggiatura: Yasujirō Ozu, Kōgo Noda

Interpreti principali: Chishū Ryū (Shohei Hirayama), Eijirō Tōno (Sakuma), Shima Iwashita (Michiko)

Fotografia: Yuharu Atsuta

  • Chóngqìng sēnlín(“Hong Kong Express”) (1994, Hong Kong, 102 min)

Regia: Wong Kar-wai

Sceneggiatura: Wong Kar-wai

Interpreti principali: Brigitte Lin (Donna con la parrucca bionda), Tony Leung Chiu-Wai (Agente 663),  Faye Wong (Faye), Takeshi Kaneshiro (He)

Fotografia: Christopher Doyle

11 pensieri riguardo “Tre film #10

    1. Uno è recentissimo, gli altri 2 film sono storici. Scelgo sempre di parlare di cose un po’ particolari per due motivi: 1. Non rischio di dire cose già dette mille volte da gente ben più brava di me; 2. Voglio dare voce a opere meno conosciute ma degnissime. Ovviamente 3. il rischio è che chi legge, appena vede un titolo che non conosce, si fermi subito. Ma 4. è un rischio che mi assumo, e amen! Grazie per la risposta

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    1. Ozu è fondamentale, se studierai cinema! Mi sembra che addirittura nelle nuove classifiche il suo “Viaggio a Tokyo” abbia sorpassato “Quarto Potere” come miglior film di sempre… E cmq Flee lo trovi in sala, almeno lo era fino a una settimana fa: bello, commovente, senza fronzoli

      Piace a 1 persona

      1. Il mio consiglio (non richiesto, lo so!) è di essere affamato e guardare di tutto e di più! Ci vorrebbero giornate di 48 ore x occuparmi di tutto quello che vorrei mannaggia! Tu come sei messo a tempo libero?

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