Franti – “Non classificato”

Anarchia: “Dottrina politica che ha per scopo l’abolizione di ogni potere costituito, e la libera espansione delle energie individuali”

Letta così, nella definizione di un vocabolario, sembra semplice… Ma, ovviamente, non lo è. L’anarchia – per sua natura, quasi per autorealizzazione – non può che essere un concetto multiforme: semplice, intatto ed essenziale come tutte le idee pure; ed involuto, complesso e sfuggente non appena gli uomini ci mettono le mani sopra. L’arte può essere, a questo proposito, un eccellente semplificatore: a volte un quadro, un film, una musica, un dramma riescono a “spiegare” sentimenti, concetti, pensieri ed emozioni molto meglio di tante parole. Nel nostro caso, per chi volesse meglio avere un’idea concreta, viva, di cosa sia davvero l’anarchia, può rivolgersi a quell’esperienza davvero unica di “anarchia in musica” dei torinesi Franti.

Il nome, innanzitutto. Una scelta di campo non casuale, una dichiarazione d’intenti chiara: porsi a fianco del “bambino cattivo” del Cuore di De Amicis (al funerale del Re, «Franti rise»), con uno sguardo che non giudica e condanna, ma accoglie e osserva (il “pescatore” di Faber docet). Poi, una storia intricata, che inizia nel ’77 alla terza liceo del Decimo di Torino, e si sviluppa attraverso prove, cambi di formazione, e concerti. Le sedi e le occasioni scelte dai Franti per suonare sono, al pari della ragione sociale, la spia di un ben preciso indirizzo ideologico: raccolta fondi per una radio libera, concerto al carcere minorile Ferrante Aporti, manifestazioni no-nukes.

Del 1982 è l’incisione di una prima cassetta, “Luna nera”, per l’etichetta autogestita Blu Bus. Ancora influenzata dalla new wave (“No future”, “Io nella notte”) e dal punk (una trasfigurata “Preachin’ Blues” di Robert Johnson), la musica mostra anche un piacevole assaggio di quel melting pot sonoro che i Franti di lì a poco abbracceranno : ed ecco l’orientaleggiante “Chiara realizzazione di Ryonen”, le spinte free di “Joey” e del lungo strumentale “Vento rosso”, e la lamentosa, tesa ed angosciante “Lasciateci sentire ora”. I Franti, pur restando un “collettivo” molto aperto (caratteristica che manterranno negli anni a venire), si sono intanto focalizzati attorno a due anime: i “rumoristi” Stefano Giaccone (sax e voce), Vanni Picciuolo e Massimo D’Ambrosio (chitarra e basso); e la cantante Marinella Ollino, in arte Lalli, col suo tipico periodare incalzante da cantastorie, traboccante tenerezza, rabbia e passione.

Lalli

Arriva il 1986, con “Il giardino delle quindici pietre”: ed è il capolavoro, e la summa della loro concezione estetica. Quattordici brani dove si alternano in modo eclettico, ma soprattutto anarchico, reggae (“Il battito del cuore”) e hardcore (la dedica ai cugini d’arme “Ai Negazione”); declamazioni su arpeggi circolari (“Acqua di luna”, “Micrò micrò”), e jazz sporco (“Every time”) o da night (“Elena 5 e 9”, “Á suivre”); la poesia quotidiana, intrisa di malinconia ed emarginazione, de “L’uomo sul balcone di Beckett”, e il durissimo j’accuse politico di “Hollywood Army/Big Black Mothers”. Composizioni che spiazzano, che non cercano il compromesso, e che – nate libere – libere vogliono rimanere.

Stefano Giaccone

Il loro metodo? Una specie di Bignami dell’anarchia in musica: abitare assieme, ascoltare di tutto (fra le influenze dichiarate troviamo Mia Martini, Dylan, Penguin Cafe Orchestra, Area, Napoli Centrale, Frank Zappa, John Coltrane…), scambiarsi i nastri, mescolare… E, soprattutto, un senso profondo di non-appartenenza, il rifiuto di ogni tentativo di classificazione. I Franti, più che un gruppo, sono una “comune” artistica sempre “in progress” dove si suona, si scrive, si pensa: che fugge dalle proposte di contratto “ufficiali”, e che si sfila di volta in volta dagli ambienti punk, radicali, proletari o squatter, non appena questi perdono forza propulsiva per divenire circoli esclusivi.

Proprio per questo, per non essere ingabbiati, per impulsività, per ribellione, i Franti – nel 1987 – decretano la loro fine: ma è una fine che tocca solo la forma, non la sostanza. Il “collettivo aperto” resta, vive, e si perpetua sotto un elenco infinito di progetti, di gruppi collaterali, di esperienze e collaborazioni che giungono fino al Duemila inoltrato: citiamo, quasi a caso, gli Environs, gli Orsi Lucille, gli Howth Castle, la Banda di Tirofisso. E, soprattutto, i Kina, e gli intensi lavori solisti di Stefano Giaccone (alias Tony Buddenbrook), e di Lalli (“Tempo di vento”).

«Ok, ci hai convinto: ma dove li trovo?». L’unico canale che distribuisce i loro lavori è il sito di “Magazzini Franti“, dove è anche possibile ascoltare gratuitamente – e in barba al diritto di copyright, definito dai Franti “una legge fascista” – la versione digitale del triplo cd “Non classificato”: progetto che, oltre ai già citati “Luna nera” e “Il giardino delle quindici pietre”, contiene anche alcune sorprese. Troviamo così lo split lp “Franti/Contrazione”, un cd di inediti, e soprattutto “Nel salto dell’ascia sul legno”: lunga suite di oltre 17 minuti che – nel suo incedere frammentario – rappresenta contemporaneamente il punto estremo e più emblematico della ricerca sonora dei Franti, e un apice difficilmente superabile.

Ma i Franti non hanno mai voluto scrivere e fare musica “per forza”, nel tentativo tutto agonistico di “superare se stessi”: hanno piuttosto preferito esplorare e cambiare, sempre spinti da quella mancanza di focalizzazione che è croce e delizia di tutti i grandi artisti liberi, e che libere rende le loro opere. Franti abita in un giardino, in equilibrio su quella quindicesima pietra da cui – secondo la leggenda giapponese che dà il nome al disco – si vedono sempre e solo le altre quattordici: la pietra dell’indefinito, della confusione; ma anche della diserzione, della libertà, dell’anarchia. Come dice una nota del cd, “C’è un nuovo bambino in città, libero, con il sole nei capelli e una fionda in tasca”: come non volergli bene?

***

Vi consiglio, inoltre, il post scritto dall’amico blogger Enri1968 di “Sull’amaca blog”, che propone un’interessante intervista a Marco Pandin: il demiurgo della “non-etichetta” anarco-indie Stella*Nera, che ha curato le ristampe del catalogo-Franti (vedi anche qui).

***

Franti – “Non classificato” (Compilation)

Tracklist:

CD 1
1. No Future
2. Preachin’ Blues
3. Io nella notte
4. Only a New Film
5. Le loro voci
6. Chiara realizzazione di Ryonen
7. Joey
8. Lasciateci sentire ora
9. Vento rosso
10. Solidi
11. The Week Song
12. 1984/Gates of Eden
13. Questa è l’ora
14. Quesiti da sciogliere
15. Voghera
16. Prete, croce, sedia, morte
17. Io nella notte (Live)
18. Gloria (Live)

CD 2
19. Dopo ci penso
20. Vanni’s Variations
21. Solidi
22. La mia casa
23. Il battito del cuore
24. Acqua di luna
25. L’uomo sul balcone di Beckett
26. Every Time
27. (ai Negazione)
28. Hollywood Army/Big Black Mothers
29. Micrò micrò
30. Elena 5 e 9
31. Nel giorno secolo
32. À suivre
33. Nel salto dell’ascia sul legno

CD 3
34. Non sarà
35. Fino a quando
36. Un sorriso nella voce
37. Ogni giorno
38. Buio in tasca
39. Senti
40. Femme fatale

Note:

1-11 da “Luna nera” (1983)

12-17 da “Franti/Contrazione” (1984)

18-22 inediti

23-32 da “Il giardino delle quindici pietre” (1986)

33 da “Nel salto dell’ascia sul legno” (1987)

34-40 “Il lungo addio” (inediti)

 

Formazione essenziale:
  • Lalli: voce
  • Massimo D’Ambrosio: basso
  • Renato Striglia: chitarra
  • Vanni Picciuolo: chitarra
  • Marco Ciari: batteria
  • Stefano Giaccone: sax, voce
  • Paolo “Plinio” Regis: piano elettrico
Discografia:
  • Luna nera (1983, Blu Bus)
  • Franti/Contrazione (1984, autoprodotto)
  • Il giardino delle quindici pietre (1985, Blu Bus)
  • Non classificato (1987, Blu Bus; successive ristampe 1999, 2004 e 2015 di Stella*Nera/A Rivista Anarchica)

8 pensieri riguardo “Franti – “Non classificato”

  1. Grazie per le cose che scrivi, è bello e insieme straniante accorgersi che i ragazzi di adesso si interessano alle nostre vecchie cose. Per favore scrivi da qualche parte che è importante fare un giro dalle parti di http://www.magazzinifranti.it. E scusa, ma “demiurgo” in 60+ anni non me l’aveva ancora detto nessuno, come faccio a non sorridere? Ti abbraccio forte anche se per via telematica, questo per ora non è reato.

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