Sempre più in alto

Un pallino rosso sulla mappa della Scozia, lungo la costa Ovest, direzione Nord: Ullapool. Milletrecento anime, qualche pub, vetrine che espongono plaid e tartan, file di casette di legno a un piano, un porticciolo. Siamo arrivati qui venerdì, tardo pomeriggio, più o meno a metà del nostro giro: abbiamo dormito in un bed & breakfast (più bed che breakfast: la colazione era tutta in un piccolo cestino con due pere, qualche croccantino, un porridge liofilizzato e poco altro), dopo essere andati a cena nel ristorante di un hotel (il vicino di tavolo era uguale-uguale all’Eric Clapton di una decina d’anni fa…), e presto a nanna.

Al mattino, spostiamo l’auto al porto, per comprare qualche souvenir. Da dietro l’angolo sbuca un tipo, col suo fumante bicchierone di carta; e, poco più in là, un minuscolo bar. Entriamo, e ci prendiamo due coffee-to-go, due caffè “americani” da passeggio. E’ metà Luglio ma qui, se è nuvolo – e oggi lo è – non si superano i 16 gradi: il bicchiere ci scalda le mani, ogni tanto beviamo un sorso di quel caffè un po’ slavato, lungo lungo, ma che stamattina ci sta proprio bene.

Pochi passi, e siamo al molo dei ferry. Da Ullapool partono i traghetti per l’isola di Lewis e Harris, nelle Ebridi Esterne: gente va e viene, indaffarata e allegra, per raggiungere un festival di musica folk che si sta svolgendo lì, proprio in questo fine settimana. Sul marciapiede, due ragazzi custodiscono i loro voluminosi strumenti, imballati in tele cerate. Nel parcheggio, l’autista del bus – un omone barbuto, grande e grosso come l’orco buono delle fiabe – scherza con un amico, mentre aspetta il momento di mettersi in moto. Continua a leggere “Sempre più in alto”