Woodstock: 3 Days of Peace and Music

Erano solo degli sfigati

Era l’estate dell’89 e la mia amica Simona, vedendo in tv i reportage del ventennio di Woodstock, con tanto di frikkettoni e canne al vento, buttò lì la sua frecciata, senza degnare nemmeno un attimo i contorcimenti di Joe Cocker. Non risposi: un po’ perché ero consapevole della distanza quasi siderale che c’è fra chi sul mondo e la musica la pensa in un certo modo e chi no, e un po’ perché Simona era una bella ragazza, e a 21 anni, davanti a due belle tette, l’eloquio critico va facilmente in crisi.

E oggi, nel cinquantesimo anniversario della fine del Festival di Woostock , e con la notizia che la sempre preziosa Rhino Records ha partorito un cofanetto con tutto-ma-proprio-tutto (in realtà mancano 4 pezzi…) il sonoro disponibile, chiacchiere comprese (432 tracce, per un totale di 38 cd: box set già sold out), butto giù qualche considerazione. Riflessioni che, un po’ per scelta un po’ per ghiribizzo, non diranno granché sulla musica e sulle performance: preferisco – come i tecnici dei reportage dell’epoca – imbarcarmi in elicottero, e dare un’occhiata alla fiumana umana (“sembra un campo-profughi”, dice Giusi guardando alcune foto…) che ha riempito, per 3 giorni (e mezzo) la piana di Bethel, e raccontare cosa ho visto. E stavolta la metto giù lunga: siete avvisati 🙂

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