I miei dischi dell’anno #32 – Il 1966

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“… Ed è ora la volta del 1966: anno del dimenticato incidente aereo Francoforte-Brema (la seconda più importante sciagura dello sport italiano, dopo Superga), della nomina di Bréžnev a segretario generale dell’Unione Sovietica, dell’avvio della sanguinosa “rivoluzione culturale” cinese, dell’intensificarsi della Guerra del Vietnam, del primo episodio di “Star Trek, dell’Alluvione di Firenze, dell’uscita dei film “Il buono, il brutto, il cattivo”, “L’armata Brancaleone”, “Viaggio allucinante”, “Blow up” e “Fahrenheit 451″… e di una bella paccata di grandissima musica.

Per la pop music, continua il triennio d’oro: quello in cui viene costruita l’intera mitologia rock a venire, star e generi compresi, e in cui si afferma un nuovo modello socio-musicale con effetti ancora visibili al giorno d’oggi.

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La musica pop in Unione Sovietica #1 – Fra Jazz, impicci ideologici e Celentano

Buongiorno a tutti. Inizio oggi una breve serie dedicata alla storia della canzone in Unione Sovietica… E no, non perché voglia “pareggiare ideologicamente” la serie sulla musica durante il fascismo: è perché l’argomento di come le dittature temano le espressioni artistiche è sempre interessante, almeno per me, e dice molto delle piccole e grandi follie di cui è capace l’uomo; e, anche, di come lo stesso uomo riesca a sopravvivere, e a farsene beffe.

Rispetto a quanto avviene in Italia, il regime dittatoriale in Unione Sovietica investe un periodo temporale ben più ampio: da noi, una ventina d’anni; a Mosca, una settantina buona. Va da sé che, volendo rimanere nell’ambito di una chiacchierata generalista, debba cercare di asciugare un po’ il succo, senza sbrodolare troppo… Ci provo, poi mi direte come è andata, ok?

  • Una questione di idee

Diversamente dalle “concorrenti” dittature fasciste e naziste, nella canzone in Unione Sovietica l’aspetto xenofobo o razziale è praticamente estraneo da qualunque discussione di opportunità espressiva: tutto si misura nel conformismo ideologico ai principi guida del Soviet. Se, secondo i censori, un genere musicale o una canzone confermano – o non mettono in discussione – le idee comuniste, bene; ma guai se provano a diffondere i perniciosi “valori borghesi e capitalisti”, o a criticare le decisioni del Cremlino! Sembra facile, no? Eppure no, non lo è per nulla!  Continua a leggere “La musica pop in Unione Sovietica #1 – Fra Jazz, impicci ideologici e Celentano”