Liberace non deve morire

Ciao a tutti. Non so se qualcuno di voi – ma penso di sì – abbia mai visto il film “Misery non deve morire“: la storia di uno  scrittore di successo che, vittima di un incidente d’auto, si ritrova prigioniero delle amorevoli cure della sua “fan numero uno”… Una squilibrata, morbosa e violenta, che lo tiene prigioniero al letto, fra angherie, languidi slanci d’amore e crisi di nervi da manicomio. Bene, a un certo punto, la pazza Annie (interpretata da una gigantesca Kathy Bates) si dichiara una tifosa entusiasta del musicista Liberace… Ecco: ma chi è, questo qui? Mai sentito!

Eppure Liberace è un artista che, pochissimo noto in Italia, ai suoi tempi negli Stati Uniti ha raggiunto un successo stellare, fra programmi tv, spettacoli a Las Vegas e dischi venduti. E ha una storia interessante: come il suo personaggio, decisamente sopra le righe! Ecco la sua storia.

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I miei dischi dell’anno #22 – Il 1994

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1994, anno della “discesa in campo di Berlusconi” e dell’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica”, dei massacri in Bosnia, della vittoria di Mandela alle prime elezioni multirazziali in Sudafrica, della morte in pista di Ayrton Senna e del trionfo del volley azzurro ai Mondiali, dell’inaugurazione del Tunnel della Manica, dell’ultimo concerto di Frank Sinatra, di “Pulp Fiction” e “Leon”… e di parecchi godimenti musicali.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”: e sono sempre tante, non riesco a trattenermi! 🙂

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In memoriam: Pino D’Angiò

Giuseppe Chierchia, in arte Pino D’Angiò (Pompei, 14 agosto 1952 – Roma, 6 luglio 2024)

Autore e interprete, fra il resto, di “Ma quale idea” (1980), che vende 12 milioni di copie nel mondo, e si propone come uno dei primissimi esempi di Rap in italiano, seppur autoironico e lontano dai toni di protesta del Rap americano.

5 Luglio 1954: il Big Bang

Memphis, Tennessee: Sam Phillips, appassionato cultore di blues e intelligente uomo d’affari, da un paio d’anni ha fondato una casa discografica, la Sun Records. Tutto gira bene, ma ancora non gli basta: “Se trovassi un bianco che canta con l’anima di un nero, diventerei miliardario”, ripete da tempo, come un mantra. E qualcuno, da lassù (o da laggiù…) lo ascolta: in soli tre atti, e tutto sarà apparecchiato per il trionfo…. e per la tragedia.

Primo Atto Il diavolo veste le spoglie di un ragazzo bianco, schivo, con la chitarra in mano, e che – siamo a Luglio del ’53 – entra nello studio di Sam per incidere un paio di vecchie canzoni: un regalo di compleanno per l’amatissima madre. “Canto di tutto: e non somiglio a nessun altro”, dichiara con orgoglio. Dopo pochi minuti, e al prezzo di 3 dollari e 98 cent, il giovane se ne può tornare a casa con un paio di acetati sotto il braccio, “My Happiness” e “That’s When Your Heartaches Begin”. Sam annota, a margine del suo registro, poche parole, laconiche ma interessate: “Elvis Presley. Buon cantante di ballate. Tenere in considerazione”. Continua a leggere “5 Luglio 1954: il Big Bang”

I miei dischi dell’anno #21 – Il 1984

Ciao a tutti. E benvenuti a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1984, anno del primo pc Macintosh, della morte di Enrico Berlinguer,  del Nobel a Carlo Rubbia, dell’assassinio di Indira Gandhi, del nuovo concordato Italia-Vaticano, della strage del “Rapido 904”, di “C’era una volta in America”, “Non ci resta che piangere” e “Nightmare”… E di parecchie bontà canterine.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie irrinunciabili integrazioni “fuori menù” 🙂 Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #21 – Il 1984”