“E’ rosso!” – Storia di un piccolo tormentone

Ciao a tutti. E’ martedì, e la mia signora e io siamo a pranzo per il nostro anniversario: il posto, un bel ristorante nelle vicine Langhe… A Barbaresco, per la precisione. E si sa, l’omonimo vino è uno dei rossi più apprezzati (e prezzati) d’Italia: personalmente, lo preferisco al barolo. Comunque: il posto è elegante ma non affettato, e i camerieri amichevoli. Ovviamente, dopo la scelta del menù, ecco il sommelier: per noi “sprecato”, visto che non siamo intenditori e che, quando usciamo, non beviamo più di un (buon) bicchiere a testa. Ma subito (no, il sommelier di sala non c’entra per nulla, e tutto fuorché artefatto!) la mente va a quel suo buffo “collega” impersonato da Antonio Albanese, Alain Tonné: vanesio, esagerato, con le sue mosse pelviche e il sussiego di chi vanta una competenza che non ha, e che dopo mille ancheggiamenti, mossette, occhiate, annusate e boccucce, alla fine emette seriosamente sentenze banali come “E’ rosso!”, “Fa cagare!, “… Profumo di mughetto… delicato… retrogusto di coriandolo… una goccia di lime. ..è bagnoschiuma!”. Uno spettacolo, che penso molti di voi abbiano presente: e che a me ha sempre fatto ridere moltissimo! E, assieme, mi ricordo di quella canzonetta, a ritmo brasileiro – “More” – che in sottofondo accompagna sempre questi sketch. Ecco, se volete, la sua storia.

Il pezzo ha un’origine remota: nasce infatti come brano guida della colonna sonora di “Mondo cane” (1962), film documentario capostipite del disturbante filone “mondo movie”. “Models in Blue” – questo il titolo – è scritto da quel gran musicista di Riz Ortolani, autore di oltre 300 colonne sonore (fra cui “Il sorpasso”, parecchi western, e diversi film di Pupi Avati), e produzioni Rai (“La cittadella”, “La Freccia Nera”). Ecco QUI la traccia d’ascolto: come sentirete, il pezzo è una ballad strumentale, lenta e suadente, tutta archi e tocchi di pianoforte. E di brasiliano non ha proprio nulla.

Passano poche settimane, e la canzone ( musicalmente fedele all’originale, ma ora arricchita da un testo) esce su 45 giri, e cambia titolo in “Ti guarderò nel cuore“. Cantata da Katyna Ranieri (moglie di Ortolani) conosce anche una versione in inglese (“More“), nel ’64 vince il Grammy Award come canzone dell’anno e si trova inoltre candidata all’Oscar: e diventa rapidamente uno “standard”, un classico d’atmosfera, eseguito da moltissimi cantanti di sala e crooner. QUI trovate, in una sola traccia, una accanto all’altra, entrambe le versioni, l’italiana e l’inglese.

E “More“, arriva, inesorabilmente, al Re dei Crooner, Frank Sinatra: che, proprio nel 1964, nell’album “It Might as Well Be Swing”, ne restituisce un adattamento “in stile”, caldo e ballabile, rapido e brillante. Eccolo QUI. Ma molte sono le versioni pubblicate, in quegli anni: si prestano al pezzo Nat King Cole, Doris Day, Fausto Papetti, le Supremes di Diana Ross, e parecchi altri.

Nulla di significativo cambia sino al 1995: quando, a Bari, il bassista Davide Penta, il pianista Pippo Lombardo e Mariella Carbonara si uniscono nel trio dei Balanco. Penta e Lombardo, autori e amanti della bossanova, pubblicano l’album “More” (1999), che rivisita in chiave soft e brasileira una serie di vecchi standard, fra cui proprio la “nostra” canzone – di nuovo, in versione solamente strumentale. Che vi metto, per intero, QUI.

Non sono certo di quando Antonio Albanese abbia iniziato a proporre i gustosissimi sketch di Alain Tonné, ma a memoria direi nei primi scorci degli anni Duemila: e non so se sia stato lui, o un suo collaboratore, a suggerire di utilizzare questa versione, ma è stata una scelta perfetta! La leggerezza un po’ frivola e “da cocktail” della canzone si sposa davvero bene con la bonaria idiozia del fatuo sommelier impersonato da Albanese.

Per fortuna, il nostro pranzo non ha avuto nessuna “deriva alla Tonné”, ed è andato liscio liscio. Ma pensate se ci fosse capitata una scena come questa!

🙂 🙂 🙂

4 pensieri riguardo ““E’ rosso!” – Storia di un piccolo tormentone

  1. Io ho sempre avuto una bassa stima per i “sommelier”, o comunque per tutta quella schiera di degustatori che vantano un palato sopraffino per valutare caffé, té, olio, vino ma anche bevande di ogni tipo.
    Ho visto più di un filmato (credo e spero fossero veri) in cui venivano denigrati i loro giudizi dopo aver sostituito vini idi pregio con altri da tavola, e viceversa.

    Ricordo ancora quando il mio collega Achille, che “vantava” una preferenza totale per la Coca Cola classica (denigrando Pepsi e sottomarche), assaggiò proprio la Pepsi credendo fosse Coca Cola e la benedì dicendo “questa è buona, l’altra è brodo”, ma in realtà le due bibite erano state semplicemente scambiate per fargli un piccolo scherzo.

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