La strana vita e la strana morte di Mal Evans

Ciao a tutti. Questo post sarebbe dovuto uscire una settimana fa, per la precisione (poi vi dirò perché)  il 7 Gennaio: ma (incazzato com’ero) ho dovuto” preferirgli urgentemente” un altro post. Riallacciamo il filo del discorso: il piccolo evento che vado ora finalmente a raccontarvi riguarda il “mondo Beatles“, e in particolare uno dei tanti “personaggi minori” che coi Fab Four hanno collaborato, Mal Evans. La sua è una storia davvero curiosa e tragica, e raffigura – in modo quasi grottesco – il detto “dalle stelle alle stalle”.

Malcolm “Mal” Evans nasce nel 1935, ed entra in orbita Beatles come buttafuori al Cavern Club: il locale sotterraneo in cui i quattro giovanissimi (e senza contratto) “Scarabei” passano centinaia di sere, conquistandosi l’attenzione dei fan, e ponendo le basi per il loro successo. Buttafuori, dicevo: sì, perché Mal è sì una persona gentile e alla mano, occhialuto e con lo sguardo un po’ ingenuo, ma è alto poco meno di 2 metri, ha la stazza di un hooligan, e se alza le mani fa paura.
Pian piano Mal, da sorta di guardia del corpo, diventa il “roadie” della band: quello, per intenderci, che li segue nei tour, sbriga piccole commissioni, e in generale gli toglie le castagne dal fuoco. E’ lui, ad esempio, a far da scudo ai Beatles quando, a Manila, sono letteralmente assaliti dalla folla inferocita, probabilmente istigata dal dittatore filippino Marcos.

E, quando i Beatles si ritirano definitivamente dai concerti per dedicarsi al lavoro di studio, il ruolo di Mal non tramonta: anzi, diventa ancora più centrale. Evans è ormai il loro uomo di fiducia, un tuttofare: colui che, alla bisogna, va a comprare un paio di calzini a Lennon quando i vecchi si bucano; che procura qualsiasi tipo di strumento occorra, e aggiusta gli impianti elettrici; che prepara il tè, chiacchierando del più e del meno; che, davanti alla polizia che vuole interrompere il concerto improvvisato sul tetto della Apple Corps, fa il finto tonto, e ne ritarda lo stop; e che – proprio così –  mette anche becco nelle questioni musicali. Sarà lui, ad esempio, a suonare l’incudine in “Maxwell’s Silver Hammer”, o a produrre alcune hit dei Badfinger: e nei suoi diari lascia capire (che poi sia vero o no, non si sa) che alcune idee di “Sgt. Pepper’s” siano sue.

Per i Beatles, Mal è una presenza che sa di famiglia, di protezione e di amicizia (“Mother Malcolm”, lo chiama affettuosamente McCartney): e, per Mal, i Beatles sono probabilmente la cosa più importante della sua vita. Non può immaginare se stesso in un altro ruolo: tanto che, dopo il loro scioglimento, è l’unico a mantenere i contatti con tutti gli ex-Beatle… Sentimento ricambiato: sia Lennon che Harrison si ricorderanno di lui, nei loro lavori solisti, per avere portato «tè e simpatia»; e sarà uno dei soli due testimoni presenti al matrimonio di McCartney con Linda Eastman. E’ come se Mal simboleggiasse il legame di fratellanza dei Beatles nel momento in cui questi non erano più sicuri della loro identità beatlesiana, insomma.

Ma non tutte le storie vanno a finir bene… Seguendo un copione tipicamente anni Settanta, Mal si trasferisce a Los Angeles: in quella California che ha ormai dimenticato la Summer of Love del ’67, e ha abbracciato cocaina e sballo edonistico. Mal Evans, che ha percorso passo passo lo stile di vita delle rockstar, precipita in fretta in una spirale discendente di alcol, armi e cocaina, mostrando tendenze suicide sempre più marcate.

Il 4 Gennaio 1976, in preda a una crisi etilica, scrive il suo testamento: quattro pagine in cui dice che, alla sua morte, i Beatles dovrebbero fare un concerto in suo omaggio; e che vuole andarsene sotto una pioggia di proiettili. Al mattino del 5, allarmati dalle urla fra lui e la sua convivente, i vicini chiamano i soccorsi: la polizia bussa, Mal apre… In mano tiene un fucile ad aria compressa, e lo punta agli agenti: che, scambiandolo per una vera arma, gli sparano sei colpi, uccidendolo all’istante. Una specie di “suicidio per mani altrui”, viene da dire.

E se la storia vi sembra triste, non avete ancora letto tutto. Già: perché il 7 Gennaio (ed ecco il motivo per cui il post sarebbe dovuto uscire allora) il suo corpo è cremato, e le ceneri spedite in Inghilterra, per la definitiva sepoltura. Peccato che, durante il viaggio, l’urna vada perduta: sarà successivamente ritrovata presso l’ufficio “Lettere Smarrite”, e consegnata alla famiglia. Proprio come è successo, ier l’altro, al pacco del mio collega: solo che questo conteneva parti di ricambio del motore.

Ma cosa cambia? Nulla. Si dice che cosa resta siano i ricordi, i sentimenti e il calore che abbiamo dato agli altri. E Mal, anche se ai più è sempre parso un simpatico “gigante buono”, una sorta di innocuo buffone, per molta gente ha significato – ed è, in effetti, stato – ben altro: e non merita di finire come una nota a piè di pagina nella stellare storia dei Beatles.

Questo post, per quanto poco possa valere, è scritto in suo onore.

6 pensieri riguardo “La strana vita e la strana morte di Mal Evans

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