Ciao a tutti. Sui vostri blog capita spesso di leggere di politica, film, musica, fumetti, e anche di religione: cattolicesimo, certo, ma pure di sentimento mistico in senso lato, con toni che vanno dalla spiritualità più eterea all’horror… Ne ho accennato poche sere fa, in uno scambio di opinioni col collega di blog Un Allegro Pessimista: in me c’è un marcato senso del sacro, ma non mi rispecchio in nessun sistema formale. Ma, per quanto aperto alle varie categorie e sfumature del sacro, raramente mi sono domandato se gli oggetti potessero o no avere un’anima.
Ci sono parecchi film su oggetti che improvvisamente si animano, quasi sempre armati di brutte intenzioni: bambole assassine, pupazzi impazziti, computer senzienti, e automobili omicide. Queste pellicole raramente attirano la mia attenzione: ma quando le cose ti toccano da vicino… Allora cambi idea!
Piccola premessa: la mia Signora sta cambiano auto. Un’auto che, sei anni fa, era la mia: una Punto che allora aveva 175.000 chilometri, e ora ha superato i 213.000… Tienila bene quanto vuoi, ma dopo averle già fatto cambio, frizione, cinghia, sterzo, tubo di scappamento ecc ecc, iniziava a non valerne più la pena. A giugno la Signora si decide, e prenota l’auto nuova, che – tempo tre mesi – arriverà: in cambio, daremo indietro la Punto “in rottamazione”, con conseguente incasso di 2.000 eurini.
Bene, torniamo al presente: è domenica, e stiamo dirigendoci a casa, dopo il pranzo dagli suoceri. La consegna avverrà fra tre giorni, mercoledì: e questo, quindi, sarà il penultimo viaggio della Punto… Il prossimo, da casa al concessionario: e poi tutto finito. Quand’ecco che, proprio durante una svolta a sinistra, a un paio di chilometri dall’arrivo, nel ben mezzo del traffico, il pedale della frizione va giù, e non torna più su. Prova e riprova, ma nulla da fare. Quattro frecce, spingiamo l’auto una ventina di metri più in là e la parcheggiamo in un posto, miracolosamente libero. Sull’asfalto, sotto il motore, alcune gocce… Ho capito: è sciupà la pompa della frizione.
E che vuoi fare? Chiudiamo l’auto, e a piedi pian piano ce ne veniamo a casa, un po’ pensierosi. Tante le cose da organizzare, nei prossimi giorni: il trasporto da lì alla concessionaria, mercoledì (ma non lo puoi mica prenotare prima, il carro attrezzi), lo smontaggio della “scatola nera” dell’assicurazione, capire eventuali inghippi, telefonare, coordinarsi… E, in aggiunta, ho pure smarrito il certificato di proprietà (sono un pirla, non ho controllato per tempo!), e dovrò andare dai Carabinieri per la denuncia.
Ma a parte tutte queste cose che poi – con un’organizzazione ferrea – si risolveranno tutte, ci è venuto il sospetto che questo inconveniente non sia casuale… Secondo noi, l’auto si è accorta che la stavamo per rottamare, si è offesa, e ce l’ha voluta far pagare. E un po’ di ragione l’aveva pure: era stato il mio amato zio Mario (che non c’è più) a consigliarmi e a seguirmi nell’acquisto, vent’anni fa. E poi quanti viaggi: ci ha accompagnato all’estremo ovest della Spagna e in Puglia, in Toscana, Abruzzo e sui Pirenei, in Baviera e Corsica, in Lazio e Friuli, e una decina di volte in Trentino; mi ha scarrozzato mille volte fra Asti , Torino e Pinerolo, e poi ha scortato la Signora al lavoro per 6 anni, sempre in modo dignitoso e puntuale. Tanti ricordi, insomma… Miei, verso l’auto. Ma anche dell’auto verso noi!
Si: quando, con le cose, instauri un legame ventennale, qualcosa da te lo assorbono di sicuro: che poi sia “anima” o no, chi lo sa! Come i cani che, a un certo punto, assomigliano ai padroni: e i padroni, ai cani. Anche la Punto ha rispecchiato i rispettivi utilizzatori: con me, efficiente e sotto controllo, ma con un rapporto essenziale e freddo; con la Signora, manutenzione un po’ casuale, fiori e sacchi di terra che salivano e scendevano, ma sempre con gratitudine per il suo esserci.
Non poteva accettare che la mollassimo così, come una cosa vecchia; probabilmente ha capito che il suo destino era quello, ma non le andava giù. E come un anziano (e mi ci vedo…) che sa che in quel ricovero dovrà andarci, ma che per dolore e orgoglio ferito ti pianta tutte le grane possibili, anche lei ha voluto fare la sua (peraltro civilissima) protesta. Si, ok, aveva già tanti chilometri sulle spalle: ma proprio agli ultimi duemila metri doveva rompersi? E dai! Se non è questa una ripicca (e, quindi, dimostrazione di coscienza e volontà) cos’altro può essere? Ma, dato che alla fine l’abbiamo sempre rispettata, non ha voluto esagerare: in fondo, poteva mollarci in un posto e in un momento ben più scomodi. Nel male, tutto sommato…
E così, dopo queste vicende, tutto è finito. Sono andato ancora una volta a svuotarla, e a staccare la scatola nera; il giorno dopo è toccato al carroattrezzi agganciarla, caricarla e portarla via. Mercoledì, alla consegna della nuova auto, attraversando il cortile, l’ho ancora vista, in un angolo, in mezzo ad altri “esuberi”: e mi è venuta la malinconia per quando anche io sarò un qualcosa di inutile, da rottamare senza troppi pensieri. Mentre giravo l’angolo, un raggio di sole si è riflesso in un fanale: e mi è parso che mi facesse l’occhiolino! Come dice un titolo dei Police, “Ghost in the Machine”.
E’ sicuro che hanno un anima.
Ma forse l’ha fatto per non farti sentire in colpa per averla cambiata. Era un modo di dirti che era il momento di lasciarla andare.
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Ovviamente non credo che gli oggetti abbiano un’anima (e neppure tu, penso), ma il fatto che quando stai per sostituire una cosa che in realtà funzionerebbe ancora, questa si “vendichi” è capitato anche a me. Con un’auto, che si è fermata come la tua pochi giorni prima che arrivasse quella nuova, con un frigorifero che ha smesso improvvisamente di funzionare quando ho deciso di comprarne uno nuovo e con la lavatrice, che mi ha fatto lo scherzo peggiore, perché si è suicidata con il bucato dentro e piena d’acqua.
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Vedi che alla fine… E secondo me anche con le case: in qualche modo assorbono le vite i dolori le gioie di chi ci è stato x tanto tempo…
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Per ora la lavatrice tiene, coi suoi 14 anni di onorata carriera
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Noi emaniamo energia che si diffonde intorno e, in qualche modo, gli oggetti la assorbono e la riflettono. Credo che fossi tu a non volere lasciare lei. 😉
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A me è successo nel 1998 (circa) quando la mia auto in via di rottamazione (una Y10 di lungo corso) ha ben pensato di rompersi (cinghia di trasmissione) circa 1 mese prima dell’arrivo della nuova auto.
Ovvio: ho dovuto ripararla, perché mi serviva.
E comunque mi spiacque molto “rottamarla”, perché io mi affeziono anche agli oggetti, in particolar modo alle vetture che mi hanno ospitato e servito per tanti anni.
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Vedo che capita a tanti! Cambiando discorso, ho appena scoperto la bandiera di Guam: ne hai già parlato?
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Hahaha, no, non ancora!
Ma sono talmente tante le bandiere del mondo, no?
Però è carina, con il nome e la spiaggia.
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