Ciao a tutti.
Qualche post fa (precisamente QUI) vi ho raccontato di un momento particolarmente toccante delle mie recenti vacanze in Scozia. Come ho detto, ci sono state occasioni in cui mi sono sentito profondamente in pace, in quei giorni, come se appartenessi a quel posto, a quei paesaggi, a quel ritmo. Oltre alle sensazioni provate al porto di Ullapool, e ad altri istanti preziosi vissuti davanti al mare e alle scogliere, un’altra circostanza mi ha lasciato un ricordo vivissimo: e vedrete che la musica, come sempre, avrà la sua parte.
Siamo alla penultima tappa del viaggio. Il B&B che ci ospita è immerso nella campagna, a qualche chilometro da Perth: più che immerso, inculato, direbbero molti (io per primo)… Una stradina sterrata nel bosco, una casa circondata da fiori e un piccolo orto, erba e ombre: la padrona di casa è una di quelle donne di mezza età un po’ diafane e senza tempo, potrebbe avere 30 anni come 50. La casetta racchiude tre camere, la nostra è molto bella: pavimento in legno (ovviamente scricchiolante), due poltroncine, un tavolino, un caminetto (spento), un bel bagno. Dormiamo bene, e al mattino siamo i primi a scendere: e così, per la colazione, “vinciamo” il bovindo a piano terra, dove c’è posto solo per due.
Un piccolo angolo di paradiso: tanti piccoli oggetti di arredo di gusto tipicamente british, un tavolo apparecchiato con ogni ben di dio, e i vetri che si affacciano sul giardino. La signora parla piano, e il sorriso è gentile: come la musica che ha scelto per noi. Di primo acchito non ci bado, ho – come sempre al risveglio – una fame da lupo: ma piano piano, dal salsicciotto fritto, la mia attenzione inizia a spostarsi sulla musica.

Una chitarra acustica, una voce femminile intensa e dolce, come una fresca mattina d’estate, una melodia di limpida chiarezza folk. Aziono Google, e scopro che a cantare è una cantautrice scozzese per me sconosciuta, una certa Karine Polwart: quando la signora viene a ritirare i piatti, le chiedo se è proprio Karine, che sto ascoltando… Lei annuisce, e aggiunge che è stata ospite del suo BB qualche tempo fa. Appena rimaniamo soli, chiudo gli occhi per qualche istante, e mi lascio trasportare: un momento quasi mistico, e che raramente ho provato, nella mia vita. Chi lo sa, da dove arriva: dalla pace delle vacanze, dai fiori che vedo attraverso i vetri, dal silenzio, da me stesso, certo… Ma anche da queste canzoni, anzi da una: una, sopra tutte. Un brano che non conosco, ma che continua a cullarmi per buona parte della mattina: e il cui ricordo – ma non le note – mi segue fino a Torino, una settimana dopo…
…Giorni in cui, mentre rilascio le recensioni ai vari posti in cui ho soggiornato, approfitto per chiedere alla signora quale fosse il CD che ci aveva messo quella mattina. Passano due minuti, e l’ostessa mi manda la foto della copertina: “Still as Your Sleeping“, a nome Karine Polwart & Dave Milligan. Tempo zero, e lo ordino su un sito.
Qualche giorno, e il CD arriva: e si, eccoli i pezzi di quella magica mattina. E, soprattutto, ecco QUEL pezzo: “The Path That Winds Before Us“. Si, è lui. Bellissimo. E, ora che posso leggerlo, anche il testo lo è: “Il sentiero che si snoda davanti a noi, non spetta a noi saperlo. Non preoccuparti, non avere fretta, il seme impiegherà il suo tempo per crescere“. Ecco, finalmente posso sentirlo, ogni volta che vorrò.
E poi, cosa succede? Succede che il CD resta lì, nella rastrelliera. Lo guardo, e subito mi ricordo tutto, ogni cosa: ma non lo ho ancora riascoltato. Ne sono quasi soggiogato: davanti alla bellezza, mi capita spesso. Una sorta di pudore, di cautela, di riserbo si impadronisce del mio animo: timore che una cosa che per me ha significato molto, possa svilirsi, sminuirsi, deprezzarsi con la ripetizione fuori contesto, l’uso meccanico, l’azione.
Sono cambiato, con gli anni: da ragazzo, se una cosa mi emozionava, la reiteravo all’infinito, ne parlavo con tutti, cercavo di ripetere la situazione… Ora, invece, se ho vissuto un attimo di grazia, che per sua natura è unico e irripetibile, sento che occorra rispettarlo: è un regalo e va gestito con gratitudine, senza parlarci troppo sopra, giocarci all’infinito, o peggio ancora cercare di forzare una sua replica. Serbare in me stesso la sensazione, questo si: e, certo, evocarlo: ma con delicatezza, riguardo, attenzione, e soprattutto spontaneità.
Altri momenti belli verranno, nella vita: qualcuno accompagnato da una canzone, un’immagine, una persona, un panorama, una parola, un piatto… Ma ognuno farà storia a sé.
Sentirò ancora il CD della Polwart, ovvio: ma solo quando sarà il momento giusto. Per intanto mi gusto la marmellatina comprata dalla signora… ed è gia qualcosa.
Bel brano dolcissima la musica
Buongiorno
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