I miei vinili: #14 – Libri, riviste, enciclopedie (seconda parte)

Buongiorno e buon 2024 a tutti! Come (forse) vi ricordate, un mese fa abbondante avevo scritto un post riguardante la parte cartacea del collezionare e ascoltare musica, ed in cui mi ero soffermato su riviste, enciclopedie e fanzine. Con questo nuovo post chiudo il discorso, completando il quadro, pronto – nella prossima puntata della serie “I miei vinili” – a parlar d’altro!

I primi libri specifici sulla musica che non fossero riviste e enciclopedie sono per me connessi al periodo della tesi di laurea (2003/04) che dedicai (sembra strano, lo so!) al film “The Wall” di Alan Parker, tratto dall’omonimo disco dei Pink Floyd. E, quindi, vai di testi e articoli sul videoclip, sul postmoderno, sulle colonne sonore, sul cinema-rock e sulla sociologia della musica pop! Tanti libri, e tante fotocopie.

La seconda infornata ha invece origine circa 15 anni fa. Il testo che ha dato via a tutto è stato “Post-Punk 1978-1984”, di Simon Reynolds: libro ricevuto in dono dalla mia signora, e in molti sensi inaspettato. Perché io, del “post punk”, ne sapevo poco o nulla: e lei, invece di lasciarmi cullare nella mia confort zone, sceglie spesso di mescolarmi le carte, spingendomi a occuparmi di cose diverse. E’ stata una piccola rivelazione: non tanto per il genere trattato, ma per le prospettive che mi ha aperto… Due, soprattutto: che un stile o una scuola nascessero sempre, più che da illuminazioni individuali, da un complesso intrico di storia, geografia, politica, aneddoti individuali ed economia; e che anche un saggio critico potesse, alla fine, rivelarsi appassionante come un romanzo d’avventure.

Da allora, ho iniziato a comprare, e a leggere, svariati testi: soprattutto quando ho deciso di scrivere una specie di “riassunto”, a uso personale, della storia della musica pop… Scritto che pian piano mi ha preso la mano, arrivando a raggiungere le 1200 pagine (si, avete letto bene): pagine che prima o poi pubblicherò, almeno spero! Ma tornando a noi, per queste ragioni ho acquistato e letto davvero tanti libri monografici sulla storia della musica pop/rock/jazz: non sto certo a elencarveli tutti, ma i più interessanti – almeno per me – sono stati i tomi di Piero Scaruffi, i testi di Mariano De Simone (folk americano dell’Ottocento), il fondamentale saggio di Gerhard Kubik sul Blues, il libro di Gildo De Stefano sul Ragtime, e i testi di Charlie Gillett e del nostro Gino Castaldo.

Da leggere, per un appassionato, ci sarebbe davvero un mondo… La musica si sente con la pancia, col cuore e col sudore: ma si capisce (anche) con la testa. A volte, sapere qualcosa di più di un genere, di un artista, o del sistema editoriale della musica, fa apprezzare in modo diverso cose che manco ti saresti mai sognato di considerare: mi succede da almeno 40 anni, e spero continuerà a capitarmi. Poi, si sa, gli amori giovanili sono duri da abbandonare (ma poi, perché abbandonarli?), e tutti abbiamo i nostri guilty pleasure, che sono sacrosanti: ma scoprire cose nuove – e a me, da buon quasi-boomer, succede principalmente per un suggerimento letto su un libro – è una delle cose migliori che possano capitare.

Peccato che il tempo a disposizione, invece di aumentare, diminuisca: e che lo spazio, in casa, sia quel che è… Ma direi che di roba, fra gli scaffali, ne ho per molto tempo ancora. Vi metto, nel corpo del post, un paio di foto di una parte della mia biblioteca a tema: se qualcuno mai avesse qualcosa da chiedermi su un testo, si faccia avanti. E invece, se avete letto testi che vi hanno colpito e che mi volete consigliare, meglio ancora: attendo suggerimenti.

8 pensieri riguardo “I miei vinili: #14 – Libri, riviste, enciclopedie (seconda parte)

      1. “Retromania” è un altro dei suoi più famosi, anche se non sempre si può essere d’accordo, ma si legge con piacere. Interessante è anche “Futuromania”, più che altro per farsi una cultura su un certo tipo di musica.

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